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05 Dicembre 2020

Pubblicato il

L’orizzonte è il 15 novembre

Lockdown leggero, la nuova minaccia che ignora la flessione dei contagi

di Mirko Ciminiello

Il Governo si prepara a inasprire ancora le restrizioni se l’ultimo Dpcm non sarà efficace. Intanto però la curva dei positivi e il famigerato Rt mostrano segnali incoraggianti

lockdown leggero: rana bollita
Il principio della rana bollita applicato al lockdown

È il lockdown leggero l’ultima trovata – o, per meglio dire, “minaccia” – partorita negli ambienti governativi. Che sembrano per lo più perseguire la tattica politically correct di edulcorare i concetti nella (vana) speranza di renderli meno sgraditi all’opinione pubblica. Nello specifico, si tratterebbe di arresti domiciliari soft, che strangolerebbero l’economia, senza però darle il colpo di grazia. Peraltro con un tempismo eccezionale, visto che negli ultimi giorni dal grafico dei contagi sono arrivati dei segnali (debolmente) incoraggianti.

Il lockdown leggero

«Lavoro per evitare il lockdown totale», che «va scongiurato». Così il bi-Premier Giuseppe Conte, aggiungendo che Palazzo Chigi «ha una strategia» che non prevede la chiusura totale, se non come extrema ratio.

È questa la logica alla base dei provvedimenti via via più restrittivi varati dall’esecutivo. Ultimo dei quali la creazione di un tricolore alternativo a quello della bandiera italiana. Che ha già scatenato un putiferio cromatico, tra Regioni che si sono sentite penalizzate e altre che non hanno apprezzato (eufemismo) il successivo cambio di casacca. Per non parlare del caso della Campania, inspiegabilmente zona gialla malgrado sia uno dei territori più colpiti – tanto che i Nas hanno deciso di riesaminarne i dati.

lockdown leggero
La divisione dell’Italia in tre fasce dall’11 novembre

Frattanto l’orizzonte resta quello, già paventato, del 15 novembre. Data limite per capire se le misure varate con il Dpcm del 3 novembre avranno avuto l’effetto sperato.

In caso contrario, ecco appunto l’idea del lockdown leggero. Che chiuderebbe bar, ristoranti ed esercizi commerciali quasi ovunque, consentendo però a imprese, fabbriche e professioni di proseguire l’attività. Allo studio ci sarebbe anche lo stop ai negozi nel fine settimana, come già avviene per i centri commerciali.

Negli auspici della maggioranza, al piano dovrebbero partecipare attivamente gli enti locali, forse anche per condividere il ruolo di “cattivo”. Non a caso, i rumours parlano di un pressing asfissiante del Ministro nomen omen della Sanità Roberto Speranza e del suo omologo agli Affari regionali Francesco Boccia.

francesco boccia
Il Ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia

«Il nostro obiettivo è un Natale dove non si mortifichino né i consumi né gli affetti» ha assicurato Giuseppi. Precisando che «la curva sta salendo, ma mi aspetto che nei prossimi giorni, anche per effetto delle nostre misure, cominci a flettere».

Solo che dum loquimur fugerit invida aetas. “Mentre parliamo, il tempo invidioso già fugge”. Perché è quanto sta già accadendo.

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Il Governo e le rane bollite

«La curva epidemiologica sta deflettendo, perché sta aumentando meno delle scorse settimane». Lo ha rilevato Giovanni Rezza, Direttore Generale della Prevenzione presso il Ministero della Salute. E lo hanno confermato Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, e Silvio Brusaferro, numero uno dell’Istituto Superiore di Sanità. I quali, seppur mantenendo l’abituale prudenza, hanno sottolineato come il famigerato indice Rt – quello che misura la trasmissione del virus – sia in fase di stabilizzazione.

Una buona notizia che non è neppure isolata. Da un lato ci sono i dati incoraggianti sul candidato vaccino messo a punto dalla partnership tedesco-americana Pfizer-BioNTech, di cui parlavamo nei giorni scorsi.

vaccino anti-coronavirus: pfizer-biontech
Pfizer-BioNTech

Inoltre, c’è anche il quadro positivo relativo alla sintomatologia dei contagiati. «La quota degli asintomatici rimane costante, un po’ sotto il 50-60%» ha evidenziato il presidente dell’Iss. Percentuale a cui va aggiunta quella di chi è paucisintomatico o mostra sintomi lievi, che porta il totale al 94,1%. Per contro, solo il 5% presenta sintomi severi, e appena lo 0.8% ha un quadro clinico critico. Questo l’incoraggiante scenario fotografato dall’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità, aggiornato al 7 novembre.

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Ecco, alla luce di questi fatti, si fa onestamente fatica a capire l’allarmismo propalato dal Governo rosso-giallo. Piuttosto, la sensazione è che si stia applicando il principio chomskyano della “rana bollita”. Secondo cui un batrace, che fuggirebbe se gettato in una pentola d’acqua bollente, soccombe invece al suo destino se si riscalda il recipiente poco a poco. Un misto, cioè, di assuefazione e rassegnazione.

lockdown leggero: noam chomsky
Il linguista Noam Chomsky

Si vedrà, tenendo conto che sullo sfondo c’è uno spettro perfino peggiore di quello rappresentato dal lockdown leggero. È il lockdown del pensiero, contro cui non ci sarebbe vaccino né cura.

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