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05 Dicembre 2020

Pubblicato il

Le buone intenzioni non bastano

Decreto Ristori, il Governo scherza col fuoco: “Aiuti entro il 15 novembre”

di Mirko Ciminiello

Dopo la promessa di indennizzi immediati, spunta già una scadenza dilazionata. Che rischia di esasperare ulteriormente gli animi e infiammare ancora la protesta popolare

conte, gualtieri e patuanelli presentano il decreto ristori
Conte, Gualtieri e Patuanelli presentano il Decreto Ristori

Il Decreto Ristori non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale ché già spuntano delle precisazioni sulle scadenze. Che dovevano essere istantanee, ma pare non lo saranno più. Col serio rischio che la maggioranza rosso-gialla, lungi dallo spegnere le rivolte che ormai dilagano in tutta Italia, finisca per gettare benzina sul fuoco.

Il Decreto Ristori

«Abbiamo appena varato il Decreto Ristori, che vale complessivamente oltre 5 miliardi che saranno usati per dare risorse immediate a beneficio delle categorie» penalizzate dall’ultimo Dpcm. Così il bi-Premier Giuseppe Conte, in conferenza stampa assieme ai Ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Aggiungendo di aver firmato il provvedimento «solo quando siamo stati sicuri che queste risorse c’erano».

Più precisamente, si tratta di «5,4 miliardi di indebitamento netto, 6,2 miliardi in termini di saldo netto da finanziare», come ha spiegato il titolare del Mef. Fondi destinati innanzitutto a indennizzare le attività economiche penalizzate dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 24 ottobre.

Tra l’altro, il Dl proroga di altre sei settimane la cassa integrazione legata all’emergenza Covid-19, e conferma il blocco dei licenziamenti fino al 31 gennaio. Al contempo, sospende i contributi previdenziali ai datori di lavoro interessati dalle restrizioni, e concede un credito d’imposta sugli affitti commerciali, valido fino a dicembre. Inoltre, cancella la seconda rata dell’Imu 2020 e assegna due mensilità aggiuntive di Reddito di emergenza a chi già ne aveva diritto. E prevede anche un finanziamento per consentire a medici di base e pediatri di somministrare 2 milioni di tamponi antigenici (i test rapidi).

Soprattutto, però, stanzia i risarcimenti per imprese e lavoratori danneggiati dal semi-lockdown imposto dal Governo. Sono previsti contributi a fondo perduto per un’ampia platea di beneficiari, incluse le filiere dell’agricoltura e della pesca. I rimborsi varieranno dal 100 al 400% dell’importo previsto a maggio dal Decreto Rilancio, a seconda della tipologia di esercizio. Per esempio, le discoteche riceveranno il 400%, piscine e palestre il 200%, i ristoranti il 150%. Infine, non mancherà un’indennità per i lavoratori dello spettacolo, del turismo, dello sport anche dilettantistico, per tassisti e NCC. Né per gli stagionali (però una tantum).

Decreto Ristori, il rischioso vizio della dilazione

Le sovvenzioni saranno, secondo via XX Settembre, il «pezzo forte» del Decreto Ristori (oltre all’aver insegnato che il termine non è solo sinonimo di “sollievo”). E verranno erogate «direttamente sul conto corrente delle categorie interessate con bonifico dell’Agenzia delle Entrate», ha assicurato l’ex Avvocato del Popolo.

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Il titolare del Mise l’ha definita una «misura rapida, efficace ed efficiente». Affermando che era necessario «trovare subito la modalità di intervenire con ristori che non arrivassero tra qualche mese».

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Sottoscriviamo in pieno, perché non si può togliere il diritto di lavorare senza compensare subito i mancati guadagni. Eppure, sulle tempistiche il Cancelliere dello Scacchiere si è lasciato sfuggire un dettaglio che delinea uno scenario leggermente diverso. «Il contributo a fondo perduto sarà erogato automaticamente a oltre 300.000 aziende che già lo hanno già avuto, e quindi contiamo per metà novembre di avere tutti bonifici effettuati da parte dell’Agenzia delle entrate».

Metà novembre. E solo per quanti avevano già usufruito dei sostegni passati – per gli altri, la speranza di Gualtieri è che l’accredito giunga «entro metà di dicembre».

Scadenze non lontane, ma neppure così tempestive. Che rappresentano un piccolo campanello d’allarme, considerando che l’esecutivo, e in specie Giuseppi, è fin troppo incline al vizio della dilazione. È questa tendenza che ha meritato (si fa per dire) al leguleio volturarese il soprannome di Signor Frattanto.

Stavolta, però, Palazzo Chigi farà bene a non scherzare col fuoco, perché l’incendio della protesta già divampa da giorni. E, checché ne dicano i megafoni del pandemicamente corretto, è una protesta per lo più pacifica (benché a volte deturpata da infiltrazioni). Come quella dei ristoratori meneghini sedutisi sul sagrato del Duomo di Milano al grido di “Siamo a terra”.

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decreto ristori: protesta dei ristoratori a milano
Protesta dei ristoratori a Milano contro il Dpcm del 24 ottobre

La pazienza del popolo sta finendo

Le buone intenzioni del Governo, di cui non dubitiamo affatto, non bastano più. E anche le spiegazioni annunciate dal Presidente del Consiglio lasciano ormai il tempo che trovano.

È l’ora di agire, concretamente e senza indugi. Perché per il momento ancora si riesce a scherzare, soprattutto a livello social. Come ha fatto il grande doppiatore e attore Luca Ward, che ha ironizzato sulla coincidenza tra il nome del Decreto e un personaggio che aveva interpretato.

Ma la pazienza di un intero popolo si sta rapidamente esaurendo. Le città ribollono come polveriere. E, di fronte a una crepa nella diga, non si può sempre sperare che sia sufficiente un dito.

 
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