28 Luglio 2021

Pubblicato il

I bravi ragazzi di Casa Pound: così dice una nota del Ministero

di Redazione

Nella nota ministeriale, i militanti del movimento di estrema destra sono ritratti armati di buone intenzioni, non sono violenti e rispettano le leggi

Sta sollevando commenti di sorpresa e reazioni di sconcerto un'informativa del ministero degli Interni al Tribunale di Roma sui militanti di Casa Pound, i fascisti del III millennio, secondo una loro definizione. Nella nota ministeriale, i militanti del movimento di estrema destra sono ritratti armati di buone intenzioni, non sono affatto presentati come violenti, ma agiscono "nel rispetto della normativa vigente e senza dar luogo a illegalità e turbative dell'ordine pubblico". Inoltre, gli scontri nei quali vengono coinvolti non avvengono per colpa loro – secondo il documento firmato dal capo della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, Mario Papa – "ma di quello che viene definito antifascismo militante". La relazione a tratti pare più uno spot a favore del movimento, come quando sottolinea "l'impegno di Casa Pound a sostegno delle categorie deboli della società, attraverso la richiesta alle amministrazioni locali di assegnare immobili alle famiglie indigenti".

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Risale all'aprile del 2015, quando fu compilata su richiesta del legale dell'associazione, per evitare una causa civile intentata nel 2011 dalla figlia di Ezra Pound a tutela dell'immagine e del nome del padre. Tra le reazioni di perplessità generate dall'informativa del ministero degli Interni, riportiamo quella di Gianluca Peciola, ex capogruppo Sel nella Giunta Marino: "E' assurdo quanto leggiamo in una nota informativa del ministero dell'Interno inviata al Tribunale di Roma in merito a Casa Pound. Una relazione che arriva a pochi giorni dall'aggressione avvenuta a Napoli, riconducibile a formazioni di destra estrema. Le organizzazioni che si richiamano apertamente al fascismo devono essere sciolte in applicazione delle leggi Scelba e Mancino. Chiediamo alla sinistra in Parlamento di presentare un'interrogazione urgente al Ministro dell'Interno". Gianluca Peciola è anche il promotore di una petizione popolare per chiedere al Premier Renzi una "spiegazione sulla vergogna delle statue coperte ai musei Capitolini" in occasione della visita di Hassan Rohani.

 
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