18 Maggio 2021

Pubblicato il

Doppia Pandemia

Covid: danni neurologici per alcuni, disturbo post-traumatico per tutta la popolazione

di Massimo Benedetti

Il Covid può causare diretti danni neurologici a chi lo contrae ma può causare danni psicologici e neurologici a tutta la popolazione, a causa del continuo stress e preoccupazioni

Covid, danni neurologici per alcuni tra coloro che sviluppano la patologia e disturbo post-traumatico per tutti. I più svariati effetti del Covid-19 hanno richiamato l’attenzione degli esperti di ogni campo, da quello sociale a quello prettamente scientifico e medico.

Diverse sono le ricerche che focalizzano l’attenzione sulla correlazione tra coronavirus e cervello, dagli effetti sul suo funzionamento emotivo e cognitivo a quelli sulla sua fisiologia fino ad arrivare alle problematiche di carattere psicosociale riconducibili alle restrizioni dovute.

I danni neurologici che il Covid può causare direttamente a chi lo contrae

A fare il punto sulle conseguenze sulla struttura cerebrale è uno studio della Temple University  sulla proteina SPIKE del Covid e su come questa può attraversare la barriera ematoencefalica con conseguenti danni neurologici.

Sono mal di testa, vertigini, nausea, deconcentrazione e, in alcuni, casi delirio ed encefalite.


“Potrebbero esserci conseguenze cognitive simili alla demenza” afferma il dottor Sandro Iannaccone, primario di Riabilitazione Disturbi Neurologici Cognitivi-Motori all’Ospedale San Raffaele di Milano, che sottolinea come tra i sintomi che riferiscono ex pazienti covid, risulti frequente la difficoltà all’attenzione e alla concentrazione  che ostacolano la ripresa alla vita lavorativa e alle attività quotidiane in molti casi.


Prove a sostegno di tale legame tra covid e cervello e di come il virus riesca a oltrepassare le barriera emato-encefalica provengono, inoltre, da uno studio multidisciplinare della John Hopkins University improntato sull’utilizzo di “mini-cervelli” artificiali costruiti con piccoli tessuti tratti da cellule umane. E’ stato, infatti, dimostrato che questi organoidi potevano essere infettati dal virus Sars-Cov-2,che innesca il covid-19.
I risultati di tali ricerche trovano supporto ormai in larga scala visto che il mondo scientifico vede ormai confermato un subdolo parallelismo fra effetti fisiologici e neurologici che il virus provoca.


L’iniziale correlazione con le influenze stagionali lascia sempre meno spazio alla banalizzazione e a facili parallelismi.
La forte relazione cervello-covid è sottolineata dall’espressione “NeuroCovid”, utilizzata per rafforzare il concetto secondo il quale il virus riesce a penetrare nel sistema nervoso e produrre sintomi, anche a lungo termine di tipo neurologici cognitivi, psichiatrici e soprattutto psicosensoriali, come la perdita di gusto e di olfatto.

Disturbo da stress post-traumatico: i danni che il Covid può causare indirettamente a tutti

Se da un lato il coronavirus attraversa e distrugge la barriera cerebrale, dall’altro ne costruisce indirettamente di tipo sociale. La necessità di contenere i contagi ci ha obbligati ad un distanziamento sociale sconvolgendo la nostra natura di animali sociali e per questo istintivamente portati alla relazione e all’aggregazione, creando i presupposti per ulteriori disagi di natura psicologica. Si passa in questo modo da “NeuroCovid” a stress psicosociale.


Quanto afferma Mencacci, co-presidente della Società italiana di NeuroPsicoFarmacologia e direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute mentale Asst Fatebenefratelli- Sacco di Milano, riguarda appunto “uno svuotamento emotivo” che preoccupa la stabilità e sanità psicologica di chi è costretto a vivere una situazione di restrizioni a lungo termine, soprattutto in ambienti estranei come quello ospedaliero.

Disturbi legati alla sfera umorale


Sull’argomento una pubblicazione uscita su Lancet Psychiatry,  mostra come 39 pazienti (su 125 osservati) ricoverati nelle terapie intensive nei vari nosocomi della Gran Bretagna, abbiano sperimentato disturbi e sintomi come, stati confusionali, cambi di personalità, demenza precoce, psicosi e disturbi legati alla sfera umorale.


I sentimenti più comuni sono la paura e il senso di solitudine che possono essere amplificati nei soggetti resi più fragili dalla depressione o da disturbi d’ansia, che hanno visto una situazione di peggioramento del proprio stato psico-emotivo. Lo stress che ne deriva, però, non riguarda esclusivamente coloro che hanno vissuto in prima persona l’esperienza della malattia.


Il Covid ha stravolto le vite dell’intera popolazione mondiale, ha reso ancora più pericoloso e gravoso il lavoro del personale medico e sanitario, ha lanciato sfide politiche, mettendo a dura prova la resilienza della mente umana. In questo particolare momento storico, dominato dall’incertezza, l’emozione prevalente sembra essere la paura. L’uomo, per sua natura tende ad aggrapparsi a ciò che conosce e che lo rassicura, tentando di mantenere intatto il proprio equilibrio. Quando succede qualcosa che corrode questa omeostasi, la paura e l’angoscia di perdere ciò che si è costruito , a volte anche faticosamente, irrompono all’improvviso. Si perde il controllo, la possibilità di predire e di conseguenza, agire.

La continua attivazione dell’amigdala causata dalla paura


Vivere accompagnati costantemente da emozioni negative, quali l’angoscia, il timore, la paura, la tristezza portano ad una maggiore attivazione di quelle aree sottocorticali, come l’amigdala, che hanno come conseguenza immediata uno stato d’allerta perenne e, quindi, di disagio psichico.

Da qui, una possibile spiegazione della maggiore richiesta di prestazioni presso i centri di salute mentale: si stima, infatti, nell’ultimo anno un aumento di almeno il 30% dei pazienti presi in carico dal SSN.

Il sistema attacco-fuga sempre sollecitato


L’imprevedibilità, la richiesta continua di adattamento a eventi stressanti e i sistemi di allerta e di attacco-fuga sempre attivati, potrebbero addirittura contribuire allo sviluppo del Disturbo da Stress Post Traumatico, che secondo il DSM-5 si presenta in seguito all’esposizione ad un evento traumatico che ha messo a repentaglio la propria vita, la propria sicurezza o quella dei propri familiari.


La correlazione tra PTSD (disturbo-post-traumatico) e il Covid è stata messa in evidenza da  uno studio condotto dai membri della Flinders University condotto su 1040 partecipanti. Dalla ricerca è emerso che oltre il 13% dei partecipanti presentava  sintomi correlati a forte stress da trauma.

Una doppia pandemia possiamo affermare che vede una battaglia quotidiana nelle corsie degli ospedali combattuta da epidemiologi, virologo, anestesisti e personale medico sanitario e una grande preoccupazione per i risvolti psicologici che essa porterà con sé.

Per questo la politica deve da subito investire sul modello clinico e sanitario con attenzione anche alla salute mentale. Ad esempio con la possibilità di un’assistenza gratuita, come già previsto in Francia, per tutti coloro che osservano difficoltà dovute al vissuto di questa esperienza!

In collaborazione con Mariafrancesca Cariati
Dott.ssa in Tecniche e scienze psicologiche

 
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