22 Giugno 2021

Pubblicato il

Birdman

di Redazione

Regia di Iñárritu, vince 4 Oscar: miglior film, miglior sceneggiatura originale, miglior fotografia e miglior regia

Sul filo dell’ipocrisia e della pazzia, niente di più vero avrebbe potuto attraversare lo schermo. Dialoghi urlanti e sguardi intensi di personaggi folli, incastrati tra scenografie teatrali di un piccolo palcoscenico e strade stracolme di newyorkesi in fibrillazione, danno il via ad un gioco senza fine.

Il confine tra finzione e realtà è vapore, quasi non esiste. Gli attori non recitano e vivono in teatro, perché fuori il mondo è di plastica.

L’artista onesto, nella fragilità dei suoi lunghi monologhi, racconta le delusioni di una vita passata alla conquista di gratificazione e riconoscimento. Sogni di gloria infranti insieme a tecnologia impura che annebbia le emozioni in un clic, e si muove subdola verso una nuova malata forma di ambizione: diventare virale.

La banalità viene esaltata senza motivo e l’attore, sconcertato di fronte a tutto questo, rimane bloccato per sempre in un costume da supereroe.

Sciocco personaggio mascherato e alato, quale riflesso di una società contemporanea superficiale e limitata? O coscienza vivace di chi, ancora capace di sognare, spiccherebbe il volo al di là di quei freddi e spietati grattacieli? Ogni spettatore darà un diverso significato a Birdman, immergendosi in un piano sequenza unico, interrotto solo due volte, tra scene sospese, tempo indefinito e ritmo incalzante.

Il protagonista Riggan Thomson (Michael Keaton) non esiste, non è qui. Al suo posto una voce schietta, sgarbata e volgare: una coscienza eccessiva ma funzionale, che presuntuosa si impone senza timore, in quello che oggi è il palcoscenico dell’insicurezza e della paura.

Ogni spettatore farà improvvisamente parte di quel bipolarismo moderno che un giorno ti regala sorrisi e il giorno dopo disperazione. Ed ecco che nella sua drammaticità la morte assume un dolce significato di libertà riscoperta… quando, finalmente, saremo noi stessi per davvero.

"Noi siamo intrappolati in un tempo continuo, che va in una sola direzione, ecco perché diventiamo vecchi e poi moriamo. Fare film e ogni forma d’arte è un modo per uscire dalla nostra esistenza dimensionale. Ecco perché ci piace" (Alejandro González Iñárritu).

 
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