29 Settembre 2021

Pubblicato il

“Il lavoro che non c’è”, a Roma focus su disoccupazione e art. 18

di Redazione
Sul palco di Atreju Brunetta, Sacconi, Alemanno e Fedriga. Grande assente il ministro del Lavoro Giuliano Poletti

Si è parlato di lavoro nel pomeriggio della seconda giornata di Atreju, la kermesse organizzata da Fratelli d'Italia-AN, in corso a Roma fino a domenica sull'Isola Tiberina. Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia, Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro al Senato, Massimiliano Fedriga, presidente dei deputati della Lega Nord e Gianni Alemanno, consigliere di Roma Capitale, moderati da Alessandro Ciriani, hanno affrontato i temi più caldi dell'attualità italiana. Iniziando dai dati. Eloquenti. 55% il tasso di disoccupazione, disoccupazione giovanile al 43%, e la disoccupazione generale al 13%.

Per Brunetta non è vero che in Italia il lavoro non c'è: l'occupazione sommersa, il nero, secondo l'ex ministro, supera la disoccupazione esplicita. Il problema è quindi sui posti di lavoro regolari, e la nostra disoccupazione è una "disoccupazione da cattive regole". 

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Sull'articolo 18 è intervenuto Sacconi, sottolineando come in Italia sia stato forte il peso della Sinistra "politica e sociale". Bassa occupazione, bassi salari, bassa produttività e bassa dimensione sociale sono le anomalie croniche che si sono verificate nella storia dell'Italia post bellica. Assieme ad una costante e forte presenza di lavoro sommerso. E, in questa situazione, a chi gli chiede quanto contano le regole Sacconi spiega che le regole contano, eccome: ne è un esempio il confronto tra la Legge Biagi e la Legge Fornero. Una, la prima, accelera la produzione dei posti di lavoro, e l'altra, la seconda, "brucia la produzione di posti di lavoro in un clima sfavorevole". Quindi, cattive regole influenzano molto di più di una cattiva tassazione, secondo l'ex ministro del lavoro. Figuriamoci quando ci sono regole cattive con una tassazione cattiva.

Più duro sulla legge Fornero Fedriga, per il quale la legge blocca il ricambio generazionale in un periodo di contrazione dell'offerta lavorativa e non esita a definirla pertanto "una follia". "La disoccupazione giovanile non è dovuta alla crisi internazionale" ma a leggi come questa, che "va abolita". Questa la posizione netta del presidente dei deputati della Lega Nord, alla quale fa seguire una ricetta: rilancio del made in Italy con una tassazione equa e aggiunge: "In Italia servono misure choc, meglio fare una misura choc per dare risposte ai cittadini che sprofondare per dare risposte all'Europa". Conclude tra gli applausi.

Per Alemanno il riformismo di Renzi e dei "proclami renziani" "ha un risultato parziale e non risolve i problemi del lavoro". La soluzione secondo Alemanno passa per due condizioni: la prima, mettere in moto lo sviluppo e tagliare le tasse sul lavoro e sull'impresa, la seconda il recupero della sovranità nazionale in Europa. È proprio questo il punto secondo l'ex sindaco di Roma: la concorrenza "sleale" in Europa di paesi come la Germania, "che fa operazioni di dumping salariale violando i principi stessi dell'unione Europea" ci porta a dover rispettare regole strette e penalizzanti all'interno di un mercato a tutti gli effetti deregolamentato. Da qui l'esigenza di fare un "negoziato duro in Europa" altrimenti, "facciamo la fine della Grecia, ci ritroviamo la Troika dentro casa" conclude Alemanno.

Grande asssente al dibattito Giuliano Poletti, il ministro del Lavoro, che ha disertato l'appuntamento qualche ora prima. E alla fine del dibattito non sono mancati i momenti di tensione: nella definizione dei punti fondamentali posti dalla Lega per aderire al progetto di un eventuale centro destra di nuovo unito (il blocco di Mare Nostrum, l'abolizione della Legge Fornero e una discussione aperta sull'eventualità dell'uscita dell'Italia dall'Euro, ndr), uno scambio di battute al vetriolo fra Sacconi e Fedriga: uno lo accusa di essere a favore dell'indipendenza del Veneto, forse sull'onda mediatica del voto scozzese, ostentando la propria vocazione italica, e l'altro obietta sulla effettiva italianità rimproverandolo di aver fatto entrare in Italia milioni di immigrati.
Nel frattempo i giovani disoccupati italiani rimangono il 43%.

 
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