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27 Settembre 2020

Pubblicato il

Senza certezze la paura

Gli scienziati del Coronavirus, quelli bravi e quelli no, ma senza certezze

di Francesco Febbraro

Adesso vogliono persino discriminare gli over 60, che per un fatto meramente anagrafico, sarebbero più a rischio degli altri...

Ozonoterapia, sembra efficace contro il Coronavirus
Ozonoterapia

Alcuni scienziati che in questi mesi hanno raccontato il Coronavirus spesso si sono contraddetti alimentando così i tanti effetti negativi del Covid-19 che ci ha tolto soprattutto le nostre certezze. Intendiamoci, le certezze sono spesso ingannevoli. La storia insegna che non tutte le certezze lo sono per sempre, alcune sono destinate a svanire, perché la scienza non offre verità ma ipotesi, che possono essere smentite da altre teorie, più valide, che subentrano. La terra non è piatta, nonostante i buontemponi che sostengano il contrario; il sole non gira attorno alla terra; l’uomo può volare con la tecnologia e può persino spostarsi istantaneamente e contemporaneamente in più punti, con il suono e le immagini. L’intelligenza non è prerogativa solo dell’uomo ma anche delle macchine. Per citarne solo alcune.

La gravità del “caso Covid” è nell’aver messo in discussione le certezze più solide

Eravamo certi che la vita all’aria aperta fosse salubre e che ci facesse bene correre, pedalare, nuotare, passeggiare nei boschi, ma ci hanno spiegato che, per proteggere la nostra salute, dobbiamo stare chiusi in casa; eravamo certi che giocare, ridere e svagarsi in compagnia, aumentasse a felicità, strumento ineguagliabile di guarigione, ma ci è stato vietato tutto ciò che può renderci felici. Chiusi, barricati, distanti dagli altri, limitati nei sentimenti e nelle passioni. Persino impediti nel lavorare e produrre, che per molti è la ragione di vita.

Abbiamo seguito le indicazioni degli esperti

Abbiamo accettato “obtorto collo” ma anche con paziente e disciplinata disponibilità, di seguire le indicazioni degli esperti e degli uomini di scienza. Il maggior tempo a nostra disposizione, del quale raramente abbiamo potuto godere in passato e la disponibilità di strumenti per accedere a migliaia di informazioni, ci ha messo però in condizione di valutare ciò che sta avvenendo mettendo a confronto le diverse opinioni su come affrontare la pandemia. Tante notizie false, forse troppe, ma anche qualche notizia degna di essere approfondita. Ma chi ha ragione?
Gli scienziati, direte voi. Si, ma quali? Perché gli scienziati sono di diverse categorie e vorrei provare a formulare una mia personale, quindi arbitraria, graduatoria. Ma voi potete farvi la vostra personale graduatoria confermando o meno la mia.

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Come fare a riconoscere gli scienziati bravi che studiano il Coronavirus

Dunque vediamo: al primo posto metterei gli scienziati riconosciuti dalla comunità internazionale, cioè i Premi Nobel; subito dopo i candidati al Nobel; poi coloro che hanno affrontato, combattuto e vinto altri virus; poi coloro che su questi argomenti hanno pubblicato importanti studi, non smentiti da altre ricerche, in genere docenti universitari di riconosciuta capacità; infine, ma per niente ultimi per le ragioni che vedremo tra poco, coloro che il virus l’hanno affrontato e combattuto sul campo, guardandolo in faccia e scoprendo cosa è successo realmente. A latere, ma fuori da questa mia graduatoria, collocherei anche i funzionari e i membri dell’Istituto Superiore di Sanità e gli “esperti” ai quali il Governo ha affidato il compito di portavoce. Persone che hanno scritto o avanzato ipotesi sul virus e sulle possibili cure, ma che non fanno già parte delle categorie che ho inserito in graduatoria.

La televisione forma l’opinione pubblica

I programmi televisivi, soprattutto quelli di prima serata, plasmano l’opinione pubblica, consolidando e radicando le convinzioni in coloro che non hanno voglia o non possiedono gli strumenti per documentarsi e formarsi una propria opinione. Insomma, quasi tutti noi.
Ebbene, la cosa singolare è che questi programmi sono affollati, direi occupati militarmente, dalle due categorie che non sono in classifica. Non lo trovate strano? Immaginate un’Olimpiade dove non vengano intervistati quelli che hanno conquistato la medaglia d’oro ma quelli che sono stati eliminati nelle batterie. Oppure, che a fine campionato non venga intervistato chi ha vinto lo scudetto ma chi è rimasto a metà classifica. Quantomeno singolare. Quelli che i virus li hanno scoperti e debellati in passato e quelli, molto meno famosi, ma altrettanto concreti, che il virus l’hanno combattuto davvero e in prima linea, ci dicono però cose diverse da quelle degli “esperti” che sul virus stanno ancora studiando.

Coronavirus e scienziati: c’era chi diceva che il virus non sarebbe mai arrivato in Italia

Poco male e non ci sarebbe nulla da dire se le loro indicazioni non fossero fallimentari, come dimostrano i numeri, che adesso ci dicono ogni due giorni, così si nota meno il fallimento: gli infetti, il cui numero, dopo quasi due mesi è ancora a tre cifre e il numero dei deceduti, sempre troppo lontano dallo zero. Il fallimento di chi si impegna contro un nemico sconosciuto, non è una colpa, ma una circostanza. La colpa è invece la supponenza di chi, privo di scienza, ma soprattutto privo di successi, si permette, con arroganza, di insultare chi indica percorsi alternativi ed errori da non ripetere. Non ce l’ho con Buu-buu-Burioni, come l’ha ironicamente definito qualcuno, che rispetto come tutti coloro che ne sanno più di me, ma penso che egli e molti altri, dovrebbero farsi da parte, uscendo dalle luci di una ribalta che non meritano, se non altro per aver detto a febbraio che il virus non sarebbe arrivato in Italia e che eravamo pronti ad affrontarlo. I falliti si facciano da parte.

L’Ozonoterapia, una terapia che dà risultati

Abbiamo le prove che alcune terapie funzionano, cito per tutte l’Ozonoterapia, che ha salvato la vita di molti pazienti; il Prof. Giannini del Rizzoli di Bologna, ha dimostrato, dati e fatti alla mano che il virus diviene letale per una causa legata al sistema cardiovascolare, “tromboembolia venosa generalizzata” si chiama e quindi non servirebbero né tutti i respiratori che stiamo comprando, né tutti i posti letto emergenziali che stiamo approntando, come quello della Fiera di Milano, praticamente vuoto, mentre la gente continua a morire. I dati sono confermati sia dal dott. Manara, che combatte in prima linea Bergamo, che dal dott. Palma, che attesta, dopo 50 autopsie, l’errore diagnostico. Molti di loro sostengono che, con alcuni farmaci già disponibili, purché utilizzati nella fase iniziale, si può evitare la crisi mortale.

Scienziati e Coronavirus: Tarro e Montagnier

Il prof. Tarro, candidato al Nobel, sostiene cose diverse dai nostri esperti e per questo viene insultato, dicendogli di tacere perché è vecchio. Come se l’esperienza di chi ha debellato il colera a Napoli non valesse nulla. Il premio Nobel Luc Montagnier ipotizza di debellare il virus sfruttando le onde elettromagnetiche nelle quali siamo già abbondantemente immersi e lo considerano un rimbambito. Potrei elencarne molti altri. A una precisa domanda, durante una riunione alla Regione Veneto alla presenza del Governatore Zaia, sulla possibilità di trovare un vaccino, il Preside della Facoltà di Medicina ha risposto testualmente: “se il virus non produce anticorpi e ci risultano positivi al test coloro che l’hanno già avuto, dubito fortemente che si possa trovare un vaccino”. D’altronde è esattamente ciò che è successo con il Virus dell’HIV, scoperto da Montagnier, “il rimbambito”. I nostri “esperti”, tuttavia, continuano a ripetere che saremo al sicuro e potremo tornare alla vita normale solo quando avremo il vaccino. Capito? A Roma c’è un detto: “se nun so’ matti nun li volemo”. Forse sono matti, probabilmente in malafede, certamente incapaci, stando ai risultati.

La mancanza di certezze alimenta la paura

Quando si ridicolizzano gli uomini di scienza, che hanno la conoscenza e l’esperienza, ma non si sanno risolvere i problemi, quando crollano le certezze basilari, come la necessità di respirare all’aperto ed essere felici, accrescendo le difese immunitarie che ci proteggono da qualunque virus, scende in campo, prepotente, la paura. Quella di poter diffondere il virus, anche se siamo da soli in un bosco o sulla spiaggia. L’unica certezza è la paura, plasticamente rappresentata dalle immagini di un elicottero che insegue un povero cristo che sta correndo da solo sulla spiaggia. Ridicoli.
Adesso vogliono persino discriminare gli over 60, che per un fatto meramente anagrafico, sarebbero più a rischio degli altri. Ma più a rischio di cosa, se i centenari sardi non si sono affatto ammalati?
“Ma mi facci il piacere” direbbe Totò.

 
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