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02 Dicembre 2022

Pubblicato il

Giornata dell'infanzia

Le critiche a Meloni, mamma premier al G20 con figlia, dimostrano un paese arretrato

di Catia Liburdi
Il 20 novembre è la giornata dei diritti dell’infanzia e tra i diritti principali c’è quello di stare con i genitori
Giorgia Meloni al G20 in Indonesia
Giorgia Meloni al G20 in Indonesia

La notizia rimbalzata su tutti i social alcuni giorni fa è stata la scelta della premier Giorgia Meloni di farsi accompagnare al lavoro da sua figlia Ginevra di appena sei anni. Nulla di strano se non per l’eccezionalità dell’incontro dove si sono riuniti i capi di stato più potenti del mondo.

Giorgia Meloni e sua figlia Ginevra (dalla pagina Facebook)

I bambini con le mamme al lavoro

La scelta di portare con sé la bimba ha avuto una serie di critiche negative da parte di giornali che per la loro storia avrebbero dovuto solo apprezzarla. Purtroppo il nostro paese si conferma fanalino di coda in molti ambiti che riguardano le donne e soprattutto le donne impegnate ad alti livelli. I bambini in ufficio non sono ben accolti nella maggior parte delle aziende italiane, sono oggetto di disturbo e rendono improduttiva la giornata lavorativa.

Eppure i bambini amano andare a lavoro con la mamma, sedersi sulla sua scrivania, usare il suo computer, così come amano indossare i suoi vestiti e i suoi tacchi a spillo. E’ un modo per conoscere una versione della mamma fuori dalle mura domestiche. Ginevra ha una mamma importante ma ancora non se ne rende conto. Ciò che invece percepisce è la sua continua assenza da casa e dover passare gran parte del tempo con la baby sitter. Il bambino piccolo può provare ansia da separazione e darsi la colpa per i continui allontanamenti del genitore.

Una mamma “sufficientemente buona”

Quindi la scelta di portare la bimba in viaggio è senza ombra di dubbio una scelta di una mamma sufficientemente buona per dirla alla Winnicott. Una madre sufficientemente buona è colei che è in grado di creare un ambiente idoneo ai bisogni del figlio e che è capace di mettere al primo posto i bisogni della prole quando è necessario. E’ in grado di recuperare i propri spazi senza far mancare la sua presenza. La politica però risulta ancora oggi poco rappresentata dalle donne in Italia e le donne faticano a affermarsi proprio perché devono scegliere a cosa dare priorità.

In Italia il 51,3% dei residenti è donna ma al contrario è rappresentata in minoranza nelle istituzioni. Il nostro Paese è al 36esimo posto per numero di donne che siedono in parlamento, 33esimo per il numero di ministre, e fino allo scorso mese di settembre era l’ultimo paese per assenza di donne capo di stato o presidente del consiglio nella storia repubblicana. Da Ottobre abbiamo finalmente infranto il famoso tetto di cristallo e viene eletta Giorgia Meloni Presidente del Consiglio dei Ministri.

Le donne nelle istituzioni in Italia

Le donne hanno ottenuto il diritto al voto solo nel 1946 ma bisognerà aspettare il 1976 per avere la prima donna ministro. Nel 1979 la prima presidente della Camera. Sarà solo nel 2018 che verrà eletta una donna presidente del Senato. Al Parlamento Europeo non va meglio. Attualmente ci sono 30 donne su 76 europarlamentari italiani. Il governo appena costituito vede solo 7 donne su 25 ministri eletti. La XIX legislatura appena iniziata vede un peggioramento nella rappresentanza femminile.

Sono 186 le donne elette contro i 414 colleghi maschi nelle due Camere. Però queste donne potranno allattare in aula e questo è un altro traguardo raggiunto in questi giorni. Importante per dare ai bambini il diritto di stare con la mamma e al contempo dare alle neo mamme la serenità di poter avere accanto il loro piccolo e allattarlo ogni due o tre ore senza dover abbandonare i lavori in aula. Il 20 novembre è la giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e tra i diritti principali elencati dall’ONU nel 1989 c’è il diritto del minore a stare con i genitori. Una donna leader è più affascinante se accanto a sé cammina sereno il suo bambino.

Foto dalla pagina Facebook di Giorgia Meloni

 

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