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24 Ottobre 2020

Pubblicato il

Ferme a chi?

Piante e Covid-19: vivono da sempre nel distanziamento sociale

di Antonio Guidi

L'orribile evento della pandemia ha dimensioni nascoste di bellezza, e le piante ce le insegnano tutte

piante e fiori
Piante e fiori

Piante e silenzio sono le dimensioni nascoste della pandemia da cui possiamo imparare molto. È incredibile a dirsi, ma questa malattia ha anche il merito di bellezze riscoperte. Da un lato la pandemia ci fa ritrovare degli aspetti che tenevamo nel cassetto dei pensieri, come la paura della malattia, della decadenza e della morte. Ma dall’altro ci apre altri panorami: innanzitutto la dimensione del silenzio, sia nei paesini e nei borghi, ma addirittura nelle grandi città. Un silenzio sorprendente mai conosciuto da generazioni, forse nemmeno nel dopo guerra.

Un silenzio che ci permette di ascoltare il silenzio stesso, le nostre emozioni e la natura.

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L’intelligenza vegetale

Un’altra dimensione diciamo “collaterale” della pandemia è quella del mondo vegetale. Io sono vissuto i primi anni della mia vita nel vivaio dei miei nonni e le piante sono sempre state seducenti per me. Un vivaio storico, in cui facevo dei piccoli vasetti per la vendita prenatalizia dei ciclamini. Le nostre felci hanno vinto una sorta di olimpiadi del verde, infatti erano le più grandi del mondo. Questa suggestione del verde colpisce perché le piante vivono nel distanziamento sociale. L’apparato delle foglie, l’organismo esterno delle piante, vuole apertura all’ossigeno e alla luce.

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Se si trovano troppo vicine soffocano, non riescono ad assorbire il sole, le loro radici si incastrano. Loro insegnano per loro natura il distanziamento.

Un altro aspetto delle piante che è molto diverso da noi è l’immobilità: nonostante siano ferme usando il polline, il vento e il lavoro straordinario delle benedette api, a mandare le loro spore, semi, nell’atmosfera. Realizzano quel meraviglioso ossimoro “ferme eppure in movimento”. Con questo virus abbiamo capito quanto è preziosa la libertà di movimento. Dobbiamo riflettere sugli sprechi alimentari. Le piante usano il minimo per sopravvivere.

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Le piante e lo spreco

Così per l’acqua: mai come in questo periodo rischiamo di perdere l’acqua, la pianta la usano tutta senza sprechi e se ne hanno troppa muoiono. Noi invece la sprechiamo e così causaimo la morte di animali e nostri simili. Le piante ci inducono ai comportamenti che salvano noi e ci armonizzano con il pianeta.

Infine l’ossigeno. Le piante riciclano anidride e ne fanno ossigeno, hanno vissuto periodi di infinito benessere senza incendi, pesticidi, veleni. Le piante sono un indicatore di salute dell’ambiente. La peste che viviamo è causato dall’ambiente appestato e le piante da molto tempo ce lo stanno comunicando. Se saremo capaci di cogliere questa occasione, l’orribile evento della pandemia potrebbe essere stimolo per un pianeta verde e sano.

 
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