06 Maggio 2021

Pubblicato il

Mafia Capitale: “Carminati interlocutore della ‘Ndrangheta”

di Redazione

Il Tribunale del Riesame conferma aggravante mafiosa e aggiunge: "Con Alemanno la cupola ha fatto il salto di qualità"

Il Tribunale del Riesame non fa sconti ed evidenzia la gravità della vicenda di Mafia Capitale, legittimando l'aggravante mafiosa ai soggetti indagati, a 5 dei quali sono stati respinte tutte le istanze di revoca degli arresti. Nelle 87 pagine il Tribunale ha precisato che il sodalizio guidato da Massimo Carminati deve essere considerato a tutti gli effetti un associazione di stampo mafioso poiché "atti di violenza e di minaccia possono essere anche del tutto assenti nel caso in cui l'organizzazione criminale possa limitarsi a sfruttare la carica di pressione già conseguita dal sodalizio. È sufficiente quindi che l'associazione di avvalga della forza di intimidazione e goda cioè di quella che è stata efficacemente definita 'fama criminale' ".

Ma il provvedimento contiene anche ulteriori considerazioni, che sono inevitabilmente destinate a fare rumore. I giudici, infatti, hanno asserito che i boss della 'ndrangheta consideravano il sodalizio romano un' " organizzazione della medesima dignità". Carminati, quindi, sarebbe stato in contatto con i vertici delle cosche calabresi, dal momento che – si legge nelle 87 pagine – "è di immediata evidenza che se una consolidata associazione di stampo mafioso, come la 'ndrangheta, decide di interagire con un'altra organizzazione per la gestione degli affari illeciti, vuol dire che riconosce a tale organizzazione la medesima dignità criminale che ritiene di possedere". I giudici entrano nei dettagli e imputano a Carminati e alla sua associazione rapporti con il clan dei fratelli Senese e anche con alcuni gruppi della mafia siciliana come quello di Pippo Calò. Confermate anche le relazioni con Ernesto Diotallevi, ex boss della Banda della Magliana, Giovanni Di Carlo e il clan dei Casamonica.

Pertanto, la figura di Carminati ha assunto un ruolo preminente nel contesto romano, " in ragione della fama criminale propria e del gruppo". Il Tribunale del Riesame mette in evidenza che il "prestigio" accumulato nel corso del tempo da Carminati è inevitabilmente legato alla "sua personale storia criminale". I giudici, infatti, sottolineano "la contiguità con la Banda della Magliana, l'appartenenza ai Nar, il coinvolgimento in processi di straordinaria importanza mediatica, quali quello sulla strage di Bologna, dell'omicidio Pecorelli e quello al furto al caveau della banca interna al palazzo di giustizia di Roma".

Nelle 87 pagine con le quali il Tribunale del Riesame ha di fatto confermato l'impianto accusatorio vi è un altro passaggio molto delicato: la cupola ha fatto un salto di qualità con l'avvento al Campidoglio di Gianni Alemanno. "A seguito della nomina di Alemanno quale sindaco di Roma, molti soggetti collegati a Carminati da una comune militanza politica nella destra sociale ed eversiva e anche, in alcuni casi, da rapporti di amicizia, avevano assunto importanti responsabilità di governo e amministrative nella Capitale".

 
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