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Anguillara, la notte di Federica Torzullo e quel buco di tempo che pesa come un macigno

Anguillara Sabazia segue l’inchiesta su Federica Torzullo: due ore da chiarire l’8 gennaio, videosorveglianza, tracce e il nuovo reato

Federica Torzullo, femminicidio Anguillara

Ad Anguillara Sabazia i giorni scorrono con un ritmo diverso da quello delle grandi città, e proprio per questo ogni dettaglio diventa voce, sguardo, domanda. La morte di Federica Torzullo, 41 anni, ha lasciato un vuoto che non si misura solo con le notizie: si misura con la sensazione di aver visto, magari senza capire, i segnali di una storia finita nel modo peggiore. Ora l’inchiesta stringe su un punto preciso: gli orari. E su quel tratto di sera in cui, secondo gli investigatori, può nascondersi una parte decisiva della vicenda.

Anguillara, la notte di Federica Torzullo: i minuti che mancano all’appello

La sera dell’8 gennaio, stando alla ricostruzione riportata da fonti giornalistiche, Claudio Carlomagno rientra nella villetta alle 19.41, sedici minuti dopo la moglie. Poi esce quasi subito e torna alle 21.05. In mezzo, meno di due ore che gli investigatori vogliono illuminare: cosa ha fatto in quel periodo, dove è stato, se qualcuno lo abbia incontrato, se abbia raggiunto la ditta di famiglia o effettuato sopralluoghi. In un paese dove le strade si conoscono una per una, due ore possono sembrare poche; in un’indagine per omicidio diventano un corridoio pieno di porte.

Anguillara, la notte di Federica Torzullo: la Procura contesta il femminicidio

Intanto la Procura ha compiuto un passo che pesa anche sul piano simbolico: contestare il nuovo reato di femminicidio, oltre all’occultamento di cadavere. È una scelta che lega l’inchiesta a una definizione normativa precisa: l’articolo 577-bis del codice penale prevede l’ergastolo quando l’uccisione di una donna è inserita in dinamiche di odio, discriminazione, prevaricazione o controllo, comprese ipotesi collegate al rifiuto di un rapporto affettivo o alla limitazione delle libertà individuali. Parole “di legge” che, lette con freddezza, provano a nominare ciò che spesso nelle case resta senza nome.

Anguillara, la notte di Federica Torzullo: l’alba del 9 gennaio e il bobcat in azione

C’è poi la mattina del 9 gennaio: le telecamere in sede aziendale riprenderebbero l’indagato mentre entra e si trattiene sul posto per circa un’ora. L’ipotesi accusatoria colloca in quell’arco di tempo lo scavo e l’occultamento del corpo, ricoperto e nascosto in un’area della ditta. È un passaggio che, per i carabinieri, si incastra con altri riscontri: tracce, reperti, controlli eseguiti in casa e sui mezzi. Non siamo davanti a un racconto, ma a una sequenza che gli investigatori ricostruiscono fotogramma dopo fotogramma.

Anguillara, la notte di Federica Torzullo: il telefono che si muove e i messaggi alla madre

Uno dei dettagli più dolorosi riguarda il telefonino di Federica. La ricostruzione evidenzia agganci alle celle in movimento e messaggi inviati alla madre della donna con indicazioni pratiche sulla colazione del bambino, proprio mentre, per l’accusa, Federica non era più in vita. Poi il buio: il telefono scompare, e con lui anche l’arma del delitto, non ancora ritrovata. È come se qualcuno avesse provato a lasciare in ordine la superficie, mentre sotto la superficie tutto era già stato strappato.

Anguillara, la notte di Federica Torzullo: il silenzio in carcere e l’attesa di risposte

Claudio Carlomagno è detenuto a Civitavecchia e, secondo quanto riferito, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’inchiesta però continua: restano da chiarire le due ore dell’8 gennaio e anche un ulteriore elemento citato nelle ricostruzioni, la telefonata alla collaboratrice domestica per invitarla a non presentarsi il giorno seguente. Ad Anguillara, intanto, la vita prova ad andare avanti, ma l’aria è diversa: non per curiosità, non per morbosità. Per bisogno di capire come si arriva a un punto di non ritorno, e come si può impedire che accada di nuovo.