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05 Dicembre 2022

Pubblicato il

Dieta a base di insetti, rivoluzione “green” o banchetto del regime UE?

di Giulia Bertotto
Se le nuove vesti della propaganda non usano più la coercizione fisica ma sono così appetibili perché si mostrano attente alla natura e solidali con il prossimo
Insetti nel piatto

Da diverso tempo la dieta a base di insetti ci viene presentata come una vera rivoluzione, una tavola imbandita di vantaggi: mangiare imenotteri e coleotteri potrebbe essere una scelta valida sia dal punto di vista nutrizionale sia dell’impatto ambientale, maggiormente sostenibile. I piccoli animaletti con esoscheletro infatti, sono una fonte di cibo altamente nutriente perché forniscono proteine di alta qualità paragonabili a quelle contenute nella carne o nel pesce, ma senza i costi ambientali degli allevamenti intensivi dei grandi animali.

Nella sfera umana nessun fatto è solo biologico

Al di là delle proprietà e dei benefici del mangiare vermi, occorre ricordare che nulla di ciò che accade nella società umana è solo un fatto biologico. L’uomo è animale politico e creatura del simbolo, dunque tutto ciò che investe la sfera del suo agire è anche e soprattutto rappresentazione.

Secondo alcuni infatti, come sostiene il filosofo e saggista Diego Fusaro ne Il Giornale d’Italia, non sarebbero così “green” le ragioni per cui l’UE ci spinge le larve nel piatto. La questione sarebbe innanzitutto culturale e non ambientale. Il sistema neoliberale oggi, inventa nuove forme di costrizione eticamente accettate e perfino incensate dall’opinione pubblica, le nuove vesti della propaganda non usano più la coercizione fisica ma sono così appetibili perché si mostrano attente alla natura, solidali con il prossimo.

Dieta a base di insetti: la lotta di classe anche a tavola

Secondo Fusaro assistiamo invece al banchetto della nuova lotta di classe, dove le fasce sociali povere potranno accedere solo a pasti dallo scarso valore nutritivo-culturale, che non rappresentano la tradizione, che non veicolano i sapori della nostra storia.

Il mondo globalizzato ci viene presentato come fantasioso e colorato, in realtà è una distesa senza memoria che serve a livellare la consapevolezza storica dei popoli. Al nuovo capitalismo servono popoli non più solo privi di coscienza di classe ma anche esuli da ogni consapevolezza di appartenenza: devono essere estirpati tutti gli elementi di storia e riconoscibilità di un paese o di un’etnia. E mentre qualcuno ancora si perde in prese di posizione obsolete e in ideologie superate, il Potere muta i suoi paradigmi e non ci si rende conto che la sovranità culturale ed economica di un paese è l’unico antidoto al nulla senza confini dei cannibali finanziari sovranazionali. Il corto circuito è che proprio quelle frange ideologico-politiche che esaltano le differenze, offrono il fianco per la lapidazione delle stesse.

Scrive Fusaro: “Come scriveva Feuerbach, l’uomo è ciò che mangia: ma questo vale sia sul piano materiale, sia sul piano identitario e culturale, nel senso che nel cibo che mangiamo è condensata la nostra civiltà, la nostra storia, la nostra identità”.

 

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