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29 Settembre 2020

Pubblicato il

Il male peggiore

Barriere architettoniche, l’indifferenza dei cittadini nel ventunesimo secolo

di Redazione

Non solo la non considerazione dei governanti politici, ma anche l'inciviltà e l'indifferenza dei cittadini contribuiscono a rendere invivibile la Capitale per un disabile, anzi, direi per ogni persona civile

barriere architettoniche
Bici elettriche dello bike sharing lasciate come peggio non si può

L’accessibilità della città di Roma è un problema lontano dall’essere risolto. È legato alle barriere architettoniche ma non solo. Buche, trasporti, parcheggi per disabili occupati e una pulizia indecorosa costringono allo slalom chi vive sulla sedia a rotelle o un non vedente.

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È un problema di attenzione da parte dell’amministrazione ma anche di educazione civica. Sì, perché nel ventunesimo secolo la mancanza di rispetto delle regole della vita civile in Italia è comune materia di discussione.

Girando per la città tante sono le barriere architettoniche che impediscono a chi vive una disabilità di poter condurre una normale vita sociale. Eppure i disabili hanno pari diritti di tutte le persone normodotate. Diritti sacrosanti che vengono sanciti sia dalla Costituzione sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea .

L’ articolo 3 della Costituzione italiana recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

L’articolo 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dice: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata. È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

Infine, nell‘articolo 26 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea è scritto: “L’Unione riconosce e rispetta il diritto dei disabili di beneficiare di misure intese a garantirne l’autonomia, l’inserimento sociale e professionale e la partecipazione alla vita della comunità”.

Per legge, tutti gli esercizi aperti al pubblico dovrebbero essere a norma abbattimento barriere architettoniche, soprattutto quelli aperti da poco. Per non parlare poi degli uffici pubblici e degli ambulatori  medici.

Le strade sono strutture destinate alla circolazione dei veicoli, e in misura minore dei pedoni e animali. Rappresentano un problema annoso di tutti i centri abitati. Roma non rappresenta certo un eccezione, anzi

Marciapiedi privi di scivoli, devastati o riparati parzialmente e in malo modo, inadatti ad essere percorsi da sedie a rotelle, ma anche da genitori con i passeggini o da chi ha problemi di deambulazione e dai non vedenti.

Non è difficile trovare macchine parcheggiate in posti riservati a disabili, sopra i marciapiedi, sulle strisce pedonali o addirittura davanti gli scivoli.

Se poi non ci sono gli automobilisti incivili, a ostacolare il passaggio dei disabili (e dei pedoni in genere) ci pensa la segnaletica verticale, ossia tutti quei segnali piantati nel bel mezzo dei marciapiedi.

Muovendosi per la città di Roma ci si rende conto delle mille difficoltà che incontrano le persone “diversamente abili” nel condurre una normale vita sociale.

Non solo la non considerazione dei governanti politici, ma anche l’inciviltà, la mancanza di rispetto dei reciproci diritti e doveri, e l’indifferenza dei normali cittadini contribuiscono a rendere invivibile la Capitale per un disabile, anzi, direi per ogni persona civile.

Come può un uomo, un essere pensante, un cittadino qualsiasi, essere il responsabile di una situazione come quella nella foto? Lasciare le bici elettriche dopo l’uso, sul marciapiede, in modo da ostacolare e/o impedire il passaggio dei pedoni, di una sedia a rotelle, di un non vedente, di una madre con passeggino? Come può un uomo “normodotato” arrivare a concepire il compimento di una cosa del genere? E nessuno che interviene a liberare il marciapiede da un ostacolo simile. Così le bici hanno impedito il passaggio di pedoni per 3 giorni almeno. E il punto è situato in zona centrale, in via Panisperna, a pochi minuti dalla stazione Metro Cavour.

 
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