Modena, resti umani nelle campagne: forse di Saman Abbas

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Forse sono di Saman Abbas i resti umani ritrovati non lontano dall’argine del fiume Tiepido, nelle campagne di Maranello, in provincia di Modena. Sarebbero stati individuati da un raccoglitore di asparagi che se li è trovati davanti lungo il suo cammino.

Sono i resti della giovane?

Si tratta di un sacco di plastica contenente un cranio e piccoli frammenti di ossa. Secondo alcuni quotidiani locali una residente, qualche ora dopo, ha indicato Inoltre la presenza di un osso lungo 12 cm, forse un segmento di spina dorsale. Tutto farebbe pensare che si tratti di resti di una donna, la dentatura inoltre apparterrebbe ad una persona giovane.

Poco distanti da raccapricciante sacchetto i militari hanno rinvenuto anche i frammenti di abiti. Da questi testi verrà ora prelevato del DNA per compararlo con quello di alcune persone scomparse negli ultimi tempi e compatibili con la struttura delle ossa ritrovate.

L’omicidio di Saman Abbas

Tra questi c’è anche il DNA di Saman Abbas, la diciottenne sparita il 30 Aprile 2021 da Novellara, nel reggiano. Secondo gli inquirenti la ragazza sarebbe stata uccisa da familiari dopo aver rifiutato un matrimonio combinato.


Secondo gli inquirenti i genitori, il cugino di Saman, con la complicità dello zio, sarebbero tutti responsabili del delitto ma solo quest’ultimo sarebbe l’esecutore materiale dell’omicidio. Entrambi si trovano in carcere a Reggio Emilia dopo essere stati arrestati in Francia ed estradati in Italia nei mesi scorsi.

Restano ancora liberi i genitori di Saman, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, scappati in Pakistan subito dopo la scomparsa della figlia.

La storia di Saman Abbas

Dopo aver frequentato l’ultimo anno di scuole medie la ragazzina avrebbe voluto proseguire gli studi, ma la famiglia glielo ha impedito. Dei due anni che mancavano per completare l’obbligo scolastico, nessuno si è accorto o ne ha denunciato l’assenza a scuola. La madre aveva raccontato che la figlia passava le giornate in casa, aiutandola nei lavori domestici. Ma lei aveva ormai non amava il velo e gli abiti coprenti della tradizione e le piaceva farsi i selfie.

Nel giugno 2020 era andata in Belgio e aveva frequentato per un paio di settimane un giovane afghano: tornata a casa, il padre l’aveva punita e picchiata. I servizi sociali l’avevano allontanata e collocata in comunità. Una volta maggiorenne aveva lasciato la comunità, aveva trovato un nuovo fidanzato che non è quello (di 11 anni più grande) che la famigli aveva deciso per lei. Saman sparisce. Il resto non è più la storia di differenze culturali e integrazione, di incomprensioni familiari e generazionali, ma orribile cronaca nera.