Vuoi la tua pubblicità qui?
23 Settembre 2020

Pubblicato il

Si riparte

Fase 2 del Covid 19, fine della pace emergenziale, inizia lo scontro

di Francesco Febbraro

Fase 2 del Covid 19, i giorni dell’unità e degli inni corali cantati dai balconi, sembrano lontani. Arrivano i giorni dell’ira e dello scontro, politico

Fase 2 del Covid 19
Matteo Salvini e leghisti con mascherina in Parlamento

I giorni dell’unità e degli inni corali cantati dai balconi, sembrano lontani. Arrivano i giorni dell’ira e dello scontro, politico. “L’un contro l’altro armato” direbbe il Manzoni, schieramenti opposti si fronteggiano, a colpi di twitter, facebook e comunicati televisivi.

Vuoi la tua pubblicità qui?

Le cause del disastro italiano

La prima contesa riguarda le cause del disastro. Da un lato c’è l’informazione ufficiale, che narra di un virus feroce, inafferrabile, difficile da combattere, che ha lasciato una spaventosa scia di morti e dal quale ci salverà solo un vaccino. Dall’altro la controinformazione, che sostiene che il virus è molto contagioso, ma non così terribile. Lo è diventato solo perché non abbiamo saputo affrontarlo. Siccome è un virus mutante, inutile sperare nel vaccino, meglio concentrarsi sulle cure che gli impediscono di diventare letale. Entrambi lodano il lavoro dei sanitari, ma il secondo gruppo sostiene che una efficace organizzazione avrebbe potuto evitare tutti quei morti.

Fase 2 del Covid 19: aprire o non aprire, questo è il dilemma

La seconda contesa riguarda la riapertura: aprire poco e nel tempo o aprire tutto e subito? Da un lato c’è il Governo, mero esecutore dell’Istituto Superiore di Sanità, che consiglia la massima cautela perché la nuova diffusione del virus aprirebbe scenari apocalittici. Dall’altro c’è chi avverte che aprire poco equivale a non aprire. Una scelta che è ormai illogica e suicida. Meglio differenziare per territorio e organizzare gli spazi e la vita dei cittadini con regole chiare. Come hanno fatto Svezia e Corea, che non hanno chiuso quasi nulla e non stanno peggio di noi. Su questa posizione troviamo Matteo Renzi e alcuni Presidenti di Regione, Calabria in testa.

Scienza inesatta e confusione che regna

Chi ha ragione? La risposta spetterebbe alla scienza che, basandosi su fatti oggettivi, dovrebbe offrire certezze. Invece no e per due ragioni: la prima è che la scienza segue teorie basate su studi e scoperte che vengono smentite da nuove scoperte che fanno nascere nuove ipotesi. Quindi nessuna certezza. La seconda è che, per varie ragioni, forse alcune inconfessabili, gli scienziati non concordano tra loro e spesso litigano, quando addirittura non si insultano. Sul dibattito, prima o poi, irromperà anche la Magistratura, per dirci se qualcuno ha sbagliato e per quale ragione. Noi ci troviamo nel mezzo e non capiamo più nulla, perché abbiamo sentito di tutto e di più su questo virus. Facciamo il punto con alcuni esempi.

Morti inevitabili e chiusura troppo lunga

Un Team internazionale di docenti universitari di Milano, Sassari, Madrid e Rostock, aveva condotto ai primi di marzo uno studio che, utilizzando un modello matematico, prevedeva che il Covid-19, avrebbe fatto entro maggio circa 30.000 vittime. Numeri che sembravano scioccanti ma che la realtà ha confermato. Quindi i morti non erano evitabili? Nello stesso studio si sostiene anche che le misure restrittive di chiusura delle industrie e di limitazione della libertà di movimento dei cittadini, applicate dopo i primi 17 giorni dall’inizio del contagio, incidono minimamente sull’andamento dei contagi e sul numero finale delle vittime. L’andamento dei contagi reali è simile infatti in tutti i Paesi, inclusi quelli dove le industrie non sono mai state chiuse e i cittadini hanno continuato a muoversi. Abbiamo dunque sbagliato a chiudere così a lungo?

Il virus circola da ottobre?

Da un altro studio, condotto dalla Meleam, società USA con sede anche in Puglia, emerge che “gli anticorpi trovati nei soggetti testati risultano datati, quindi il virus era in Italia già da ottobre”. La verità scientifica, sostiene Pasquale Maria Bacco, medico e amministratore delegato, è che “più di un terzo degli italiani è entrato in contatto con il virus già a partire da ottobre, incluso il sud perché, dal loro studio, i positivi risultavano 38% a Napoli e 36% a Bari. Risultati che nessuno ha mai smentito”. Questi dati vennero comunicati alla presidenza del Consiglio dei ministri, ma loro non sono mai stati contattati. Quindi è impossibile che il 90 per cento degli italiani non abbia ancora contratto il virus. Bacco sostiene di disporre di un test sierologico “made in Italy” che sarebbe già utilizzato da Amazon e Ferrari e che “Abbinando test e tamponi, si possono individuare i soggetti immunizzati naturalmente. Se sono positivo all’anticorpo, faccio il tampone, e se sono negativo non posso infettare né essere infettato. Chi è negativo al tampone e ha gli anticorpi può tornare a una vita di società”.

Covid 19, se siamo già immuni cambia tutto per la Fase 2

Questi dati sono abbastanza confermati da quelli del professor Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, secondo il quale: “Alcune migliaia di test sierologici, eseguiti in Liguria e Lombardia su persone asintomatiche, dicono che la percentuale di positivi al Covid 19 è probabilmente superiore al 15%. Questi dati mettono in discussione i bollettini ministeriali sulla effettiva letalità (rapporto di decessi sui contagiati) del virus, cioè sulla sua gravità”. Se le cose stanno così, cioè il virus non è così letale e più del 15% degli italiani è già immune al virus, che senso avrebbe preoccuparsi tanto della riapertura? Non sarebbe meglio affidarsi alle regole per limitare il rischio di ulteriore diffusione e organizzare al meglio le cure per intervenire subito sui primi sintomi e vitando così i decessi?

L’Oms con i piedi di piombo

Attenzione, però! Secondo Mike Ryan, direttore dei programmi di emergenza dell’OMS, la comunità scientifica internazionale non è sicura che dopo il primo contagio si diventi immuni. Uno studio condotto a Shangai ha dimostrato che solo alcuni pazienti sviluppano una “risposta anticorporale”. Rincara il dubbio Maria Van Kerkhove, principale esperta di Covid-19 dell’Oms: “Avere gli anticorpi non significa essere immuni”. Quindi attenzione, le misure di contenimento devono essere ridotte lentamente e con cautela!

Conte si affida alla scienza di I.S.S. e O.M.S. ma sono realmente affidabili?


Il Presidente USA “Donald Duck” Trump – che è chiaramente un avventato, ma è anche il presidente della nazione più potente al mondo e dispone di consiglieri di ogni tipo e livello – ha pragmaticamente minacciato di non finanziare più l’OMS perché ha sbagliato tutte le previsioni e non ha avuto nessuna utilità in questa Pandemia.

Alla roulette del Covid bisogna puntare in fretta

Con queste premesse, hanno ragione tutti e nessuno. Quindi la scelta diventa politica ma quasi fideistica. Chi se la sente di criticare il Premier Conte per aver adottato, in queste condizioni, una linea prudenziale che dà la precedenza alla salute dei cittadini? La scelta di Conte, tuttavia, si basa su proiezioni e scenari futuri del tutto ipotetici, quindi astratti. E nessuno può dirci quanto siano attendibili gli scenari basati su ipotesi non verificabili. Il Governo si trova dunque nella classica situazione del gioco della Dama dove qualunque scelta ti farà perdere una pedina: non deve rischiare la salute dei cittadini, ma non può nemmeno rischiare il default economico dell’Italia. La roulette del Covid 19, però, esige scelte rapide: “Faites vos jeux… Rien ne va plus” .

 
Vuoi la tua pubblicità qui?

Sostieni il nostro giornalismo


Nessun commento