12 Maggio 2021

Pubblicato il

Movimenti per il diritto all’abitare occupano sede regionale PD

di Redazione

"Creano emergenza per accumulare profitti": questo il messaggio. Alle 13 conferenza stampa

"I movimenti occupano sede regionale del @pdnetwork: creano emergenza per accumulare profitti". Così si legge sul profilo Twitter di @bpm_roma, nell'annunciare una conferenza stampa alle 13.

La protesta dei movimenti per il diritto all'abitare, si fa ora più forte, alla luce dei fatti che l'inchiesta Mondo di Mezzo sull'esistenza di una cupola mafiosa nella Capitale, porta alla luce: gestione degli immigrati e delle occupazioni, alla mercé degli interessi di alcuni. E' per questo, che i movimenti per il diritto all'abitare hanno deciso di occupare a Roma la sede regionale del PD, nel quartiere di Garbatella, in via delle Sette Chiese.

Sul sito abitarenellacrisi.org, si legge: "Da anni combattiamo con mobilitazioni e iniziative anche eclatanti il 'modello Roma', basato sugli interessi di lobby trasversali che tengono in ostaggio la città cementificando i territori e lucrando sui bisogni sociali attraverso il business dell’emergenza continua, da quella abitativa ai rifugiati e ai rom".

Non si fanno sconti a nessuno. I movimenti per il diritto all'abitare, hanno occupato la sede regionale del PD a Garbatella perché si ribellano alla situazione emersa dall'inchiesta Mondo di Mezzo. "Ora tutti parlano di terremoto, compreso il Pd, ma sanno benissimo che la situazione attuale è frutto di relazioni e modi di agire corrotti e consapevoli, della scelta precisa di non risolvere questioni strutturali ma di alimentarle nel tempo, premiando un circuito e una compagnia di giro consolidata".

Non da meno, secondo i movimenti per il diritto all'abitare, le politiche abitative messe in piedi nell'ambito di questo sistema. "Nel frattempo, sempre in maniera bipartisan si sono organizzati per diffamare e colpire chi si è opposto a questo sistema dentro pratiche di riappropriazione, con provvedimenti giudiziari e legislativi pesanti, come il cosiddetto Piano Casa di Lupi, che nega perfino la residenza e il diritto all’acqua e all’energia elettrica a chi ha deciso di sottrarsi a questo sistema consolidato di sfruttamento".

Ecco la richiesta: "Uscire dall’emergenza e cambiare rotta, questo è ciò che ora pretendiamo. Per non vedere più ripetersi il sensazionalismo di nuove e vecchie tangentopoli, che alla fine sono solo scontri di potere nella gestione dei soldi, presunti terremoti che poi lasciano tutto come prima. Il profilo assunto dalla politica è ormai chiaro e la distanza che si sta scavando tra i bisogni delle persone e le scelte governative è enorme, per questo non intendiamo mendicare nulla. Reclamiamo quello che ci spetta e non vogliamo ottenerlo fidelizzandoci con questa cordata o quella lobby. Non lo abbiamo mai fatto e non lo faremo mai. Solo le lotte sociali ci possono riconsegnare la dignità che giorno dopo giorno tentate di toglierci, insieme al reddito, alla casa, alla salute, allo studio, all’ambiente". 

Insomma, il modello Roma emerso da Mondo di mezzo "non può destare stupore". Che "la gestione dell’emergenza abitativa, dei flussi dei migranti, della manutenzione del verde e delle strade, dell’accoglienza per i rom fossero oggetto di vivo interesse per il gran numero di soldi che gli girano intorno è cosa risaputa e consolidata". 

Per questo, secondo i movimenti per il diritto all'abitare, non sono mai stati portati avanti "piani di edilizia pubblica degni di questo nome, organizzazione strutturata dell’accoglienza per i migranti, superamento della logica dei campi. È molto più lucroso intervenire in una condizione di emergenza permanente, saltando paletti e trovando corsie preferenziali nel definire appalti e finanziamenti. Così Roma è stata ed è governata. I nomi che circolano non sono di poco conto e hanno condizionato non poco l’uso delle risorse pubbliche, orientandole per soddisfare interessi privati piuttosto che bisogni sociali. Il vero dramma è proprio questo: questo denaro non affrontava in modo risolutivo problemi gravi della città ma li perpetuava, e con questo metodo innescava procedure che si ripetevano nel tempo, premiando un circuito e una compagnia di giro consolidata e trasversale".

"Non vi stupite se oggi siamo qui" – concludono.

 
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