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25 Gennaio 2022

Pubblicato il

L’ultima mutazione del Covid? Aver lacerato la società in Sì-vax e No-vax

di Massimo Benedetti
La lacerazione del tessuto sociale attraversa le famiglie, il posto di lavoro, la scuola e le amicizie e non sarà facile da rimarginare
ragazzo con mascherina da solo, no vax e si vax

La spaccatura tra i cosiddetti No-vax e Si-vax è uno degli aspetti più complessi e drammatici che ruotano intorno alla pandemia.

Tutto potevamo immaginare rispetto alle conseguenze di una pandemia – termine per altro sconosciuto fino al febbraio del 2020 – tranne che un virus potesse contemplare nella sua natura perversa addirittura la capacità di influenzare le condotte sociali e i collaudati sistemi relazionali che hanno contraddistinto il moderno ed ipertecnologico essere umano.

Nella silenziosa e subdola azione infettante, la molecola del covid-19 e la sua ormai famosissima proteina spike, hanno infatti minato profondamente il sistema umano sia dal punto di vista immunologico che dal punto di vista ideologico.

Il Covid: l’ultima mutazione è lo scisma sociale, tra mobbing ed emarginazione

A rendere oggettivamente percepibile tale convinzione, non sono solo le manifestazioni e i sit-in organizzati da tutta una serie di antagonisti della scienza, ma ancor più è la crescente richiesta d’intervento psicologico che molti datori di lavoro stanno avanzando riguardo all’inasprirsi delle relazioni fra colleghi.

Una notizia questa che può sembrare secondaria rispetto al grande caos sociale tanto narrato da giornali e tg, ma che al contrario rende l’idea di quanto profonda possa essere la lacerazione che il tessuto sociale sta vivendo. Le liti e le forme di mobbing nei contesti lavorativi sono in aumento, così come le situazioni di emarginazione e di malessere relazionale. Equipe e collaboratori che a vario livello non garantiscono più quella omogeneità e condivisione dei rapporti altresì presupposto fondamentale per la buona riuscita professionale.

In aumento le assenze per malattia dovute alla mancanza di green pass e la conseguente ricaduta del carico di lavoro su coloro che hanno adempiuto alle prescrizioni sanitarie che inevitabilmente portano a ritorsioni e asti.

Condizioni al limite della convivenza che si riscontrano purtroppo anche in contesti familiari con parentele ai ferri corti e amicizie social rinnegare in funzione di una diversa posizione sull’argomento vaccini o green pass. 

Ci stiamo separando proprio quando il nostro maggior intento era quello di essere un gregge in cerca della propria immunizzazione. Un vero paradosso. E non parliamo di una separazione fisica come in occasione del lockdown. Qui ci si riferisce ad un vero e proprio divorzio, qui siamo su un piano diverso che sfiora la dimensione antropologica. Uno scisma interno molto pericoloso che vede no vax, no mask, negazionisti, complottisti da una parte e coloro che si affidano alla scienza dall’altra.

Sì-vax e No-vax: schieramenti che la classe politica ha cavalcato per i suoi fini

Schieramenti che qualcuno ha intercettato e addirittura cavalcato per fini altri. Una divisione che inizialmente poteva sembrare solo caratterizzata da un modo di vedere la cosa, ma che nel tempo ha assunto la dimensione del ” sentire” diversamente la cosa. Fra il vedere e il “sentire dentro” una determinata situazione, c’è una grandissima differenza. Perché se il “vedere” diversamente lascia sempre ampi spazi d’incontro, il “sentirsi” qualcosa di diverso, fa automaticamente appartenere e non lascia alternative. Ideologie?

Forse, ma quando in un ambiente di lavoro, o come sta accadendo all’interno di nuclei familiari, questo sentire diverso, toglie l’armonia e trasforma i sentimenti, significa che la ferita è profonda e non così semplice da rimarginare!
E certe ferite conosciamo bene dove portano. Arroccarsi sul proprio pensiero o trincerarsi dietro le proprie certezze assolute stabilisce solo linee di confine pericolosamente minate.

Bisogna invece smussare gli spigoli, addolcire le forme espressive e ricondurre il dibattito su livelli meno propagandistici ma solo ed esclusivamente rieducativi. Non possiamo trattare il tutto con qualunquismo né con saccenza. Può fare la differenza un tono meno aggressivo e l’uso della presunzione del dubbio, come può aiutare una comunicazione assertiva che si esprime su piani simmetrici. Dobbiamo riallacciare il tessuto sociale e dobbiamo farlo come quando stringiamo le stringhe delle nostre scarpe. Dobbiamo prenderle entrambe fra le mani!

In collaborazione con Rocco Rettura, laureato in Psicologia, curriculum Psicologia clinica

 
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