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Carlo Freccero: “Aumento costi piattaforme? Colpa di Sky. Il suo TG fa rabbia”

L’ex dirigente Rai a Radio Radio sull’aumento dei costi delle piattaforme: “Sky è cara e banale, così le altre aumentano il prezzo”

Un collage di foto tra i loghi di alcune piattaforme e Carlo Freccero

Piattaforme tv e Carlo Freccero

Fino a 1500 euro per restare abbonati alle principali piattaforme? A quanto pare si può, o perlomeno si potrebbe. Già, perché infatti sarebbero questi i costi medio mensile da sopportare, se si volesse accedere senza limiti alle migliori piattaforme di condivisione di contenuti cinematografici e televisivi.

Amazon Prime Video
Amazon Prime Video

L’indagine

E’ quanto almeno emerge da un’indagine effettuata, in grado di stimare i numerosi e sempre più crescenti aumenti di Netflix, Prime Video, Disney+, AppleTv+, Now, Paramount+ e Mubi. Sì, perché con il numero moltiplicato degli abbonamenti, cresce la competizione, che comporta un inesorabile e conseguenziale necessità di guadagno. Che può derivare naturalmente da due componenti: l’inserimento di inserti pubblicitari, o l’aumento del costo dell’abbonamento.

Qualche esempio di aumento di costi

Dallo scorso 9 aprile per fare qualche rapido esempio, Prime Video ha introdotto annunci pubblicitari di contenuti, la cui rimozione costerebbe un supplemento di 1,99 euro. Disney+ invece, già dallo scorso novembre, aveva introdotto a 5,99 euro un piano con pubblicità, imitando Netflix. Proprio quest’ultima aveva raccolto nuovi iscritti proprio in virtù dell’inserimento del piano subordinato a visione di contenuti promozionali.

Il parere di Carlo Freccero

Ma a cosa è dovuto l’incremento dei prezzi? Ha provato a spiegarlo Carlo Freccero, autore e critico televisivo. Intervenuto ai microfoni di Radio Radio, all’interno del programma Radio Radio Cafè, condotto da Francesco Caselli, ecco cosa ha detto il massmediologo ed ex dirigente Rai:

Carlo Freccero
Carlo Freccero

“Io sono un abbonato a Sky, quindi parlo a ragion veduta. Il vero problema che è avvenuto in tutto quanto questo panorama audiovisivo è la crisi di Sky. Sky è molto cara ed è in crisi. Col costo di Sky, […la stessa…] non può permettersi di delegare ad altri la programmazione premium di calcio, ad esempio. Dazn ha comprato le maggiori partite del campionato di calcio. Non solo: si sta salvando col tennis, grazie a Sinner. Ma se il tennis raggiunge grandi numeri, è chiaro che venga recuperato anche dalle tv generaliste. La prima conclusione da fare è che la crescita delle piattaforme non è dovuta alla crisi della tv generalista, che invece è in una forma smagliante, vedi il caso clamoroso di Discovery. Ma dall’occupazione di spazi lasciati liberi da Sky. E se Sky è cara e non funziona, ecco che le altre piattaforme hanno la possibilità di aumentare i loro prezzi e di occupare gli spazi lasciati liberi”.

Televisore
Apparecchio televisivo

“Quindi il vero motivo” ha continuato Freccero “è il costo di Sky e la sua crisi, che ha permesso alle altre piattaforme di crescere enormemente e di, in qualche modo, aumentare i loro prezzi. Secondo punto molto importante: c’è anche l’informazione di Sky. Che è una cosa di una banalità totale, un filoamericanismo completo, non tiene mai conto di quella che è la controinformazione. Parlo da abbonato, è una cosa insopportabile. Oltre alla mancanza di contenuti premium, c’è anche l’aspetto ideologico. Almeno le altre piattaforme non fanno informazione, per cui non sono contaminate dal punto di vista ideologico. Sono dei serbatoi di contenuti e basta. A differenza di Sky che manca di contenuti premium”.

“Mai come in questi mesi” ha concluso Freccero, “sta cercando di recuperare facendo dei film importanti. Quando vedi un telegiornale Sky, a te che frequenti la controinformazione, viene un nervoso e ti viene una rabbia incalcolabile“.