Perché l’unico, vero papa, Benedetto XVI, si esprime in “Codice Ratzinger”

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Sotto i nostri occhi si sta verificando uno dei più straordinari eventi della storia, nella pressoché totale indifferenza dei grandi media: nessuno osa affrontare la questione perché è davvero “troppo grossa” e verrebbe giù un generale sistema di imposture del quale molti cittadini hanno già avuto sentore. Ma non fa niente: almeno abbiamo l’agio di illustrarvela con calma e precisione, senza troppi galli a cantare.

Papa “emerito” è Benedetto XVI

Come già abbiamo illustrato negli articoli precedenti, il papa è uno solo, ed è Benedetto XVI, il papa “emerito”: uno status inesistente dal punto di vista canonico, ma semplicemente qualificativo che, fra i “due papi” indica l’unico che “ha diritto di ricoprire quella carica”, dal verbo latino “emereo”, cioè l’unico che “merita di essere papa”. Infatti, nel 2013, papa Ratzinger non ha affatto abdicato, ma si è autoesiliato in “sede impedita”, (canone 412), dove il papa è formalmente prigioniero e non è libero di comunicare. E guarda caso, i canonisti dell’Università di Bologna – che non ci hanno mai smentiti – hanno appena organizzato un gruppo di studio sul papa emerito e il papa impedito.

Tutta la Magna Quaestio si basa sulla sua rinuncia al ministerium, l’esercizio pratico del potere, uno dei due enti con il quale, insieme al munus (titolo papale di origine divina) nel 1983 è stato scomposto l’ufficio papale. Se si rinuncia in modo simultaneo e ratificato al munus, c’è l’abdicazione. Se si rinuncia in modo differito e non ratificato al ministerium, come ha fatto Benedetto nel 2013, c’è la sede impedita.

Origine del sistema antiusurpazione

Come da poco confermato grazie all’aiuto di uno dei cinque esperti di diritto dinastico al mondo, si tratta di un sistema antiusurpazione mutuato dall’antico diritto principesco tedesco e inserito nel codice di diritto canonico dal card. Ratzinger già nel 1983. Così oggi, mentre il vero papa è impedito, abbiamo, di fatto, un “ministero allargato” con un papa legittimo e un papa illegittimo, secondo un disegno teologico-escatologico di cui abbiamo trattato.

Pensate che siano nostre fantasie? Nient’affatto, perché, oltre a vari canonisti, teologi e latinisti, a confermare in modo preciso questa situazione è lo stesso papa Benedetto, in decine e decine di “messaggi in codice Ratzinger”. Di cosa si tratta? Di un sistema di comunicazione logico e sottile che il vero papa utilizza in una miriade di suoi interventi, discorsi, libri, interviste, lettere pubbliche e private.

I “messaggi in Codice Ratzinger”

Per capirne la ratio, ricordiamo un caso di cronaca riportato dal Corriere della Sera un paio di anni fa. C’era una giovane donna che era sequestrata e malmenata dall’ex fidanzato. Così, per chiedere soccorso senza farsi scoprire dall’uomo,  finse di ordinare un paio di pizze per telefono, ma invece della pizzeria chiamò i Carabinieri, i quali colsero subito che non era uno sbaglio telefonico: mandarono una volante e arrestarono l’energumeno.

Chiaro l’escamotage no? Ovvero: ci sono situazioni in cui una persona che vive in prigionia non può chiedere aiuto ESPLICITAMENTE, ma è costretta a farlo con un SOTTOTESTO, sperando che i suoi interlocutori siano abbastanza intelligenti da capire.

Già in marzo, il prof. Carlo Taormina, il giurista più famoso d’Italia, aveva rilasciato allo scrivente questa dichiarazione: “Colpisce l’ambivalenza continua e studiata, nell’arco di otto anni, attribuita alle dichiarazioni di Ratzinger che, nella sostanza, pare ribadire sempre la stessa cosa, ovvero che il papa è lui, Benedetto, e non altri”. 

Più di recente, il Prof. Rocco Quaglia, ordinario di Psicologia dinamica all’Università di Torino, spiega: “Il dott. Cionci ha fatto un raffinatissimo lavoro di decrittazione degli scritti e dei comportamenti di papa Benedetto; le interpretazioni fornite danno senso a quel che in apparenza appare privo di logica”. 

Come interpretare il Codice Ratzinger

Il prof. Quaglia ha, inoltre, sottoscritto questa sintesi insieme ad altri stimati professionisti:  “Le oggettive e strane ambiguità del linguaggio di Benedetto XVI individuate come “Codice Ratzinger”, riscontrate anche da altri giornalisti, o persino lettori, non sono casuali, e non sono dovute all’età dell’autore o, men che mai, a sua impreparazione. Esse sono messaggi sottili, ma inequivocabili, che riconducono alla situazione canonica descritta nell’inchiesta. Papa Benedetto comunica in modo sottile perché è in sede impedita e quindi è impossibilitato a esprimersi liberamente.

Il “Codice Ratzinger” è una sua forma di comunicazione logica e indiretta che si avvale di apparenti incoerenze le quali non sfuggono all’occhio delle persone preparate. Tali frasi, “decodificate” con i dovuti approfondimenti nei rimandi che il Papa fa alla storia, all’attualità, al diritto canonico, nascondono un sottotesto logico perfettamente individuabile, con significati precisi e univoci. Altre volte, Benedetto XVI opta per delle “anfibolie” frasi – non prive di spunti umoristici – che possono essere interpretate in due modi diversi.

Queste tecniche di comunicazione gli danno modo di far capire, “a chi ha orecchie per intendere”, che egli è ancora il papa e che è in una situazione di impedimento. Pertanto, chiunque sostenga che i messaggi del Codice Ratzinger sono fantasiose interpretazioni o non ha capito, o nega l’evidenza”.

Prof. Antonio Sànchez Sàez, ordinario di Diritto presso l’Università di Siviglia; Prof. Gian Matteo Corrias, docente di materie letterarie e saggista storico-religioso; Prof. Alessandro Scali, docente di Lettere classiche, scrittore e saggista; Prof. Gianluca Arca, docente di Latino e Greco, filologo, ricercatore,  saggista; Dott. Giuseppe Magnarapa, psichiatra, saggista e scrittore.

Ora, come si riconoscono questi messaggi?

Di solito, lo stile perfettamente adamantino di papa Ratzinger diventa improvvisamente poco chiaro: appaiono originali costruzioni delle frasi, l’uso di termini inconsueti e l’emergere, a una riflessione più approfondita, di apparenti errori o incoerenze.

Tali “avvisaglie” rivelano tre tipi di messaggi: 1) le anfibologie, ovvero frasi che possono essere interpretate in due modi diversi, e opposti; 2) i messaggi velati, ma univoci, cioè precisi riferimenti culturali rivelatori; 3) i cosiddetti “messaggi a km 0”, talmente semplici e intuitivi da non richiedere nemmeno un’interpretazione.

Partiamo con qualche esempio di anfibologia: la più nota è la frase che Benedetto ripete da otto anni ”il papa è uno solo”, senza mai spiegare quale sia: ovviamente è lui stesso, ma non può dirlo apertamente, a causa della sede impedita. Oppure, più sottile, la frase “ho rinunciato validamente al mio ministero”: siccome i due enti chiave munus e ministerium si traducono in italiano con la stessa parola “ministero”, noi non sappiamo se il papa si riferisca al ministero-munus, che comporterebbe la sua abdicazione, o al ministero-ministerium, che lo porta in sede impedita.

Ma è la seconda perché nella Declaratio del 2013 egli rinunciò solo al ministerium. Siccome Benedetto ha perso di fatto il potere pratico, nessuno può mettere in dubbio che egli abbia liberamente deciso di privarsi del potere pratico (e non di abdicare). Quindi il papa è solo lui.

2) Uno dei più famosi messaggi velati/univoci è la risposta rilasciata al giornalista Peter Seewald in ultime conversazioni (Garzanti, 2016), in riferimento alle proprie “dimissioni”: “Non è così semplice. Nessun papa si è dimesso per mille anni e anche nel primo millennio è stata un’eccezione”. Siccome nel I millennio abdicarono sei papi e quattro nel II, ai nostri occhi la frase appare inizialmente come un grave errore di storia.

E invece no: perché Benedetto si è dimesso dal ministerium, l’esercizio pratico del potere, esattamente come avvenne per un paio di papi nel I millennio, Gregorio V e Benedetto VIII che furono scacciati da antipapi e poi reintegrati sul trono con l’aiuto degli imperatori. Il papa ci sta dicendo: ho rinunciato al potere pratico come quei papi che mai abdicarono, ergo il papa resto sempre io e Bergoglio è antipapa.

3) tra i cosiddetti “messaggi a km 0”, una frase sempre contenuta in Ultime conversazioni:.Domanda di Seewald: “Uno s’immagina che il papa, il vicario di Cristo sulla Terra, debba avere un rapporto particolarmente stretto, intimo, con il Signore”.

Risposta di papa Ratzinger: “Sì, dovrebbe essere così, e non è che IO abbia la sensazione che Lui sia lontano. Posso sempre parlargli nel mio intimo”.

Qui non c’è niente da capire: nella risposta il papa assume le premesse della domanda: un perfetto “sillogismo retorico”. Ancor più immediato un messaggio contenuto nella lettera di risposta a una signora che gli aveva scritto, inviata tramite un funzionario della Segreteria di Stato: “Gentile Signora, il PAPA EMERITO Benedetto XVI ha accolto la cortese lettera del 21 ottobre scorso con la quale ha voluto indirizzarGli espressioni di filiale affetto. Riconoscente per i sentimenti di devozioni manifestati, il SOMMO PONTEFICE incoraggia a rivolgere con sempre maggiore fiducia lo sguardo al Padre celeste”.

Visto? Il papa emerito è lo stesso soggetto del Sommo Pontefice.  

Siamo consapevoli di illustrarvi una realtà pazzesca, scioccante, ma potrete leggere decine e decine di altri esempi nell’inchiesta riordinata in fondo a questo articolo, nei capitoli dal 6 al 14. La spiegazione canonica è invece riassunta nel capitoli 1,2,5.

Il vero papa chiede aiuto da otto anni, ma la classe intellettuale tradizionalista – pure da noi ampiamente sollecitata a riflettere sul caso – non se ne cura e, anzi, lo attacca dandogli del “modernista” e, in tempi recenti, perfino dello “gnostico”. Tutto questo mentre il clero tedesco, ormai passato completamente a un’altra religione modernista, lo attacca con una pretestuosa inchiesta mediatico-giudiziaria volta a distruggere la sua immagine.

E così, proprio come Colui del quale è il Vicario, papa Benedetto è stato lasciato SOLO (tranne don Minutella e pochi fedeli) nel suo Orto degli Ulivi.