06 Marzo 2021

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A Roma gli “Impressionisti tête à tête”

di Redazione

Gli impressionisti. Il miglior modo per conoscere la Parigi dell’800

Al Complesso del Vittoriano una mostra imperdibile: “Impressionisti tête à tête”, fino al 7 febbraio 2016. Le opere in mostra sono state gentilmente messe a disposizione dal Musèe d’Orsay di Parigi, custode ufficiale di un pezzo di storia inestimabile. 

Nato a Parigi intorno alla seconda dell’ottocento, l’Impressionismo fu un movimento di ribellione non immediatamente apprezzato anzi inizialmente molto osteggiato e considerato immorale e poco professionale. Ma con occhi moderni è possibile considerare gli artisti impressionisti dei precursori dei moderni fotografi atti a fissare l’istante sulla tela. Non stupisce la velocità con cui queste opere venivano prodotte, a volte bastavano solo 15 minuti per vedere realizzate le proprie “impressioni”. Non più la costruzione del disegno, con figure ben delineate e il corpo umano come soggetto principale, non più i colori sapientemente mischiati per creare una superficie liscia ma prevale la predilezione per l’utilizzo dei colori puri come il verde il blu e il rosso dati con pennellate sicure e decise in modo da rendere la superficie irregolari quasi in movimento. Il paesaggio non è più relegato in secondo piano ma diventa parte integrante dell’opera protagonista insieme alla figura umana di queste fotografie del quotidiano. Tutte queste sperimentazioni erano impossibili all’interno di uno studio con luce artificiale e quindi le mura degli studi vengono sostituite dal Plain air, la luce del sole con tutte le sue sfaccettature e tutti i suoi toni cromatici sono preferite alla luce artificiale delle lampade. Anche i ritratti hanno come sfondo, non più una parete nera, ma un bel giardino, un laghetto o gli alberi. 

Tutte queste novità portarono all’invenzione di nuovi strumenti da lavoro. Fecero, in questo periodo, la comparsa i primi tubetti di colore e non più i pigmenti in polvere, le tele assunsero dimensioni decisamente ridotte facili da trasportare. Insomma la rivoluzione non fu solo nella realizzazione ma anche e nei mezzi di produzione dell’opera stessa. Osservare i dipinti impressionisti è il miglior modo per conoscere la società parigina dell’ottocento. I costumi, le usanze, l’abbigliamento, gli atteggiamenti, gli sguardi e le espressioni. È un viaggio nel tempo quello che si può intraprendere, un viaggio fatto di sensazioni talmente reali che si potrebbe toccarle. Un pezzo di storia che rivive nei cieli, nei tramonti, nei prati verdi di una Parigi ottocentesca. Charles Baudelaire diceva degli Impressionisti: “Il vero pittore è colui che sa afferrare il lato epico della vita di ogni giorno e sa farci vedere quanto siamo grandi e poetici nelle nostre cravatte e nelle nostre scarpe verniciate”. 

Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Berthe Morisot: questi, tra i tanti, gli artisti presenti in una rassegna di oltre sessanta opere, tra cui anche dieci sculture. La mostra è curata da Xavier Rey, direttore delle collezioni e conservatore del dipartimento di pittura del Musée d’Orsay, e da Ophélie Ferlier, conservatore del dipartimento di sculture del Musée d’Orsay. Al Complesso del Vittoriano dal 15 ottobre 2015 al 7 febbraio 2016.

 
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