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19 Maggio 2022

Pubblicato il

Firenze, restaurato Michelangelo grazie ai batteri: la tecnica

di Lorenzo Villanetti
"I batteri utilizzati sono di origine ambientale, spontanei e innocui", commentano le due studiose Anna Rosa Sprocati e Chiara Alisi
Tombe medicee, Michelangelo
Tombe medicee, Michelangelo

Come riportato dal Corriere della Sera, l’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze ha presentato il nuovo allestimento della Sala del dio fiume di Michelangelo Buonarroti, e i risultato del restauro alle Cappelle medicee in San Lorenzo. Il restauro dell’artista è avvenuto grazie a una tecnica innovativa, che utilizza batteri.

Michelangelo restaurato grazie ai batteri: la tecnica innovativa

La tecnica di biopulitura sperimentata da Anna Rosa Sprocati e Chiara Alisi, studiose dell’Enea, in collaborazione con alcune ricercatrici dell’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ispc), usa ceppi batterici che rimuovono le macchie del marmo.

L’intervento è partito dall’analisi delle singole parti dei monumenti attraverso la spettrografia. Successivamente sono stati eseguiti dei test esplorativi sullo sporco, così da individuare i batteri più adatti alla pulizia. L’ultimo procedimento ha visto lo sviluppo dei batteri in laboratorio, poi applicati al monumento.

“I batteri utilizzati sono di origine ambientale”

“Il sarcofago era alterato da macchie scure. Erano presenti proteine, fosfati, gesso, tracce di silicati e di ossalato di calcio riconducibili alla trasformazione dei liquidi organici derivati dalla sepoltura frettolosa e senza eviscerazione di Alessandro de’ Medici, avvenuta nel 1537″, hanno commentato Sprocati e Alisi.

“Dopo aver testato undici diversi ceppi batterici, abbiamo scelto i tre migliori per la biopulitura. Abbiamo applicato, con supportanti inerti, impacchi di cellule dei ceppi Serratia ficaria, Pseudomonas stutzeri e Rhodococcus. Essi mantengono la giusta umidità e permettono di applicare e rimuovere l’impacco facilmente e senza lasciare residui.

I batteri utilizzati sono di origine ambientale, spontanei e innocui. Li abbiamo scelti tra un’ampia collezione per metabolizzare selettivamente i depositi coerenti identificati in precedenza dalle indagini chimiche, senza spingere oltre la loro azione”.

 

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