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Occupato il reparto di Reumatologia del San Filippo Neri

Protesta contro la chiusura del reparto di eccellenza sanitaria

Occupato in mattinata il reparto di Reumatologia del San Filippo Neri da parte della Uil Fpl di Roma e Lazio, insieme ad alcuni pazienti in cura presso la struttura ospedaliera.

La notizia della chiusura del reparto di Reumatologia risale a ormai più di un mese fa, ma le motivazioni del gesto, come spiegato in una nota della Uil Fpl Roma e Lazio, risiedono nel fatto che “ci sono molti pazienti con artrite reumatoide in cura con farmaci biologici nel reparto ancora in cerca di una nuova struttura dove iniziare nuovamente la terapia. Non tutti gli ospedali sono abilitati ad erogare e somministrare questo tipo di terapia, ma solo quelli legati al progetto Antares sulla sperimentazione del farmaco”.

“Allo stato attuale – continua la nota – di fatto, per molti di loro non è assicurata la continuità assistenziale, che in ogni caso non sarebbe priva di disagio a causa dello spostamento in altre strutture, magari più distanti dall'abitazione. Perché chiudere un reparto che funziona?”.

“Continueremo l'occupazione – conclude la nota – sino alla revoca dell'ordinanza commissariale. Ricordiamo che di fatto l'ospedale non è più ufficialmente centro Antares e perde dunque di diritto la possibilità di prescrivere i farmaci biologici ai propri pazienti”.

Anche la segreteria provinciale di Roma della Fials sostiene la battaglia contro la chiusura del reparto di Reumatologia e chiede “al presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, di astenersi dall'avallare l'ordinanza di chiusura firmata dal commissario straordinario Sommella per il reparto di Reumatologia dell'ospedale San Filippo Neri. Un reparto che a oggi cura malati fragili in un ambiente di eccellenza ed eccezionalità come in nessun altro presidio della Capitale”. E poi si chiede alla Regione di “avviare un tavolo di confronto con le parti sociali e spiegare quale sia il motivo cardine di tale chiusura. Atto che avverrebbe al momento, a sentire operatori e associazioni dei malati,  in totale assenza di una fattiva garanzia per la continuità assistenziale dei malati. Se così fosse sarebbe una palese violazione del diritto alla salute sancito dalla nostra carta costituzionale”.

La risposta della Regione Lazio è stata immediata: “E' falso sostenere che i pazienti seguiti dal centro reumatologico del San Filippo Neri siano attualmente senza cure e abbandonati a se stessi”. “Dispiace constatare che importanti organizzazioni sindacali si prestino a giustificare la protesta con argomentazioni prive di alcun riscontro – continua la Regione in una nota – e in palese contrasto con quanto concordato lo scorso 14 aprile in un tavolo organizzato presso la Regione Lazio con tutte le associazioni dei malati proprio per affrontare la questione del centro Antares del San Filippo Neri. Dal verbale di quella riunione sottoscritto da Cittadinanza attiva, e dalle associazioni Apmar, Almar, Anmar e dal commissario straordinario del San Filippo, risulta che: i pazienti ancora in carica, circa 40, presso la reumatologia del San Filippo Neri continueranno a ricevere l'assistenza clinica e farmaceutica fino al completamento del percorso di affido ad altri centri Antares regionali. Sarà cura della direzione dell'azienda ospedaliera e della Regione Lazio seguire i pazienti già distribuiti presso altri centri regionali al fine di assicurare la continua assistenziale anche utilizzando la documentazione sanitaria disponibile nel sistema on line regionale. La protesta appare dunque ingiustificata e basata su presupposti infondati poiché nessuno èrimasto e rimarrà senza assistenza”.

Non la pensa allo stesso modo il consigliere regionale di Forza Italia, Adriano Palozzi. “Quello che sta accadendo in queste ore intorno al reparto di reumatologia del San Filippo Neri – dichiara – conferma che l'incontro di lunedì tra associazioni pazienti e direzione aziendale, sebbene garantisca l'assistenza clinica e farmaceutica fino al completamento del percorso di affido ad altri centri Antares regionali, rischia di divenire l'ennesimo palliativo a fronte di una insensata chiusura di quella che è una vera e propria eccellenza del comparto sanitario. Non sono ancora bastate fiumi di interrogazioni, blitz a sorpresa, denunce mediatiche di associazioni e sindacati per convincere Zingaretti a non avallare l'ordinanza di chiusura firmata dal commissario Sommella per l'unità dipartimentale del San Filippo Neri. La Regione Lazio invece di diramare note in cui definisce la protesta in atto all'ospedale romano 'ingiustificata e basata su presupposti infondati', dovrebbe chiarire senza se e senza ma cosa vuole fare di Reumatologia”.

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