23 Ottobre 2021

Pubblicato il

Urlo sociale

Il silenzio elettorale continuamente violato sulla rete e sui social

di Stefano Marafini
Ma è giusto, o no, porre dei limiti all’informazione digitale con il silenzio elettorale? Ormai la legge sembra non avere più un senso
Social Media
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Oggi, da più parti si fa osservare che il classico silenzio stampa che precedeva una qualsiasi tornata elettorale, sia amministrativa che politico-generale, non viene più osservato nei fatti, né da chi fa informazione, né dagli stessi politici candidati, né dai sostenitori di questi.

Nessuno più rispetta il silenzio elettorale

Ciò avviene a causa dei cambiamenti avvenuti nel costume sociale e, soprattutto nei mezzi tecnologici che propagano l’informazione. Molte sono state le violazioni che si sono verificate: propaganda svolta da attivisti in strada nei giorni di venerdì e sabato; dichiarazioni di candidati e politici, anche importanti, come quella di Berlusconi sull’idea della Federazione di Centrodestra, rilasciata all’uscita dal seggio elettorale.

E, soprattutto, i più disparati commenti sui social : Fb, Twitter,etc., da parte di politici di medio e alto rango, Salvini, Meloni, Letta; la cui giustificazione è stata la necessità di una risposta ad attacchi personali, fatta anche con l’uso (secondo gli interessati) strumentale, da parte degli avversari, della stampa e della magistratura.

Vero è che oggi la rapidità, l’immediatezza della comunicazione digitale ha distrutto il vecchio modo di apprendere e propagare le notizie.

Il silenzio stampa poteva garantire l’elettore dalle pressioni esterne

La legge che regolava il silenzio elettorale, vietando l’attività di propaganda attiva nei due giorni precedenti le votazioni e durante lo svolgimento delle stesse, è del lontano 1956.

Era stata concepita per evitare che i partiti manipolassero gli elettori fino al momento di entrare nel seggio e per dare ai cittadini un breve tempo per la riflessione.

Nei fatti, chi, come lo scrivente ha una certa età, ricorderà che ai tempi della “Prima Repubblica”, l’elettore incontrava spesso un attivista o simpatizzante di lista nei pressi del seggio elettorale con cui si scambiavano due chiacchiere. Però, il tutto avveniva in modo più soft; se l’elettore aveva una certa personalità poteva sì dialogare, ma anche comportarsi secondo coscienza.

Certo, la cosa era diversa se chi faceva pressione era l’imprenditore locale che poteva mantenere od offrire il posto di lavoro; ma questo pesante ricatto si effettua con molta più facilità di riuscita oggi, per il fatto che la legge che ha rinnovato il modo di eleggere il sindaco permette a chi ha poter sul territorio di decider prima chi ricoprirà la carica. Perlomeno, prima il sindaco veniva eletto dai partiti nel primo consiglio comunale: c’era perciò sempre un’incertezza, anche se alcuni avevano fatto degli accordi preventivi.

La comunicazione digitale non favorisce la riflessione, ma il controllo dell’individuo, la manipolazione dei gruppi e il dominio dei potenti

La legge su nominata è stata poi aggiornata nel 1975, quando ancora l’informazione era quella della carta stampata e della televisione.

L’Agcom (Autorità per la garanzia nella Comunicazione) nel 2019 ha emesso delle linee guida per la regolazione delle piattaforme digitali, con scarso successo; i social poi, ne sono del tutto estranei.

Questa situazione ha permesso qualsiasi tipo di violazione.

Inoltre, seguendo in questi ultimi giorni i maggiori talkshows in Tv, si poteva notare facilmente che all’apertura della rubrica la conduttrice o conduttore raccomandava agli ospiti di fare i loro interventi in maniera generale, senza fare riferimento agli ultimi sondaggi: qui si è raggiunto il vertice dell’ipocrisia, poiché ogni ospite faceva capire chiaramente per chi parteggiava e quindi faceva propaganda (a parte qualche rarissima eccezione).

Per concludere e liberarci da ogni ipocrisia del presente e del passato, potremmo chiederci: è giusto o no, porre dei limiti all’informazione digitale?

Molti rispondono di no, per due motivi: uno, perché ormai i big del’informatica sanno di noi individui più di noi stessi; due, perché così potremmo scegliere con maggiore oculatezza.

La nostra opinione: il fatto che i proprietari del web sappiano tutto di me, non lo vediamo affatto come positivo; anzi, è il mezzo più potente tramite il quale essi e la politica al loro servizio ci manipolano, orientando non solo le nostre scelte ma anche il pensiero. Il quale, per formarsi in modo solido ha bisogno proprio del silenzio, del tempo necessario per la riflessione.

 
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