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01 Ottobre 2020

Pubblicato il

Irresponsabili

Nico Basso, consigliere comunale di Asolo, deve dimettersi. Un atto da punire

di Mister Wolf

Molti studi hanno dimostrato che i messaggi d'odio, come quello di Nico Basso, potrebbero rispondere anche a precise strategie politiche

Nico Basso, il post su Facebook contro Conte e Di Maio
Nico Basso, il post su Facebook contro Conte e Di Maio

Nico Basso, consigliere comunale di Asolo, deve dimettersi, lo voglio scrivere subito, forte e chiaro. E sarebbe auspicabile che un giorno atti come il suo venissero puniti severamente.

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L’antefatto è semplice: il capogruppo della lista civica “Verso il futuro” ed ex assessore della giunta comunale leghista del comune trevigiano, ha postato una foto di Silvia Romano e sotto ha scritto: “Impiccatela”. Nico Basso non è nuovo a messaggi d’odio e non si sono sottratti ai suoi insulti nemmemo il presidente Conte e il Ministro Di Maio, dopo la liberazione di Silvia Romano.

L’arrivo a Ciampino di Silvia Romano

Il post di Nico Basso cancellato dopo il clamore

Il post è stato cancellato dopo tanto clamore, visto anche il seguito di ulteriori insulti e offese che ha generato nei commenti. Non ci scandalizziamo, sappiamo benissimo che i social media sono ormai una pentola a pressione degli istinti più biechi e infamanti della nostra società. Il fenomeno ha un nome: hate speech online, messaggi d’odio. Ne leggiamo quotidianamente esempi di personaggi pubblici, figuriamoci se non dobbiamo attenderceli da chi coltiva disprezzo, rabbia, frustrazione per le ragioni più disparate e non attende altro che una minima opportunità per vomitare sulla tastiera il proprio disagio. E’ come se nell’agorà virtuale si fossero trasferite tutte le pulsazioni più basse e pericolose della società reale.

Nico Basso il post su Facebook su Silvia Romano

Messaggi di odio sui social

L’hate speech è un fenomeno ormai diffusissimo e desta enorme preoccupazione. A livello europeo, è stato sottoscritto un codice di condotta che coinvolge anche le principali piattaforme (Facebook, Microsoft, Twitter, YouTube) ed è stato istituito un tavolo di lavoro che monitora l’applicazione del codice. Insomma, qualche passo in avanti. Ma diversi studi hanno dimostrato che i messaggi d’odio rispondono anche a precise strategie e in politica gli ‘odiatori’ sono potenziali elettori facilmente influenzabili. In occasione delle elezioni europee, una ricerca promossa da Amnesty International ha analizzato centomila post, tweet e commenti diffusi durante la campagna elettorale e un contenuto su dieci è risultato offensivo o discriminatorio: immigrazione, minoranze religiose, questioni di genere, qui si scagliano con maggior virulenza i messaggi d’odio.

Il post su Facebook contro Silvia Romano

Il post di Nico Basso su Facebook e il codice penale

In Italia, vi sono enormi difficoltà nel perseguire contenuti che in molti casi rientrerebbero nella fattispecie prevista dall’art. 604-bis del codice penale (“… chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale, ovvero istiga a commettere o commette atti di violenza o di provocazione alla violenza, nei confronti di persone perché appartenenti a un gruppo nazionale, etnico o razziale). Lo spiega bene un approfondimento sul sito della Polizia di Stato: “in molti casi i server dei social network (o dei siti) sui quali sono presenti contenuti illegali, sono allocati in Paesi, ad esempio gli Stati Uniti d’America, che non criminalizzano i cosiddetti “reati d’opinione”, tra i quali vengono annoverati i discorsi d’odio”. E questo rende pressoché inutili l’avvio di lunghe e costose procedure di rogatoria internazionale.

Altro post contro il Partito Democratico

Gogna mediatica, ci cascano in molti

La gogna mediatica non risparmia nessuno e dimostra quale potenza e quali conseguenze possano generare poche parole lanciate in rete. Antonio Socci si è appena dimesso da direttore della Scuola di giornalismo di Perugia dopo un tweet al vetriolo nei confronti di Papa Francesco. “Bergoglio corre in soccorso a Conte e si conferma il solito traditore asservito al potere”, aveva scritto Socci sul social network commentando la decisione del governo di sospendere le messe. Poco dopo, Socci si era scusato scrivendo sempre su Twitter di aver “usato toni e parole sbagliate”. Ma l’Ordine dei giornalisti aveva annunciato un esposto anche “in relazione al suo ruolo di educatore dei futuri giornalisti”. Socci si è dimesso e almeno in questo è stato coerente.

Un uomo politico che inneggia alla violenza

Cosa dobbiamo chiedere a un personaggio politico seppur locale che ha chiesto l’impiccagione per una giovane italiana uscita da 18 mesi di prigionia? Quale conseguenza deve pagare chi inneggia alla violenza più crudele seppur dal ‘balcone virtuale’ del suo profilo aizzando e fomentando l’esercito sempre pronto di ‘odiatori’?

 
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