15 Luglio 2021

Pubblicato il

Una Bohéme essenziale e semiscenica all’Auditorium S. Gregorio

di Redazione

L’opera si avvale di un allestimento scenico ridotto e privo di orchestra per motivi di bilancio. Il ricavato va tutto in beneficenza

Domenica all’insegna del bel canto il 7 febbraio all’Auditorium S.Gregorio Barbarigo di Roma all’EUR dove è andata in scena la ‘Bohème’, opera lirica in quattro quadri di Giacomo Puccini composta nel 1895 su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Presentata per l’occasione dalla Compagnia Camilla Opera Lirica, l’opera si avvale di un allestimento scenico ridotto e privo di orchestra per motivi di bilancio oltreché di spazio.

Maestro e direttore al pianoforte è Gianluca Pagliuso. L’approntamento scenico è di Maria Barbi. La vicenda di Bohème è ambientata nella Parigi del 1830, Quartiere latino, ed è la storia spensierata di quattro giovani amici, artisti alle prese con difficoltà economiche, con la miseria che incombe ma è soprattutto la narrazione di due storie d’amore diverse e tormentate, una, quella tra Marcello e Musetta, più leggera, superficiale e violenta con manifestazioni ed esternazioni molto forti, l’altra, tra Rodolfo e Mimì, più tenera e ahimè più tragica nell’esito finale.

Diciamo subito che questa Bohème non è come altre, un po’ per la scelta della sede che ospita in prevalenza un Coro polifonico di musica sacra oltre a manifestazioni e concerti ed è una dépendance della omonima parrocchia, un po’ per i mezzi a disposizione che non prevedono sponsor, un po’per le motivazioni che sottendono all’iniziativa di un gruppo di amici cultori dell’opera lirica , soprattutto perché l’impegno e la qualità espressi da un cast di professionisti straordinari e amatori coniugati alla passione ottengono in questo caso un risultato esaltante.

La Compagnia Camilla nasce nel 1999 per la tenacia di un artista dal talento naturale, di professione ingegnere, che sin dalla tenera età interpretando Que sera sera(Whatever will be will be) aveva manifestato doti vocali non comuni. Sto parlando di Ignazio Semeraro, tenore che ha intrapreso gli studi musicali di tecnica vocale sotto la guida del Mezzosoprano Anna Di Stasio a Roma e con il Tenore Fernando Bandiera a Milano.

Perfezionatosi con il Maestro Luis Baragiola a Milano nello studio della partitura operistica. Si è esibito in numerosi concerti di musica Sacra per organo ed orchestra  in importanti Chiese in Italia tra cui il Duomo di Milano, di Pavia e San Giovanni in Laterano a Roma.

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Nel 2000 in occasione del Giubileo ha cantato nella Sala Nervi in Vaticano alla presenza del Santo Padre. Collabora da quell’anno con il Direttore  Sergio La Stella, maestro del Teatro dell’Opera di Roma partecipando a numerose attività teatrali e concertistiche. Fonda ‘Camilla’ con l’ intento, di rilevante valore formativo, di promuovere e divulgare l’Arte della Musica. Propone così attività teatrali senza scopo di lucro e mette in scena musicisti già affermati e giovani artisti emergenti.

In stretta collaborazione con l’Associazione Culturale Prima Fila Eur, la Compagnia ha al suo attivo numerose rappresentazioni tra cui Traviata, Rigoletto, Aida, Tosca, Bohème, Lucia di Lammermoor, Butterfly, Elisir d’Amore, Cavalleria Rusticana, Barbiere di Siviglia. E’ un teatro con un forte impatto sociale e culturale sul territorio  e presenta diverse compagnie stabili, un coro polifonico e varie produzioni: un repertorio molto ampio, dal teatro all’opera , al melodramma, al balletto. Sul palco, accanto a Rodolfo, il poeta impersonato da Semeraro, c’è una struggente Mimì interpretata dal soprano Yuri Takenaka.

Dopo aver conseguito la laurea in canto e pianoforte ad Aichi in Giappone, la Takenaka approda in Italia e al Conservatorio di Musica S.Cecilia ottiene i diplomi di pianoforte, canto lirico e musica da camera in qualità di pianista. Ha interpretato  la Contessa in “Le Nozze di Figaro”, Anna Bolena in “Anna Bolena”, Mimì e Musetta ne “La Bohème”, Gilda nel “Rigoletto” , Madonna Oretta nella “Madonna Oretta”, Leonora nel “Trovatore”, Micaela nella “Carmen”, Lucia nella “Lucia di Lammermoor”, Violetta ne “La Traviata”, Amelia in “Un ballo in maschera” e Cio–Cio San nella “Madama Butterfly”. Intensa la sua attività concertistica in Europa e Giappone.

Tutti gli interpreti di ‘Bohème’ hanno un un pedigree di tutto rispetto. Il baritono Giorgio Carli è il pittore Marcello, il soprano Laura Pugliese è la civettuola amante Musetta.

Il baritono Maurizio Zanchetti è il musicista Schaunard , il basso Fabrizio Nestonni è il filosofo Colline. Rodolfo, Marcello, Schaunard e Colline sono i quattro amici bohèmiens protagonisti della vicenda. Bohème è un’opera straordinaria per l’aderenza della musica al dettato drammaturgico e la partitura racconta esattamente i movimenti dei cantanti, gli sguardi, una candela che si spegne, un abbraccio, un bacio Un gusto cinematografico nel significare il minimo gesto scenico con la musica.

Come dichiarava un anno fa il maestro David Ciavarella allora direttore del coro di ‘Bohème’ al teatro Sammarco, ci sono pagine dell’opera dove le regole dell’armonia sono completamente rovesciate. All’inizio del secondo atto nella scena del Momus si inizia con una successione di quinte; il primo errore che viene cassato in conservatorio  quando si fa un minimo di composizione. Infrangere le regole significa costruirne di nuove e questo ha fatto Puccini con un lavoro già novecentesco. La trama del melodramma, fatta di i sentimenti sofferti e di profondi contrasti, da Bohème a Tosca a Butterfly è sempre attualissima.

Gianluca Pagliuso direttore al pianoforte, commentava un anno fa ai nostri microfoni la difficoltà dell’allestimento per il grande movimento musicale, scenografico e drammatico che l’ordito contiene, ricordando per alcuni aspetti l’opera buffa del Settecento e, nel primo e secondo atto, il Falstaff di Verdi. C’è Wagner e Massenet nel terzo atto e nella seconda drammatica parte del quarto atto in cui all’improvviso interviene un accordo secco di mi minore ad annunciare il dramma della tragedia compiuta ai quattro inseparabili compagni di avventure.

Ed è il trionfo del sentimento più accorato e la disperazione travolge ogni conforto. Le voci intense straordinarie di Yuri Takenaka e Laura Pugliese, i due soprano che hanno interpretato Mimì, la sventurata ricamatrice di fiori, e Musetta, la conturbante maliatrice oggetto dei patimenti di Marcello e amante del vecchio Alcindoro, hanno incantato una platea composita e ben disposta.

Di grande effetto e ricca di pathos l’esibizione di Ignazio Semeraro accanto a una deliziosa Yuri e altrettanto convincente la prova maiuscola di Giorgio Carli nel ruolo di un contrastato Marcello. Molto apprezzati il baritono Maurizio Zanchetti, dalla duttile vocalità, che ripropone, con il musicista Schaunard, il personaggio con cui ha debuttato, e il basso Fabrizio Nestonni nei panni del filosofo Colline.

Al termine dell’esibizione la commozione pervade il pubblico e gli stessi cantanti. La dolce Yuri Takenaka nel ruolo di Mimì, dopo essersi accasciata sul letto morente, rapita dalla parte ed evidentemente turbata, viene aiutata a sollevarsi dai colleghi in un gesto di tenerezza estrema.

Una Bohème di tutto rispetto, sobria e familiare, un evento inconsueto per un auditorium minuto e accogliente. Una delle tante iniziative che non fanno clamore ma riempiono i cuori, una scommessa, quella di portare l’opera e i grandi compositori nei teatri della periferia, fatta da un manipolo di grandi artisti volontari, soprattutto amici solidali, che avvertono l’urgenza di avvicinare i giovani alla musica e al bel canto, di dare concretamente alla comunità opportunità fondanti, di dare risposte significative ai silenzi delle istituzioni.

Sebastiano Biancheri

Foto di Adriano Di Benedetto

 
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