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Oh, poveri eterosessuali vecchio stile: molto meglio Achille Lauro e la Schlein…

Il rifiuto delle discriminazioni non basta più. Adesso ci sono gli inni alla galassia LGBT e chi non si aggiorna è retrogrado

Intervista del Corriere della Sera ad Achille Lauro, pubblicata venerdì scorso.

Chiede Aldo Cazzullo: «Un altro momento-cult è stato il suo bacio con Boss Doms. Lei è etero, gay, fluido?».

Risponde il cantante: «Questo lo lascio al caso».

Sulla questione delle definizioni sessuali, o più correttamente psico-sessuali, torneremo più avanti. Intanto concentriamoci sulla premessa di Cazzullo, che è un professionista di lunghissimo corso e che, quindi, non usa certo le parole a casaccio: “un altro momento-cult è stato il suo bacio con Boss Doms”.

Momento-cult?

Ma dai. Persino con i parametri del Festival di Sanremo, che sono quelli della tipica e grossolana platea della prima serata televisiva, la celebrazione è esorbitante. Arrivati al 2020, una qualsiasi persona di media intelligenza, e di normale attenzione a ciò che accade tutto intorno, dovrebbe aver acquisito da un pezzo che esistono i travestimenti androgini e i baci omosessuali.

Achille Lauro non si è inventato nulla. E d’altronde è lui stesso a riconoscere apertamente che il riferimento a David Bowie è voluto e preciso. «Ziggy Stardust, la figura che ho interpretato, era uno dei suoi alter ego. Esprime il rifiuto degli stereotipi sessuali».

Ma Ziggy Stardust, in effetti, risale nientemeno che al 1972. E David Bowie non è certo un artista di nicchia, confinato in una marginalità che lo rende semi sconosciuto e clandestino, nell’immaginario collettivo. Bowie, e Lou Reed, e non solo loro, hanno portato sotto i riflettori questo tipo di tematiche già una cinquantina di anni fa.

La domanda da porre, allora, sarebbe stata un’altra: “Ma come mai c’è ancora qualcuno che se ne sorprende?”. Ovvero: perché i tranquilli spettatori della tivù rimangono colpiti come se avessero assistito a qualcosa di rivoluzionario? E perché, sui media mainstream, se ne parla con malcelata soddisfazione, come se fosse l’annuncio di un’era più luminosa e progredita?

Wow, come siamo “fluidi”

La risposta è nitida, anche se in giro non sono molti quelli disposti a fornirla.

La risposta è che siamo in una fase di poderosa accelerazione, per quanto riguarda l’attacco alle identità sessuali tradizionali. Quelle che sempre più spesso vengono appunto etichettate come stereotipi, ossia come abitudini accidentali benché di antichissima origine. Dando per scontato, quindi, che non siano invece degli archetipi, ovvero dei modelli connaturati agli esseri umani, fatte salve le anomalie individuali. Che certo possono determinarsi, e che non debbono essere colpevolizzate, ma che anomalie rimangono.

L’attuale tendenza, invece, non si accontenta più di rimuovere le avversioni del passato nei confronti dell’omosessualità e degli altri comportamenti ricompresi nella sigla LGBT (o più recentemente LGBTQIA, che aggiunge alle categorie precedenti le varie Queer, Intersexual e Asexual) ma si spinge parecchio oltre. Sino a ribaltare i pregiudizi negativi e a trasformare in titolo di merito ciò che in precedenza appariva riprovevole. Come se l’eterosessualità fosse una vecchia, noiosa e consunta limitazione, laddove le altre forme esprimono, al contrario, un atteggiamento assai più libero e più aperto. Ovvero, per dirla in sintesi, migliore.

Qualcosa di analogo, rimanendo nelle notizie di attualità, è accaduto con Elly Schlein. Che durante un’intervista tv nel programma di Daria Bignardi ha detto di aver amato molti uomini e molte donne, aggiungendo subito dopo che «in questo momento sto con una ragazza e sono felice». Applauso caloroso in studio e sorriso a 32 denti della conduttrice.

Ma perché?

Che cosa c’è di apprezzabile, o persino di entusiasmante, in una dichiarazione di questo genere?

In assoluto, un bel nulla. Se davvero si ritiene che gli orientamenti sessuali siano irrilevanti, ai fini della valutazione individuale, le oscillazioni di ciascuno si riducono a preferenze soggettive di nessun conto. Che Elly Schlein sia bisessuale è una mera circostanza. Non una caratteristica pregevole da acclamare.

La vera questione è un’altra. Ma ormai è in via di rimozione.

La vera questione è come mai i maschi e le femmine siano sempre meno in grado di sviluppare la propria specifica polarità dentro di sé, per poi ricercare nei partner di sesso opposto le componenti tipiche dell’altra e complementare polarità.

La replica dei sostenitori della teoria gender è che queste polarità non sussistono, come attributo esclusivo o anche solo prevalente dovuto al sesso di nascita. L’essere umano, nel momento in cui viene al mondo, sarebbe una sorta di tabula rasa, il cui riempimento dipende solo dal tipo di educazione che si riceve.

Una tesi da rigettare. E da riscrivere: quasi ogni persona si può condizionare verso modelli innaturali, ma ciò non toglie che una naturalità vi sia.

Se la distorsione avviene per caso, amen.

Se la si teorizza e la si persegue, c’è da ribellarsi con altrettanta forza. E da chiedersi quali siano i suoi scopi ulteriori, al di là della smania di sentirsi liberi perché si disconosce ogni ordine e ogni vincolo. Con la cospicua eccezione di quelli, inevitabili, di carattere economico.

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