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Negozi, Roma pensa a un “bonus” per cambiare le insegne al neon nelle strade dello shopping

Roma valuta incentivi per chi toglie i neon dalle insegne. Nel nuovo regolamento decoro, misure per il centro e regole più chiare per i negozi

Negozi Roma

C’è una luce che, di sera, racconta Roma meglio di qualsiasi slogan: quella delle vetrine. Ma quando la città diventa un mosaico di scritte sparate, colori accesi e pannelli che rubano la scena ai palazzi, la magia lascia spazio al caos. È su questo confine sottile che il Campidoglio sta ragionando: nel lavoro sul nuovo regolamento delle insegne di esercizio, prende corpo l’idea di incentivi per chi rimuove i neon e sceglie soluzioni più sobrie. Un modo, dicono in sostanza i promotori, per rimettere ordine senza far finta che i costi ricadano sempre e soltanto sui commercianti.

Un “bonus insegne” per ripulire il colpo d’occhio: perché il tema scotta

Chi vive Roma lo sa: ci sono strade dove alzi lo sguardo e ti sembra di leggere un puzzle. Ogni locale prova a farsi notare: lettere giganti, cornici luminose, effetti che funzionano in una periferia commerciale ma stonano su una via storica. La spinta, questa volta, arriva anche dal Municipio I: più decoro, più coerenza, più progetti condivisi che mettano d’accordo estetica e identità commerciale. Parole chiave: armonizzare, non cancellare.

Regolamento insegne: non solo estetica, ma burocrazia, controlli e contenziosi

Dietro una scritta luminosa c’è un mondo: autorizzazioni, vincoli, uffici, verifiche. Roma non parte da zero: esistono regole comunali e norme tecniche che definiscono come e dove si può installare pubblicità e segnaletica, con riferimenti puntuali a tipi di impianto e collocazioni.

Il punto è che, nel tempo, la città ha cambiato pelle più veloce delle norme: nuove attività, passaggi di gestione, strade trasformate dal turismo, quartieri diventati “mangifici” serali, rioni che chiedono silenzio visivo e luminoso. E quando la regola è poco chiara o applicata a singhiozzo, il risultato è prevedibile: ricorsi, proteste, controlli contestati, sospetti di disparità.

Chi guadagna e chi paga: la partita reale, dal centro ai quartieri

L’incentivo, se davvero verrà messo nero su bianco, nasce da una domanda concreta: è giusto chiedere a una piccola bottega di cambiare insegna senza offrire una mano? Perché il costo non è solo “la scritta”: serve progettare, rifare, installare, magari adeguare l’illuminazione. E non tutte le attività hanno margini da franchising.

Dall’altra parte, residenti e comitati chiedono da anni un colpo di spugna sul disordine: meno luci aggressive sulle facciate, meno colori fuori contesto, meno cartelli che coprono cornicioni e dettagli architettonici. In mezzo c’è la città vera: quella che lavora e quella che abita, spesso nello stesso palazzo.

Quali insegne finiscono nel mirino: neon, “effetto casino” e alternative possibili

Quando si dice “neon”, non si parla solo del tubo classico. Si parla di un certo modo di occupare lo spazio visivo: luce diretta, scritte troppo grandi, pannelli che sembrano cartelloni, materiali che non dialogano con la strada. Le alternative esistono: lettere singole, targhe, illuminazione indiretta ben studiata, soluzioni che restano visibili senza diventare un faro.

Il passaggio, però, non può essere solo un “spegni e basta”. Serve una linea guida: misure, colori, materiali ammessi, criteri che cambiano a seconda delle zone. Il centro storico non è la stessa cosa di una strada commerciale di quartiere, e su questo la discussione politica sembra puntare forte.

Reazioni: entusiasmo sul decoro, timori sul “conto” per i negozianti

Il tema divide, ma non spacca in modo netto. Molti commercianti non difendono il caos: difendono la necessità di farsi trovare. Temono però l’effetto domino: oggi ti chiedono di cambiare insegna, domani ti contestano la tenda, dopodomani ti impongono un colore. Per questo l’idea dell’incentivo viene vista, in alcuni casi, come una garanzia minima: se vuoi che io adegui, dimmi come, dammi tempi certi, aiutami a pagare.

Sul fronte opposto, c’è chi chiede una svolta rapida: regole chiare e controlli continui, perché il decoro non può restare una parola buona solo nei comunicati.

Che cosa succede adesso: la fase politica e il rischio “annuncio senza strumenti”

Oggi, il cuore della notizia sta nel percorso: un regolamento in preparazione e una proposta politica che punta a usare la leva economica per favorire il cambio di insegne. La differenza la faranno i dettagli: risorse, criteri, zone prioritarie, tempi e soprattutto una regia unica che eviti interpretazioni diverse da strada a strada.

Se Roma riuscirà a trasformare la promessa in un piano concreto, il risultato potrebbe essere visibile subito: meno rumore visivo, più ordine, una città che torna a farsi guardare. Se invece resterà un titolo buono per un giorno, i neon continueranno a comandare la scena.