Libera professione medica nel SSN, incompatibilità e intramoenia: perché serve una riforma vera
Incompatibilità e libera professione nel SSN: perché il dibattito sull’intramoenia torna centrale e quali riforme chiedono medici, sindacati e Governo
Le regole che disciplinano la libera professione dei medici dipendenti del Servizio sanitario nazionale, dal regime intramoenia alle incompatibilità, sono tornate al centro del confronto politico e sindacale. Sullo sfondo restano pronto soccorso in affanno, carenza di personale, liste d’attesa che continuano a pesare sulla fiducia dei cittadini e un sistema che, a quasi mezzo secolo dalla legge istitutiva del SSN, fatica a reggere le trasformazioni demografiche e sociali del Paese.
Libera professione medica nel SSN: norme nate in un’altra Italia
La cornice normativa del SSN nasce con la legge 833 del 1978 e viene profondamente rimodellata negli anni Novanta, con il decreto legislativo 502 del 1992 e le riforme successive, che introducono assetti aziendali, nuovi ruoli dirigenziali e anche un impianto complesso di regole sull’attività libero-professionale e sulle incompatibilità. Il tema non è tecnico solo per addetti ai lavori: quelle norme definiscono quanto e come un medico pubblico possa lavorare oltre l’orario istituzionale, se possa operare anche altrove, quali vincoli debba rispettare, quali controlli scattino.
Incompatibilità e liste d’attesa: il punto di rottura nel dibattito 2025-2026
Nelle ultime settimane si è riacceso il confronto sull’ipotesi di superare alcune incompatibilità per rendere più flessibile l’impiego dei medici e aumentare l’offerta di prestazioni. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha richiamato l’esigenza di maggiore flessibilità nel lavoro medico, mentre in Parlamento e nei partiti di maggioranza sono circolate proposte che puntano ad alleggerire i vincoli attuali, anche per liberare ore aggiuntive su base volontaria.
Dall’altra parte, i sindacati medici avvertono che togliere vincoli senza riscrivere regole e tutele può produrre una deregolazione difficile da gestire: Anaao Assomed ha chiesto un disegno organico, capace di bilanciare bisogni del servizio, diritti del professionista e garanzie per il cittadino.
La voce dei medici: “intramoenia e paletti sono una battaglia di retroguardia”
Nel testo affidato a questa redazione, il dott. Francesco Russo, medico-chirurgo, inserisce la questione intramoenia in un quadro più largo: leggi “figlie del loro tempo”, un’Italia cambiata nella demografia, nei flussi migratori, nel peso fiscale e nel rapporto fra cittadini e istituzioni. La tesi è netta: la disciplina attuale delle incompatibilità, nata anche come risposta a una fase storica di sovrabbondanza di medici e di mercato del lavoro quasi interamente pubblico, oggi finirebbe per deprimere la motivazione professionale e rendere meno attrattivo il lavoro nel SSN, spingendo una quota di personale verso l’estero o verso scelte di carriera fuori dal pubblico.
È un impianto argomentativo che intercetta un dato ormai condiviso nel dibattito: l’attrattività delle carriere nel SSN è un nodo aperto, e il legislatore tenta da tempo di intervenire con misure emergenziali, spesso legate alle liste d’attesa. La legge di conversione del “decreto liste d’attesa” del 2024, entrata in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ha introdotto strumenti e obblighi mirati proprio sull’abbattimento dei tempi, segno che il problema è considerato strutturale.
Cosa cambierebbe davvero: più lavoro volontario, regole chiare, controlli forti
Chi spinge per allentare le incompatibilità sostiene che l’effetto immediato sarebbe l’aumento di prestazioni erogabili, usando risorse professionali già presenti: più visite e interventi fuori orario, più possibilità di coprire turni e attività in sedi diverse, anche nel territorio. Alcune organizzazioni sindacali e associazioni hanno espresso valutazioni positive su questa prospettiva, legandola esplicitamente alla riduzione delle liste d’attesa.
Il punto, però, è la qualità della riforma. Una modifica limitata, fatta per emendamenti o per interventi parziali, rischia di lasciare in piedi lo stesso groviglio di norme, circolari, regolamenti aziendali e controlli disomogenei. Sul piano pratico, servono almeno tre pilastri: separazione netta dell’attività istituzionale da quella libero-professionale, tracciabilità completa delle prestazioni e vigilanza reale su conflitti di interesse e incompatibilità residue. Anche la Corte dei conti, in atti di controllo su aziende sanitarie, richiama l’attenzione sulla vigilanza delle situazioni suscettibili di creare incompatibilità o conflitti.
Fiscalità, incentivi e “libera professione residuale”: il terreno più sensibile
Nel documento del dott. Russo entra un tema che finora è rimasto ai margini della discussione pubblica, ma che molti medici considerano decisivo: il peso amministrativo e fiscale della libera professione svolta in forma ridotta, con compensi limitati e adempimenti elevati. È qui che l’idea di un’imposizione semplificata, con aliquote più lineari per i proventi aggiuntivi di entità contenuta, viene indicata come possibile leva per evitare uscite dal SSN e rendere sostenibile quel “pezzo” di attività che oggi, in molte realtà, integra l’offerta senza trasformarsi in un secondo lavoro a tempo pieno.
Gli avversari di una linea troppo permissiva ribattono che la fiscalità non può diventare l’unica risposta a un problema che riguarda anche organizzazione, governance regionale, programmazione del personale e rapporto pubblico-privato accreditato. Ed è un richiamo che torna spesso: senza un impianto nazionale più coerente, ogni Regione continuerà a muoversi con strumenti diversi, alimentando disuguaglianze territoriali.
Una riforma vera del SSN passa anche dalle incompatibilità, ma non solo
Il nodo, in definitiva, non è scegliere “pro o contro” l’intramoenia. Il nodo è decidere se l’Italia vuole una riscrittura ordinata delle regole, in grado di reggere l’Italia del 2026: più anziani con bisogni cronici, più domanda di cure, più aspettative di rapidità, più tensione negli ospedali, più fatica a trattenere professionisti. Chi chiede di superare i paletti punta a liberare energie di lavoro; chi invita alla prudenza chiede che la flessibilità non diventi un far west contrattuale.
La politica è chiamata a una scelta di metodo oltre che di merito: mettere mano a un intervento organico, capace di unire libertà professionale, garanzie per il cittadino, controlli seri e una programmazione che non si limiti a tamponare l’emergenza liste d’attesa. Perché il SSN, nato per essere universale, oggi non si difende con piccoli ritocchi: si difende rendendolo, finalmente, adatto al Paese che è diventato.
Dott. Francesco Russo, medico-chirurgo
