17 Settembre 2021

Pubblicato il

Tecnologia e diritti

Lavoratori Ikea non vaccinati mangiano a terra: è questa la sicurezza sul lavoro?

di Stefano Marafini
L'imprenditore moderno e le nuove tecnologie non garantiscono diritti: si spende per il profitto a breve termine e non per la sicurezza dei lavoratori
Ikea logo insegna

Produzione, distribuzione, e controllo individuale. La nostra Società è sempre più controllata analiticamente. Le libertà e i diritti fondamentali vengono eliminati con la falsificazione ideologica.

I lavoratori di Ikea che svolgono la loro pausa pranzo seduti a terra

Colpiscono le immagini, pubblicate su diversi giornali, di gruppi di lavoratori dell’Ikea seduti a terra, o meglio su grate metalliche, per consumare un pasto outdoor, al di fuori dell’ambiente di lavoro.

Accade nel centro logistico del colosso svedese a Le Mose, il grande quartiere industriale di Piacenza. La Direzione Ikea ha applicato le restrizioni imposte dal Governo alla ristorazione, vietando ai lavoratori non coperti dal Green Pass l’accesso alla mensa aziendale.

Vuoi la tua pubblicità qui?

Pertanto gli stessi, che svolgono il proprio lavoro all’interno con gli strumenti di protezione individuale (mascherine, guanti) sono costretti ad uscire per mangiare un panino.

Inutile dire che i lavoratori si sentano offesi, le foto manifestano il loro malcontento; per cui i sindacati protestano, sottolineando di non essere stati preavvisati e chiedendo qualche formadi soluzione per i non vaccinati. Per esempio, si potrebbe attrezzare una tensostruttura all’aperto.

Ovviamente, il problema si pone per tutte le aziende che vogliano lavorare in sicurezza, ovvero rispettare il dettato governativo.

Proprio ieri il presidente di Confindustria Bonomi ha dichiarato che un lavoratore che non voglia o non possa vaccinarsi sarebbe tenuto a fare un tampone ogni 72 ore a sue spese nello stesso luogo di lavoro. Il costo gli verrebbe poi detratto dalla busta paga.

Al che, i sindacati hanno coralmente alzato la voce, rivendicando la gratuità della prestazione allo stato.

La tecnologia avanzata non previene le morti sul lavoro

Ma l’outing (l’esternazione) di Bonomi esprime la mentalità dell’imprenditore che è sempre disponibile a spendere per materie prime e tecnologia; molto meno per ciò che non gli dà un immediato profitto, come la sicurezza sui posti di lavoro.

Cosa verificata ormai troppo frequentemente dalle tante morti di lavoratori dovuti all’incuria, ai ritmi eccessivi, o al malfunzionamento e alla manomissione di impianti, come nel caso dell’operaia risucchiata dalla macchina orditrice nell’azienda tessile di Prato.

Ogni volta che accade un fatto simile, alle proteste, verbali o di piazza, fa da contraltare lo sdegno della politica ed il pianto greco delle Istituzioni. In primis del Presidente della Repubblica, che sembra occupare quello scranno appositamente per distribuire lacrime o sorrisi, a seconda delle occasioni.

Ogni volta si invocano inoltre più responsabilità e più investimenti per la sicurezza. Ma dopo un lasso di tempo, sempre più breve, si verifica un altro lutto.

Nonostante tutta la tecnologia applicata nel ciclo produttivo: come mai, con tutti i controlli computerizzati si garantisce la qualità del prodotto finito, rendendo minimo lo scarto, ma non si riesce a garantire la vita dell’uomo?

Riduzione del costo del lavoro. Salari personalizzati e tempi dilatati

Forse questo obiettivo si raggiungerà quando tutto il lavoro sarà svolto da macchine controllate da altre macchine, senza la presenza umana, come è nelle previsioni di sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e nei sogni degli imprenditori, che così azzereranno la spesa sul salario.

Per il momento essi risparmiano abbassando le retribuzioni, come fa la stessa Ikea; per esempio, una cassiera guadagna circa 600 € al mese, un arredatore 1000.

Politica salariale al ribasso praticano anche tutti i settori della distribuzione, come Amazon e le società Uber, Glovo, Deliveroo, che gestiscono le consegne a domicilio tramite i riders.

Per di più questi ultimi vengono considerati lavoratori autonomi, perciò il loro salario è molto variabile e basso, imposto dalle società che li utilizzano.

Soltanto in tempi recenti ci sono state sentenze giuridiche che impongono di considerarli come lavoratori subordinati, con diritti come gli altri assunti a tempo indeterminato.

L’altro elemento classico di risparmio per l’imprenditoria è la gestione del tempo di lavoro.

In fabbrica si aumentano i ritmi, perciò la produttività; nella distribuzione si tagliano forzosamente i tempi di consegna, aumentando i pacchi che il singolo rider deve consegnare in un giorno.

Ad una analisi appena un po’ attenta, sembra che il tutto si accordi con lo sfruttamento schiavista dei lavoratori extracomunitari impiegati nei campi agricoli del centro sud. Quindi lavoro dall’alba al tramonto, pause incongrue non soltanto ai pasti, ma anche all’espletazione dei più elementari bisogni fisici. Da invidiare gli schiavi che lavoravano alle Piramidi.

Una riprova ne è il cambio di posizione degli imprenditori, medi o grandi (ci sono anche le multinazionali digitali) nei confronti dello smartworking, telelavoro o (letteralmente) lavoro intelligente.

Dopo aver promosso ed esaltato questo tipo di lavoro come foriero di più libertà per gli individui e più produttivo per le aziende (per le quali si poneva però un problema di controllo, magari realizzabile tramite il web), si è verificata una vera e propria inversione “ad u”.

Ovvero anche le società che delocalizzano il lavoro pretendono lo svolgimento di esso in presenza, con i soliti contratti a tempo determinato personalizzati.

Il controllo della vita individuale è funzionale al dominio globale

Inoltre e soprattutto, fin dalla prima rivoluzione industriale è stato necessario controllare (oggi si dice monitorare) il livello di vita, le abitudini, il pensiero e le aspirazioni degli individui.

A maggior ragione questo si può fare oggi, con il predominio di tutte le tecnologie assistite dall’informatica, la tecnica più adeguata al controllo individuale e collettivo.

Le grandi multinazionali, ovvero Big Tech, oggi conoscono tutto di noi, perfino quello che noi umani dimentichiamo. E lo usano a loro vantaggio, sia per proporci l’acquisto dell’ultimo smartphone più performante che il consumo di cibi e medicinali che promettono la vita eterna.

Sarebbe più che necessario fermarsi, sospendere il giudizio, e discutere senza accapigliarsi come accade nei talkshows, dove sembra spesso di assistere alla lotta tra le bestie che si contendono la pozza d’acqua necessaria per la sopravvivenza.

 
Vuoi la tua pubblicità qui?

Condividi questa notizia per primo

Scorri lateralmente questa lista

Seguici per rimanere aggiornato

Sostieni il nostro giornalismo