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27 Gennaio 2023

Pubblicato il

Nostra intervista

Brasile, assalti sostenitori Bolsonaro: Marco Guidi: “Non è democrazia, è populismo”

di Simone Fabi
Il giornalista sui disordini in Brasile: "Quel che è certo, è che tra assalire Capital Hill o subire in silenzio, ci sono le manifestazioni"
Marco Guidi, giornalista
Marco Guidi

Punizioni esemplari per i responsabili di un attacco “vandalo e fascista”. E’ quanto promesso dal Presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, all’indomani degli assalti ai palazzi del potere, da parte dei sostenitori di Bolsonaro.

Bolsonaro ripudia le accuse

Ex presidente che, dal canto suo attraverso il profilo ufficiale twitter, ha negato responsabilità dei suoi sostenitori. Bolsonaro assicura che, di aver rispettato la Costituzione, “difendendo le leggi, la democrazia, la trasparenza e la sacra libertà”. “Ripudio le accuse” scrive, “senza prove, che l’attuale capo dell’Esecutivo del Brasile mi ha attribuito”.

Lula e Bolsonaro
Luiz Lula e Jair Bolsonaro

Le conseguenze dei disordini

Disordini che però restano e, secondo Lula, si configurano un unicum nella storia del Brasile. Nella capitale la polizia locale è stata posta sotto il comando delle forze federali. L’iniziativa è stata adottata per ragioni di sicurezza.

Come però affermato dal ministro della Giustizia e della Pubblica sicurezza, Flavio Dino, i luoghi del potere sono stati completamente evacuati,mentre oltre 400 persone sono state arrestate. Tra le conseguenze dei disordini anche la rimozione del governatore del Distretto federale di Brasilia Ibaneis Rocha per un periodo di 90 giorni.

La decisione è stata presa dal giudice della Corte Suprema Federale Alexandre De Moraes. I disordini hanno comportato danni considerevoli. Dipinti danneggiati e una situazione che ovviamente resta da monitorare costantemente.

Lula vince le elezioni in Brasile
Lula vince le elezioni in Brasile

Quale democrazia?

Una vicenda che porta comunque a una riflessione in tema di definizione di democrazia. Che incidenza e che significato ha oggi? Per comprenderlo meglio, abbiamo ascoltato Marco Guidi, editorialista ed ex inviato di guerra.

“La parola democrazia ha trovato un fortissimo nemico in un’altra parola: populismo – ha detto Guidi –  Il populismo, nel senso più moderno, è quello che finge di salvaguardare la democrazia delle masse oppresse da una casta. Facendo parte a sua volta di una casta. Perché Bolsonaro rappresenta la casta degli agricoltori intensivi in Amazzonia, degli abbattitori di alberi, degli sfruttatori delle classi povere. Ricordiamoci che il 33% dei brasiliani non ha un impiego fisso. Pertanto la democrazia è indebolita da questo populismo. E’ come se fosse una maschera, utilizzata per sovvertire la tradizione della democrazia”.

Del resto, come diceva qualcuno, la democrazia non è perfetta…

“Lo diceva Churchill. Aveva detto è il peggiore dei sistemi, esclusi tutti gli altri”.

Ci chiediamo se possa essere definito più democratico un paese dove i cittadini esprimono un dissenso, utilizzando anche forme di questo tipo. O se, al contrario, prevale un atteggiamento di silenzio nei confronti di un risultato elettorale…

“Diciamo che c’è una terza via. L’assalto tipo Capital Hill, come quello di ieri, non mi sembrano dissensi esprimibili. C’è stato un risultato preoccupante per Lula: la polizia non ha fatto nulla. Esattamente come non aveva fatto nulla durante l’assalto a Capital Hill. Ma soprattutto, l’esercito è intervenuto tardissimo e solo in modo molto parziale. Perché l’esercito è pieno di gente di stampo filo-bolsonario”.

Alcuni soldati dell'esercito brasiliano
Alcuni soldati dell’esercito brasiliano

“Ricordiamo che Bolsonaro aveva aumentato gli stipendi a tutti i militari, aveva messo dei militari nel suo establishment all’interno del suo governo. Soprattutto la vicenda dell’esercito è il risultato più preoccupante. Oltre al non far niente della polizia, che ha già pagato sia il presidente dello stato di Brasilia, che anche il ministro della polizia degli interni. Quel che è certo che tra assalire Capital Hill o subire in silenzio, ci sono le manifestazioni. Noi abbiamo un esempio colossale di questo esempio, purtroppo represso nel sangue. Mi riferisco alla situazione in Iran. Qui continuano a manifestare pacificamente, nonostante numerose impiccagioni e altre torture. In altri stati come Algeria o Somalia, sarebbe già insorto un gruppo armato per combattere il potere“.

 
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