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29 Gennaio 2023

Pubblicato il

Negozio chiuso per mancata voglia di lavorare, il cartello che fa polemica

di Redazione
Attività sospesa perché i dipendenti non vogliono lavorare il sabato... ma sarà proprio così?
Insegna di negozio chiuso a Valvasone

“Con grande rammarico ci troviamo obbligati a comunicare che a far data dal 2 gennaio 2023 la Cospalat sospende l’attività nello spaccio di Valvasone per mancanza di personale che abbia voglia di lavorare”, è la scritta che compare su un cartello nelle vetrine di un negozio. Il luogo è piazza Mercato, al centro di uno splendido borgo medievale, Valvasone, in Friuli-Venezia Giulia. E questo foglio di carta si rivela presto una bomba di polemiche che vedrà intervenire anche il sindaco del paese, Markus Maurmair. A raccontarlo è Il Messaggero.

Chiusura del negozio per mancata voglia di lavorare

Il motivo della discordia sarebbe precisamente nella denuncia del fatto che a mancare sarebbe personale “che abbia voglia di lavorare”. Quindi la Cospalat chiuderebbe perché non si riesce a trovare personale con buona volontà e disposto a lavorare anche il sabato, come scritto nero su bianco dal consigliere di Cospalat Renato Zampa.

Le candidature, spiegano i proprietari, “sono avanzate per lo più da over 50. Poi iniziano i problemi: lavorare il sabato non va bene, iniziare il turno alle otto è troppo presto, gli spostamenti sono troppo lunghi. Ecco perché con quel cartello ho voluto provocare. Sarà un caso, ma da quando è comparso il messaggio ho ricevuto tre telefonate. Speriamo che i prossimi colloqui vadano meglio”.

Il sindaco contro le valutazioni affrettate

Il sindaco di Valvasone Arzene, Markus Maurmair ha replicato alla Cospalat chiedendo ai cittadini di valutare tutta la situazione e conoscere altri possibili elementi prima di giudicare chi abbia ragione in questa vicenda.

Il primo cittadino ha infatti aggiunto che questo cartello manifesta “Un messaggio molto preoccupante dal punto di vista del rapporto datore di lavoro con i propri dipendenti. Bisognerebbe fornire tutte le informazioni del caso (stipendi garantiti, contesto lavorativo adeguato, come le temperature dei locali, e capacità di gestire il personale) prima di esternare affermazioni così pesanti. Da anni l’attività funziona grazie alla buona volontà delle persone che vi lavorano, credo non si meritino una cosa del genere. Non vorrei fosse una sorta di giustificazione per una chiusura preventiva collegata al fatto che nelle vicinanze aprirà un’altra attività similare

 
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