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Manziana, due anni dopo il runner ucciso dai rottweiler: la sorella porta in tribunale i numeri delle aggressioni canine

Da Manziana al Tribunale di Civitavecchia: il caso Pasqualini torna in aula. E un dossier su 49.250 aggressioni riapre la discussione

Un esemplare di rottweiler

Un esemplare di rottweiler

All’alba dell’11 febbraio 2024 l’aria era quella pulita dei boschi: cielo chiaro, il freddo giusto per correre, il passo che scalda e libera la testa. Paolo Pasqualini, 39 anni, era uno di quelli che il running lo viveva come rito: una “sgambata” per cominciare bene la giornata. A Manziana, però, quella corsa finì nel modo più crudele: tre rottweiler usciti da una villetta lo inseguirono, lo circondarono e lo aggredirono fino a ucciderlo. Una storia che Roma e provincia ricordano ancora, perché non era soltanto cronaca nera: era la paura entrata in un sentiero, in un luogo che dovrebbe essere di tutti.

Civitavecchia, nuova tappa in aula: la città aspetta risposte

Mercoledì 11 febbraio 2026 il caso torna a riecheggiare al Tribunale di Civitavecchia con il rito abbreviato per i proprietari dei cani. In questi mesi la famiglia ha fatto sentire la propria voce anche con iniziative pubbliche: sit-in, richieste di chiarimento, domande rimaste sospese su come sia stato possibile che tre rottweiler arrivassero indisturbati in un’area frequentata da sportivi e camminatori.

La gente del territorio lo sa: basta poco perché una rete ceda, un cancello resti inadeguato, una custodia venga presa alla leggera. E quando l’errore incontra la forza di un cane non gestito, il margine di recupero diventa minimo.

Dalla tragedia a un dossier: la risposta di Priscilla Pasqualini

In questi due anni, la sorella di Paolo, Priscilla Pasqualini, non si è fermata. Ha preso il dolore e lo ha trasformato in un lavoro di analisi e denuncia per conto dell’associazione Tipam, di cui è presidente. Obiettivo: smontare le chiacchiere, mettere davanti agli occhi dati ufficiali e capire cosa succede davvero nel Paese quando si parla di aggressioni canine.

Il dossier (“Indagine sul grado di mordacità delle razze canine”) è costruito con i dati del Ministero della Salute: quasi 7,5 milioni di cani censiti e 49.250 aggressioni registrate contro persone dal 2019 al 17 luglio 2025. Numeri enormi, che fanno impressione già così; e che, secondo l’associazione, potrebbero crescere quando arriveranno i dati mancanti di alcune Regioni.

La “classifica” che fa discutere: perché l’akita sorprende più del pitbull

La parte che accende subito le discussioni è quella dell’“indice di aggressività”: un rapporto statistico fra attacchi denunciati e numero di esemplari per razza. Secondo quanto riportato, in cima compare l’akita americano, seguito da cani lupo e da pastore, terrier e, più giù, il pitbull. In posizioni successive spuntano razze note anche nelle cronache: dogo argentino, dobermann, rottweiler e alano. E persino lo shiba, che molti immaginano “innocuo” solo perché più piccolo.

Priscilla lo ripete in una intervista al Corriere della Sera: la razza non è una condanna automatica. Contano educazione, ambiente, responsabilità del proprietario, socializzazione. Però i numeri, quando sono tanti, costringono a smettere di parlare per slogan.

Il punto vero: densità, spazi stretti e gestione che non regge

Ed è qui che, nel racconto di Tipam, arriva il passaggio più interessante. La madre Simonetta e Priscilla notano che una quota enorme di aggressioni si concentra in territori molto popolati. Si chiedono il motivo, provano a prevedere il numero di casi regione per regione, e scoprono che il modello “non torna”. La spiegazione proposta è netta: più aumenta la densità abitativa, più crescono occasioni di contatto e quindi rischi. In altre parole: non è solo quale cane scegli, è soprattutto come lo gestisci e dove lo fai vivere.

Una frase che, letta con gli occhi di Roma e dell’area metropolitana, suona come una sirena. Perché qui le aree verdi si incastrano con quartieri fitti, strade piene, parchi dove corrono bambini, anziani e sportivi. E se manca controllo, se manca formazione, se manca attenzione, l’errore diventa possibile ogni giorno.

Regole e responsabilità: cosa resta in mano ai proprietari e cosa alle istituzioni

C’è poi un livello che riguarda tutti: norme e prevenzione. Il Ministero della Salute ha prorogato nel 2025 le misure previste dall’ordinanza del 2013 sulla tutela dell’incolumità pubblica dalle aggressioni dei cani, mantenendo l’impianto che insiste su responsabilità, gestione corretta e prevenzione, senza scorciatoie “di razza”.

Per Roma e provincia, la domanda diventa operativa: controlli sulle recinzioni, sanzioni dove servono, segnalazioni prese sul serio, percorsi di educazione cinofila accessibili, regole chiare negli spazi pubblici. Non per alimentare paure, ma per evitare che un sentiero diventi un luogo da evitare.

“Nel nome di Paolo”: la battaglia che chiede una città più sicura

A Manziana, e non solo, il nome di Paolo Pasqualini è diventato un simbolo. Il processo stabilirà responsabilità e eventuali negligenze. Il dossier, invece, prova a fare un’altra cosa: ricordare che dietro ogni numero c’è una persona ferita, una famiglia spezzata, una città che si scopre vulnerabile. E che, se davvero la variabile più forte è la gestione, allora la sicurezza non è un destino: è una scelta quotidiana.