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22 Ottobre 2020

Pubblicato il

Materia e Pensiero

Il neurochirurgo Giulio Maira e “Le età della mente”: come avere un cervello sempre giovane

di Giulia Bertotto

Avere un cervello sempre giovane, si può? questo organo è una sorta di foresta: non possiamo impedire che gli alberi muoiano, ma possiamo aumentare le connessioni dei nostri rami

Cervello sempre giovane

Come avere un cervello sempre giovane? O almeno, come possiamo ridurre l’invecchiamento della nostra mente? Vi proponiamo un’intervista esclusiva al celebre neurochirurgo Giulio Maira, sul suo nuovo libro scritto con Vira Carbone, “Le età della mente” (Edizioni Solferino), uscito il 1 ottobre.

Professor Maira, il vostro libro è un’esplorazione del cervello, sia nella sua dimensione ontogenetica, ossia che riguarda l’individuo, sia nella sua ontogenesi, cioè l’evoluzione dell’insieme degli organismi.

“Sì, questo libro è una sorta di guida al nostro cervello, dalla nascita fino all’invecchiamento. Dal concepimento e per buona parte della vita il cervello è soggetto a sviluppo, ma è anche oggetto di potenziali aggressioni che ne impediscono la crescita corretta. Stili di vita sbagliati, droghe, fumo, alimentazione scorretta, a seconda delle varie età, possono danneggiare in modi diversi e più o meno gravi, il nostro cervello. Il cervello umano è straordinario: comincia la sua attività nella pancia della mamma, si potenzia moltissimo durante l’infanzia, muta con l’adolescenza, l’età adulta e la senescenza. Nel libro vengono affrontate le capacità e le particolari vulnerabilità del cervello ad ogni età.

Ci sono due capitolo iniziali dedicati all’anatomia e fisiologia del cervello. E un capitolo finale che cerca di rispondere a questo interrogativo: in che modo la scienza può implementare la natura e il nostro cervello oggi. Vi è inolte una sezione dedicata al lungo viaggio della mente: come è accaduto che dal big bang siamo arrivati all’homo sapiens”.

Avere un cervello sempre giovane…un’opportunità che inizia già dal feto

Lei ha parlato di sostanze tossiche ormai riconosciute come tali. Ma le situazioni di disagio affettivo e familiare, psicologico, ambientale, quanto contano nello sviluppo del cervello?

“Sono fondamentali come quelle sostanze. La cura, la serenità e la socializzazione sono importantissime.

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Giacomo Leopardi scriveva che la materia pensi, è un fatto. E dato che la materia pensa, uno sviluppo scorretto del cervello compromette anche la mente e viceversa.

Essendo la mente espressione di continuità del cervello se esso non si sviluppa al meglio verrà ne risentirà anche la mente. Pensieri ed emozioni dipendono da questa materia cerebrale e in maniera ancora in gran parte misteriosa”.

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Quando con l’età ci accorgiamo di perdere qualche colpo, la memoria si può recuperare?

“Il nostro cervello invecchiando perde neuroni, e questo è inevitabile. Tuttavia se noi lo teniamo attivo e allenato possiamo ritardare e limitare questi effetti. Possiamo far sviluppare rami collaterali ai nostri neuroni. I neuroni vengono a ridursi ma ciascuno può sviluppare rami nuovi. Immaginiamo il cervello umano come una foresta: quando nasciamo abbiamo una fitta boscaglia di alberi, ma piano piano questa foresta si disbosca. Eppure possiamo far diventare il nostro cervello pienissimo di foglie e fronde anche se il numero di alberi si è ridotto. Possiamo fare in modo che nonostante ci sia un minor numero di cellule cerebrali, ci siano molte più connessioni.

Possiamo nutrire il cervello con una vita attiva, fisicamente e mentalmente: mangiare poco e dormire bene. C’è un capitolo dedicato proprio a questo. Nei paesi più attenti agli stili di vita si può ridurre del 30% il rischio Alzheimer. Il cervello in tal senso è come un muscolo. Si può fare cultirismo con il pensiero: socializzare, colloquiare, leggere. Evitare periodi lunghi di stress perché il cortisolo rilasciato con la tensione danneggia le cellule cerebrali”.

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