24 Giugno 2021

Pubblicato il

“Giulia la malvagia”: l’alter ego del pedofilo di Codogno per adescare bimbe

di Gaia Messina

Il pedofilo di Codogno, minacciava bimbe tra 10 e 13 anni: se non avessero assecondato le sue richieste avrebbe ucciso i loro genitori

Pedofilo di Codogno
Pedopornografia e pedofilia

Pedofilo di Codogno: cinquantenne adescava ragazzine su WhatsApp, fingendosi una loro coetanea di nome Giulia, per poi abusarne e filmarle.

19 anni inflitti dal tribunale di Codogno per i reati commessi dall’uomo, il quale inizialmente scriveva alle ragazzine (tutte vicine di casa) fingendosi “Giulia la malvagia”. Giulia poi dettava una serie di ordini tra cui quello di recarsi a casa dell’uomo per concedersi sessualmente.

Le vittime, tutte tra i 10 e i 13 anni, hanno ceduto alle minacce, terrorizzate dall’idea che “Giulia” potesse uccidere i loro genitori.

Il pedofilo di Codogno ha filmato tutto

Sono state trovate diverse telecamere piazzate a casa del molestatore, il quale probabilmente amava riguardare i filmati delle violenze. Nonostante le telecamere, il violentatore chiedeva, sotto le mentite spoglie di Giulia, dei video di nudo alle ragazzine.

Produzione di materiale pedopornografico

Ecco il reato che ha concesso 16 mesi fa alla pm Alessia Menegazzo l’arresto dell’uomo. Oggi però gli sono stati inflitti 19 anni di reclusione più 100.000€ di danni alle famiglie per i reati di violenza sessuale, sostituzione di persona e possesso e produzione di materiale pedopornografico.

Lorenzo Tornielli, avvocato difensore dell’uomo, sostiene che la pena inflitta sia incompatibile con le condizioni mentali dell’uomo: “Questa condanna stupisce, soprattutto perché si tratta di una pena pesante nei confronti di una persona con problemi mentali e totalmente incompatibile con il regime carcerario, che soffre di agorafobia e claustrofobia.”

Il cellulare dato ai bambini troppo presto: “parco giochi” per genitori?

Una volta i bambini venivano piazzati davanti alla tv, usata come distrazione dai genitori per permettersi di rilassarsi e staccare la spina dalla frenesia del loro compito parentale.

Oggi però è il cellulare il nuovo “parco giochi” sostitutivo della televisione.

Gli smartphone, si sa, consentono di svolgere diverse funzioni che bene intrattengono grandi e piccini. È sorprendente notare come i nativi digitali riescano fin dai primi anni di vita a usare in piena autonomia i potenti mezzi tecnologici.

Questa risulta essere sicuramente un’arma a doppio taglio: il cellulare non consente solo di guardare video su youtube e cartoni animati. È presente un rischio molto grande dato dall’uso dei social networks e dalle app di messaggistica istantanea come appunto WhatsApp.

Il pedofilo di Codogno e l’attenzione dei genitori sull’utilizzo dei dispositivi tecnologici

Difficile dirlo. Ma la triste vicenda di Codogno fa riflettere. Si sarebbe potuta evitare se solo i genitori avessero avuto maggiore accesso agli smartphones dei propri figli? O se glieli avessero affidati a un’età superiore? Tutti interrogativi le cui risposte sembrano abbastanza ovvie ma che tuttavia non lo sono affatto. Infatti siamo di fronte a una vera e propria “rivoluzione” sociale e culturale in cui, fin dai primi anni di scuola, se non si possiede uno smartphone si viene etichettati come inferiori rispetto ai coetanei.

La cosa ovvia è che i genitori dovrebbero essere più presenti nella vita dei propri figli e avere maggiore controllo su quello che gli succede.

 
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