24 Giugno 2021

Pubblicato il

#iorestoacasa con le cuffie

Hole, “Live through this” – 1994. I dischi della quarantena

di Massimo Giorgi

Live through this del gruppo di Courtney Love, merita di stare di diritto nella top ten negli album essenziali del cosiddetto Seattle sound

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Hole, Live through this

Le Hole con Live through this sono le ospiti di oggi. Non è questo il luogo adatto per sindacare se Courtney Love sia la Yoko Ono del grunge, ma accantonando i pregiudizi del caso bisogna riconoscere che le Hole ci hanno lasciato due album degni di nota. L’esordio abrasivo di Pretty on the inside, prodotto da Kim Gordon dei Sonic Youth, e questo Live through this che merita di stare di diritto nella top ten negli album essenziali del cosiddetto Seattle sound.

Registrato nel 1993 ma uscito sette giorni dopo la morte di Kurt Cobain, Live through this delle Hole, risente moltissimo a livello compositivo delle turbolenze nel rapporto Cobain/Love. Turbolenze che ben si amalgamano con lo stile chitarristico di Eric Erlandson, il quale riesce nel difficilissimo compito di non conformare il suono della sua chitarra ai canoni di riferimento del periodo.

Tra i brani spiccano il “manifesto Loveiano”, Violet e anche Miss World, dove troviamo alla chitarra Kurt Cobain. I Think That I Would Die, scritto insieme all’amica/rivale Kate Bjelland, delle Babes in Toyland. Infine la rancorosa Rock Star che poi finirà nel film Io ballo da sola di Bernardo Bertolucci.

Chiudiamo ricordando Kristen Pfaff, bassista del gruppo morta per overdose di eroina un mese dopo il suicidio di Kurt Cobain. Un particolare che fece pensare all’epoca a una relazione tra i due, ma le amiche più strette della Pfaff smentirono decisamente queste voci.

 
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