16 Maggio 2021

Pubblicato il

Il “settordicesimo” delle ultime settimane

Conte in Parlamento, per il nuovo Dpcm è questione di ore

di Mirko Ciminiello

Il Premier presenta alle Camere le nuove misure anti-Covid, che includono il coprifuoco "a tarda sera", ma non il lockdown. Eppure, il 95% dei positivi ha al massimo sintomi lievi…

conte in parlamento
Il Premier Giuseppe Conte in Parlamento

Stavolta la presenza del bi-Premier Giuseppe Conte in Parlamento è stata preventiva, nel senso che il provvedimento illustrato era in fieri, anziché già firmato. È cambiato anche l’orario, benché immutata fosse la coincidenza con un pasto – per l’occasione, il pranzo. Quasi che il Primo Ministro provasse gusto a rovinare agli Italiani l’appetito e/o la digestione. Sul piatto, infatti, c’era l’annuncio dell’ennesimo inasprimento delle restrizioni in via di concretizzazione attraverso il settordicesimo Dpcm delle ultime settimane. Per il quale, ormai, dovrebbe essere solo questione di ore.

Il Premier Conte in Parlamento

«La curva corre in ogni Continente» ha affermato l’ex Avvocato del popolo a Montecitorio, e «la recrudescenza ha condotto ad una moltiplicazione significativa dei contagi». Per questo motivo, anche a causa «della situazione particolarmente critica in alcune Regioni siamo costretti a intervenire in un’ottica di prudenza per mitigare il contagio».

La strategia contingente sarà modulata sulle differenti situazioni territoriali, tenendo conto sia del dato attuale che di quanto potrebbe avvenire nel prossimo mese. «Esiste un’alta probabilità che 15 Regioni superino le soglie critiche» a livello di terapie intensive e posti letto negli ospedali.

Dunque, ha proseguito Giuseppi, «nel prossimo Dpcm indicheremo tre aree con tre scenari di rischio con misure via via più restrittive. L’inserimento di una Regione avverrà con un’ordinanza del Ministro della Salute», il nomen omen Roberto Speranza.

Conte in Parlamento, le nuove misure anti-Covid

Nel dettaglio, con le nuove disposizioni anti-Covid «introdurremo il limite agli spostamenti da e verso le Regioni con elevati coefficienti di rischio». Verranno anche chiusi musei, mostre, sale scommesse e sale bingo e, limitatamente ai giorni festivi e prefestivi, i centri commerciali. Ancora, verrà ridotta al 50% la capienza dei mezzi pubblici, e sarà possibile arrivare al 100% della didattica a distanza nelle scuole superiori. Questi ultimi due provvedimenti implicano, en passant, che sono state praticamente commissariate il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e il Ministro dei Trasporti Paola De Micheli. Meglio tardi che mai.

Infine, il Governo rosso-giallo prevede di adottare a livello nazionale «limiti alla circolazione delle persone nella fascia serale più tarda». Che, tradotto dal volturarappulese, significa coprifuoco – la maggioranza non gradisce il termine, ma non è che il concetto cambi se si usa un’altra parola.

L’unica incognita resta l’orario, visto che al momento delle comunicazioni di Conte in Parlamento era ancora in corso il vertice tra esecutivo ed enti locali. Sembra però che le istituzioni siano orientate a far scattare gli arresti domiciliari alle 21. O, almeno, questo è quanto hanno lasciato trapelare sia il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri che il sottosegretario al Ministero del Lavoro Francesca Puglisi.

In ogni caso, l’ultima parola ce l’avranno le Camere. «Il Parlamento potrà esprimersi prima dei provvedimenti del Governo, e do la mia disponibilità ad accogliere i rilievi che arriveranno» ha assicurato l’insigne giurista. Bontà sua.

Le perplessità sul nuovo Dpcm

Le maggiori perplessità sul nuovo Dpcm riguardano, ancora una volta, i contraccolpi sul mondo del lavoro, causa efficiente delle proteste che stanno incendiando il Belpaese. Per esempio, il Governatore del Veneto Luca Zaia si è detto pronto «a dar corso a tutte le restrizioni, ma non per le attività produttive».

conte in parlamento: città in rivolta
Città in rivolta

«Siamo consapevoli della frustrazione e del senso di smarrimento e anche della rabbia che si sta manifestando in questi giorni» ha dichiarato il Capo del Governo. «E siamo anche coscienti delle ripercussioni sull’attività economica, la produzione, ma non ci può essere dilemma nella difesa della salute e la tutela dell’economia. Più piegheremo i contagi, più allenteremo le restrizioni».

Tra l’altro, il Presidente del Consiglio ha fatto riferimento al Dl Ristori, che va nella direzione giusta purché non ci siano rinvii. I quali però sono una specie di firma del BisConte, che proprio all’inclinazione verso la dilazione deve il soprannome di Signor Frattanto.

Vizio del resto condiviso con Bruxelles, evocata a proposito del Recovery Fund. Ancora spacciato per panacea di tutti i mali anche se i fondi comunitari arriveranno – se arriveranno – alle calende greche. «Questa è la terza crisi che stiamo vivendo e stavolta si può imprimere una svolta, l’Europa l’ha colta con il programma Next Generation Eu».

Soprattutto, però, c’è un piccolo e insignificante dettaglio che i megafoni del pandemicamente corretto hanno fatto passare pressoché sotto silenzio. «Il quadro è peggiorato rispetto alla prima ondata» ha detto sempre Conte in Parlamento, ma oggi «fino al 95% delle persone presentano sintomi lievi». Vero, perché risulta dall’ultimo bollettino dell’Iss, che è perfino migliore del precedente. Infatti, su 185.394 pazienti positivi di cui sono note le informazioni sanitarie, solo il 5,8% ha «sintomi severi». E coloro che «presentano un quadro clinico critico» sono appena lo 0,5%.

Quale urgenza?

Alla luce di questi dati, viene da chiedersi dove stia l’urgenza. Se non nel fatto che, come riportato dal leguleio pugliese, «registriamo un preoccupante affollamento, in particolare nelle terapie sub-intensive e nell’area medica in generale». Che poi è un’inevitabile conseguenza del virus della paura propagato dai manutengoli del pensiero unico, ma soprassediamo.

Piuttosto, per alleggerire la pressione sui nosocomi si potrebbero somministrare cure e tamponi a domicilio per quanti non necessitano del ricovero. Come suggerito dal leader leghista Matteo Salvini.

Conte in Parlamento ha riaperto alle opposizioni, malgrado il recente rifiuto di queste ultime di sedere a un tavolo di confronto. Il centrodestra come prima cosa ha chiesto di «scongiurare la prospettiva di un secondo lockdown nazionale», che sarebbe devastante per l’economia. E su cui, del resto, i social già ironizzano, anche in riferimento al precedente isolamento. Quando molti approfittavano delle necessità degli animali domestici per riuscire a evadere dalle abitazioni.

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La Camera ha quindi approvato quattro delle 22 proposte contenute nella risoluzione della minoranza. Non saranno molte, ma almeno vanno verso quello spirito di unità invocato dai nostri governanti, e che noi continuiamo a sottoscrivere. E poi, da qualche parte bisogna pur cominciare, no?

 
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