17 Giugno 2021

Pubblicato il

L’Europa tra passato e futuro: un modello di gioventù

di Daniele Lorusso

L’enigma relativo ad Alessandro, in ogni caso, resta. L'enigma di una personalità il cui passaggio riverbera ancora sulla cultura occidentale

La storia di Alessandro Magno è, in ambito occidentale, la storia di tutte le storie. Il motivo di questa eccezionalità è presto detto. Nel IV secolo a. C., un giovane re di uno Stato importante, quello macedone, ma come allora ce n’erano molti, conduce il proprio esercito dalla Macedonia all’India, fondando uno degli imperi più estesi della storia umana. La lingua greca arriva a diffondersi sulle rive dell’Indo, come è stato detto anche da Giorgio Colli in un abbozzo di tragedia dedicato alla morte del Macedone (contenuto nel volume che raccoglie i suoi quaderni postumi, “La ragione errabonda”).

Nel contesto della storia europea, solo Giulio Cesare e Napoleone gli possono essere accostati, per aver realizzato esperienze simili. Non a caso nelle celebri “Lezioni sulla filosofia della storia”, quando descriverà gli individui da lui definiti cosmico-storici, Hegel farà proprio i nomi di Alessandro, Cesare e Napoleone.

Inoltre, la storia di Alessandro può essere un modello anche per le società globalizzate odierne: la sua sensibilità per gli asiatici, per l’Altro, che gli stessi macedoni gli rimproveravano, è un esempio di integrazione e di convivenza civile tra popolazioni appartenenti ad etnie differenti. Certamente, ad incentivare questa idea di eccezionalità nella cultura occidentale, ha contribuito il discepolato di Alessandro presso Aristotele, così come il padre di Alessandro, Filippo II, aveva voluto e prestabilito. Aristotele era stato discepolo diretto di Platone, così come Platone lo era stato di Socrate.

Dunque, Aristotele consegnò ad Alessandro la quintessenza della cultura filosofica e politica della Grecia classica, seppure i due si divisero proprio sull’atteggiamento da tenere verso gli asiatici. Discriminatorio Aristotele, aperto al dialogo Alessandro. Quando Alessandro morirà, nel 323 a. C. (Aristotele lo seguirà l’anno successivo), un’epoca della storia greca e della cultura occidentale sarà per sempre conclusa.

Per chi fosse interessato ad accostarsi ad Alessandro, le strade sono molte. Innanzitutto il libro su di lui di Robin Lane Fox, Emeritus Fellow del New College di Oxford e tra i massimi studiosi mondiali del periodo, uscito in italiano per l’editore Einaudi. La brillantezza della narrazione, unita alla precisione scientifica nell’interpretazione del singolo dato storico, ne fanno una pietra miliare negli studi in questo campo.

Ma, soprattutto, sono da consigliare quegli autori antichi che si sono occupati direttamente della storia macedone. In particolar modo, Plutarco, autore delle “Vite parallele” in cui è compresa la coppia Alessandro-Cesare; Arriano, che fu autore anche del “Manuale di Epitteto”, testo capitale dello stoicismo occidentale; infine, Curzio Rufo, scrittore di notevole qualità retorica e letteraria. Tutti vissuti tra il I e il II secolo d. C., sotto l’impero romano.

L’altra strada è quella archeologica. È ancora possibile, nell’attuale Macedonia greca, ritrovare tracce del passaggio terreno di Alessandro e del padre Filippo. A Pella, la capitale del regno macedone in cui nacque e crebbe Alessandro bambino, un significativo spazio archeologico e un bellissimo museo, ci restituiscono qualcosa della cifra autentica di quel mondo, che ha caratteristiche proprie sia rispetto al precedente classicismo ateniese, sia rispetto al successivo classicismo romano.

A Verghina, l’antica Ege, il grande archeologo Manolis Andrònikos ha ritrovato delle gigantesche tombe reali a tumulo, che ha attribuito a Filippo II e ai suoi congiunti. Il luogo è carico d’intensità ed è, in ogni caso, una testimonianza di prim’ordine sull’antica Macedonia. Non ci sono ragioni sostanziali per mettere in dubbio l’interpretazione di un archeologo del livello scientifico di Andrònikos. Lo splendore dei colori, la raffinatezza del corredo funebre lasciano, implicitamente, trasparire l’orgoglio di una civiltà che è giunta al suo culmine, alla pienezza della sua maturità.

L’enigma relativo ad Alessandro, in ogni caso, resta. Non solo l’enigma della tomba, cui V. M. Manfredi ha dedicato un gradevole libretto. Rimane l’enigma di una personalità, di un’esperienza terrena unica, il cui passaggio riverbera ancora sulla cultura occidentale (e forse non solo). Forse perché il mondo appartiene alla gioventù. Forse perché gli uomini hanno bisogno, nella loro vita, di immagini di grandezza, per contrastare la mediocrità dilagante, per recuperare il senso dell’identità e dell’intensità. Alessandro è una di queste immagini. (Foto: Le nozze di Alessandro e Rossane; affresco di G. A. Bazzi, detto Il Sodoma, del 1519)

 
Vuoi la tua pubblicità qui?

Condividi questa notizia per primo

Scorri lateralmente questa lista

Seguici per rimanere aggiornato

Sostieni il nostro giornalismo


Nessun commento