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Il bronzato e monumentale Colosso di Nerone: immaginate come poteva essere?

Data la sua vicinanza all’anfiteatro Flavio gli fu dato il soprannome di Colosso. L’imperatore lo fece costruire in bronzo dallo scultore Zenodoro

Colosso di Nerone

Colosso di Nerone

Il Colosso di Nerone è sicuramente uno dei monumenti che più avrei avuto il piacere di vedere. Credo sia il desiderio di molti poter vedere tutte quelle opere straordinarie dell’antichità, andate perdute. Nella mia modesta opinione credo che il Colosso di Nerone e il Colosso di Rodi rientrino nella top 10 dei desideri degli appassionati d’arte.

Ma andando per gradi, la storia del Colosso, comincia dal nome latino Colossus Neronis, ed era una colossale statua raffigurante l’imperatore Nerone.

La colossale statua ha una vita molto travagliata: originariamente doveva trovarsi nel vestibolo della Domus Aurea, la villa urbana costruita dall’imperatore dopo il grande incendio di Roma del 64 d.C.

Data la sua vicinanza all’anfiteatro Flavio gli fu affibbiato il soprannome di Colosso. L’imperatore decise di farlo costruire in bronzo dallo scultore greco Zenodoro.

Con la caduta di Nerone e il relativo incendio che devastò gran parte della Domus Aurea, il monumento fu danneggiato e l’imperatore Vespasiano lo restaurò e lo trasformò in una personificazione del dio Elios, il dio Sole.

La statua con sembianze dell’imperatore odiato di Roma, assunse invece l’aspetto di uno degli dei più amati di Roma. Il dio Elios, infatti, veniva venerato a Roma da ogni classe sociale ed era inoltre molto temuto. Se Elios si fosse adirato, per esempio, non avrebbe procurato nell’impero il tempo buono per poter coltivare i campi.

La statua, in bronzo dorato, visibilissima da quasi tutta l’Urbe, era enorme, circa 35 metri di altezza, senza contare il piedistallo alto altri 11 metri. Anticamente raffigurava l’imperatore, mentre successivamente il dio, che nella mano destra teneva una sfera d’argento, raffigurante probabilmente la luna o meglio ancora la terra, mentre sulla sinistra teneva una spada in segno di dominio. Sul capo la statua aveva una corona di raggi d’oro. Ogni raggio misurava circa 3 metri e mezzo.

Ogni 6 giugno era tradizione incoronare il Colosso e addobbarlo con ghirlande di fiori.

Gli studiosi sono abbastanza concordi sul ritenere che la statua si ispirasse probabilmente al Colosso di Rodi. L’immagine della statua è pervenuta grazie ad alcune monete dell’epoca dell’imperatore Tito. Questa statua fu quindi utilizzata dai Flavi, come degno ornamento delle terme di Tito i cui resti si vedono ancora sopra l’ingresso della metropolitana, sotto forma di pilastri di mattoni. La stessa Domus Aurea fu poi successivamente trasformata in terme da Traiano e restituita all’uso pubblico.

È possibile che fosse stato fuso durante le depredazioni avvenute nel 410 da parte dei Visigoti di Alarico.

Colosso-di-Nerone

Del Colosso rimaneva solo il piedistallo, rivestito in marmo e probabilmente costruito nel periodo adrianeo. Purtroppo con i lavori di riqualificazione del 1936 ad opera di Benito Mussolini, tutta l’area della Meta Sudans fu rimossa.

Per quanto purtroppo nella realtà questa colossale statua sia stata sfortunata, è solo grazie alla sua cattiva fama che i libri di storia ancora parlano della sua enorme imponenza e raffinatezza e della sua travagliata storia che l’ha resa immortale.