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01 Ottobre 2020

Pubblicato il

Covid-19, la paura diffusa e la realtà dei dati. Qualche imprecisione forse c’è

di Redazione

I dati del Covid-19: forse i governi dovrebbero essere molto più scettici riguardo al consiglio degli esperti che li hanno guidati fino ad oggi

Covid-19, i dati, Ospedale Spallanzani
Covid-19, i dati, Ospedale Spallanzani

Covid-19 fase 3. L’8 Giugno, stando alle previsioni dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), sarebbe stato il punto più buio dell’epidemia, previsti 151 mila ricoverati in terapia intensiva. Questo in caso di riapertura quasi totale, come è poi accaduto.  Il 3 aprile, giorno del picco massimo registrato, erano 4.068. Nonostante il Prof. Brusaferro, a capo dell’Iss, avesse affermato a chi dubitava all’epoca: “Lo studio è basato sui dati, non ci sono errori”.

Covid-19, qualche lieve imprecisione forse c’era

I modelli usati da coloro i quali hanno influenzato le decisioni del governo, dal lockdown, all’uso di guanti e mascherine, come pure la sanificazione ripetuta delle superfici, sembrano frutto della paura più che dati oggettivi. A febbraio uno studio informava che il virus sopravvive su superfici inanimate a temperatura ambiente fino ad un tempo massimo di 9 giorni, insomma non c’era scampo, oggi un altro articolo invece ci svela che persiste da 3 secondi ad un massimo di due minuti a seconda dei materiali e delle condizioni di temperatura e umidità.

Errare è umano

In Inghilterra emergono dati preoccupanti sui danni di salute causati dal lock-down e dalla sospensione dei servizi ospedalieri durante l’epidemia di Covid-19. Due terzi delle persone con condizioni potenzialmente letali, come tumori o diabete, non hanno potuto avere assistenza medica. Dai modelli dell’Imperial College, che hanno raccomandato il lock-down inglese e in gran parte del mondo, pubblicati nientemeno che su “Nature”, emerge però che così facendo si sono salvate 3,1 milioni di persone. Impressionante, grazie! Sapete come sono arrivati a questa straordinaria rivelazione? Hanno contato le morti registrate dai governi, ed hanno sottratto questo numero dai dati ipotizzati nei loro precedenti modelli. Per i singoli paesi, il numero di vite apparentemente salvate è ancora più impressionante.

Al 4 maggio, l’Italia ha avuto 29.079 morti, ma ne avrebbe avuti 670.000

Al 4 maggio, l’Italia ha avuto 29.079 morti, ma ne avrebbe avuti 670.000 se non fosse stato per il lockdown. Il Regno Unito avrebbe avuto 500.000 morti, invece di 28.734. Tuttavia, una tabella lasciata alla fine della pubblicazione suggerisce che potrebbe esserci una storia diversa da raccontare. Qui, infatti, emerge che la Svezia, 2.769 morti al 4 maggio, avrebbe avuto 28.000 morti nello scenario di “non intervento” nel loro modello. “Ops!”. Quindi, oltre il 90 percento delle morti è stato evitato senza il lockdown, nella realtà, in barba allo stesso modello dell’Imperial College. Lo dichiarano in effetti loro stessi, ma ovviamente bisogna leggere tra le righe, o meglio, nella tabella in fondo.

Come è andata in Svizzera

La Svizzera inoltre, si apprende, senza un completo lockdown, vietando le riunioni di più di cinque persone negli spazi pubblici, ma continuando molte attività economiche, compresa la costruzione, ha evitato oltre il 97% dei decessi previsti dai modelli dell’Imperial College. Errare è umano, raccontare una narrativa, omettendo i propri dati, qualche dubbio in più lo genera.

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Il professor Carl Heneghan del “Center for Evidence-Based Medicine”, con sede a Oxford, ha dichiarato che le infezioni avevano probabilmente raggiunto il loro picco già prima del lockdown nel Regno Unito. La storia italiana, purtroppo, non è diversa.

Il modello svedese e i decessi evitati

Tutto ciò ha importanti implicazioni per il processo decisionale politico. Se avessimo saputo che il 90% delle morti avrebbe potuto essere evitato con il modello svedese – restrizioni relativamente leggere, ma imposte rapidamente – avremmo vissuto il lockdown? In effetti, se la Svezia avesse protetto meglio le case di cura, dove ci sono state la maggioranza dei decessi, avrebbe avuto un bilancio delle vittime ancora più basso. Meglio non parlare delle case di cura in Italia. Abbiamo distrutto le nostre economie e le nostre libertà grazie a compiacenza, mancanza di preparazione e scarsa consulenza scientifica, seguita da una reazione eccessiva ed illiberale. I numeri spaventosi del titolo dello scenario del “non fare” del modello dell’Imperial College non somigliano a nessuna realtà probabile.

La politica della paura e i consigli degli esperti

Continuare con la politica della paura e delle restrizioni sta iniziando a sembrare sempre più un auto-giustificazione. Forse i governi dovrebbero essere molto più scettici riguardo al consiglio degli esperti che li hanno guidati fino ad oggi.

“Il rischio che si verifichi una seconda ondata se tutti gli interventi e tutte le precauzioni vengono abbandonate è molto reale”, dice Samir Bhatt, autore dello studio su Nature, aggiungendo: “Siamo solo all’inizio della pandemia”.

“I dati fanno prevedere una seconda ondata Covid19. Per gli scenari che immaginiamo, in autunno, una patologia come il Sars-cov-2, che è trasmessa da droplet, si può maggiormente diffondere e si può confondere con altre sintomatologie di tipo respiratorio. La famosa ipotesi della seconda ondata è collegata a questo, che, dal punto di vista tecnico scientifico è un dato obiettivo”. Ribadisce Brusaferro.

Errare è umano, perseverare è diabolico

Abbiamo purtroppo imparato a conoscere gli scenari che immaginate, e le loro conseguenze tristemente non immaginarie.

L’Oms è un baraccone che va smontato e rifatto da capo perché finanziato in gran parte da industrie private e pochi Stati e invece dovrebbe fare gli interessi della comunità mondiale. Alla fine di questa epidemia credo si debba aprire una discussione su cos’è l’Oms” – Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di medicina molecolare e virologia all’Università di Padova.

Errare è umano, perseverare è diabolico. Non abbiate paura, aprite gli occhi.

di Michelangelo Toscani

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