21 Settembre 2021

Pubblicato il

Da Sanremo alle donne-lampadario: provaci ancora Diletta, anzi no

di Giulia Bertotto
Donne-lampadario con tanto di paralume in testa ai bordi della piscina della location: immagine degradante o costume coreografico?

Provaci ancora Diletta, anzi no, lascia stare. A febbraio, sul palco di Sanremo, aveva tentato un discorso sul tema delle pari opportunità finendo col proporre un imbarazzante panegirico sulla sua personale bellezza. Il monologo proseguiva confuso tra esaltazione del suo aspetto fisico e ridimensionamento dell’importanza dell’apparire estetico.

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Dal panegirico sanremese alle donne-lampadario


Prosegue incoerente o forse solo distratta Diletta, che festeggia i suoi trent’anni con un mega party in Sicilia nel quale tra i famosi ospiti come Elodie e Rossella Fiammingo “partecipano” anche delle donne-lampadario.

Sì, donne con tanto di paralume in testa ai bordi della piscina della location, che per molti, nel 2021, risulta un’immagine inaccettabile e degradante della donna. E così, come sempre, il più reattivo dei termometri sociali insorge e Twitter esplode. Qualcuno scrive “Ciao, che lavoro fai? La donna lampadari ai compleanni delle vip che fanno discorsi edificanti a Sanremo”.

Il fratello della festeggiata spiega però al Corriere della Sera che quei copricapo facevano parte del costume di una coreografia. “Non è stata nemmeno Diletta a decidere le coreografie, si è affidata all’agenzia, ma nessuno ci ha trovato niente di male. White and Shine era il dress code della festa, vedere delle ballerine con un copricapo da paralume non ha colpito nessuno. Peraltro, quello era un solo balletto di tanti altri, e c’erano pure ballerini, non solo donne. Hanno fatto performance sull’acqua, suonato il violino, cose diverse”.

Al di là delle ballerine abat-jour, possiamo affermare che il ruolo dei Social nel dibattito pubblico e la loro funzione di denuncia sui temi di interesse collettivo è ancora in una fase di auto-esplorazione: la nostra società deve al più presto comprendere e regolamentare questi potentissimi strumenti di condizionamento, che spesso appiattiscono e polarizzano il discorso pubblico invece di arricchirlo. La sfida, per tutti noi, è quella di un utilizzo responsabile del loro poderoso e capillare potere comunicativo.

 
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