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Da Passo Corese in tutta Italia, l’inchiesta di Report riporta al centro il lavoro nei magazzini Amazon

Report la trasmissione di Rai 3 condotta da Sigfrido Ranucci indaga su Amazon: ritmi, controlli, pause e diritti da garantire ai lavoratori

Le figure che sono richieste per Amazon

Amazon - Depositphotos - RomaIT.it

Amazon è fatta di camion che entrano ed escono, turni, badge, navette e famiglie che si organizzano con orari spezzati. Per questo la puntata di Report di domenica 25 gennaio, dedicata al rapporto fra l’azienda e i dipendenti della rete logistica, ha avuto un’eco particolare anche vicino Roma, dove il tema del lavoro “misurato al secondo” si intreccia con un territorio che vive di servizi, trasporti e grandi poli di distribuzione.

L’inchiesta di Report su Amazon: ritmi di lavoro, pause e controllo dei tempi

Il servizio firmato da Emanuele Bellano descrive un modello basato su efficienza e prestazioni, con strumenti digitali che rendono il lavoro tracciabile in ogni passaggio. È il lato meno visibile dell’e-commerce: il pacco arriva in fretta perché qualcuno, prima, ha corso. Report insiste sul punto che fa più discutere: l’idea che la ricerca del massimo profitto possa spingersi su un terreno opaco, dove il controllo non riguarda solo il processo, ma la persona.

Nella pagina ufficiale dell’inchiesta, la trasmissione richiama anche l’enorme diffusione della piattaforma in Italia, citando stime su milioni di utenti mensili e su una quota larghissima di cittadini che ha acquistato almeno una volta. È il contesto che rende la questione nazionale: quando una filiera diventa così grande, le condizioni di lavoro non restano un fatto interno, ma riguardano il mercato, i consumatori, la concorrenza e le regole.

“FCLM” e produttività: l’azienda spiega i software, il pubblico chiede garanzie

Fra i nodi messi in fila dall’inchiesta c’è l’uso di sistemi per la gestione del lavoro, indicati come capaci di associare dati operativi ai singoli addetti: volumi, tempi, velocità, pause. Amazon, nelle risposte pubblicate in coda alla puntata e poi in una comunicazione dedicata, sostiene che si tratti di strumenti necessari a governare flussi complessi, che i dati non siano utilizzabili a fini disciplinari e che ci siano autorizzazioni dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro ottenute dopo un percorso avviato nel 2019, oltre a informative coerenti con le norme su privacy e dati personali.

Detto in modo semplice: l’azienda dice “servono per organizzare”, il pubblico teme “servono per controllare”. La differenza sta nelle regole, nella trasparenza e nei controlli indipendenti.

L’ipotesi dei “file” con note personali: perché il tema tocca dignità e riservatezza

Report parla di annotazioni su fogli di calcolo aggiornati con cadenza regolare, con possibili riferimenti a aspetti privati. Nella replica, Amazon respinge l’etichetta di dossier: descrive colloqui informali al rientro da assenze, finalizzati a capire se servono adattamenti organizzativi (turni, mansioni, ergonomia) e sostiene che la raccolta di dati sensibili non sarebbe prevista. Aggiunge che un file del genere sarebbe circolato in passato per un errore di gestione degli accessi e che l’azienda sarebbe intervenuta rimuovendolo e rafforzando protocolli.

Per chi lavora, però, non è solo una questione tecnica: è la percezione di essere “letti” anche oltre il lavoro, di vedere la propria vita ridotta a note, tag, valutazioni. È qui che il tema diventa umano, prima ancora che giuridico.

Sindacati e “intelligence”: le accuse più pesanti, la richiesta di accertamenti

L’inchiesta richiama anche l’ipotesi di attività orientate a monitorare agitazioni e scioperi, con riferimenti a presunte infiltrazioni e raccolta di materiali in contesti sindacali. Amazon afferma di non conoscere i dettagli necessari per commentare e dice che svolgerà verifiche se riceverà elementi più contestualizzati.

È un fronte che, se confermato, cambierebbe tutto: non si parlerebbe più solo di organizzazione del lavoro, ma di diritti fondamentali. Proprio per questo, la partita si gioca su fatti verificabili, documenti, riscontri, non su suggestioni.

TERA Team e sicurezza operativa: dove finisce la prevenzione e dove inizia l’invasione

Nelle risposte rese pubbliche compare anche il riferimento a un team di risk management (TERA). Amazon lo descrive come una struttura che analizza rischi basandosi su informazioni pubbliche, citando meteo, traffico, eventi con grande affluenza, e parla di collaborazione con le forze dell’ordine per valutare rischi legati a sicurezza e salute dei lavoratori.

Anche qui, il tema è il confine: sicurezza e continuità del servizio sono legittime, ma la trasparenza su cosa si monitora e perché è ciò che rende credibile qualunque “prevenzione”.

Lazio e lavoro logistico: perché la puntata di Report parla anche a chi vive intorno Roma

Nel quadrante romano e lungo gli assi verso la Sabina e la provincia, la logistica è diventata un pezzo di economia quotidiana. I territori vedono opportunità occupazionali e indotto, ma pagano anche il costo dei turni, del pendolarismo, del traffico pesante e della pressione sui servizi. Quando un’inchiesta nazionale accende i riflettori su ritmi e controlli, finisce per parlare anche a chi vive vicino ai poli: non solo ai lavoratori, ma alle famiglie, ai sindaci, alle aziende dell’indotto, ai sindacati che raccolgono segnalazioni.

I controlli richiesti a Ispettorato e Garante: cosa può succedere dopo la tv

La pagina di Report evidenzia che resta aperta la questione dei controlli da parte delle autorità chiamate a tutelare i lavoratori, citando Ispettorato Nazionale del Lavoro e Garante privacy. È il passaggio che può trasformare la puntata in un iter concreto: verifiche su autorizzazioni, procedure, gestione dei dati, eventuali correttivi.

Amazon, dal canto suo, rivendica investimenti e occupazione, oltre a scelte retributive e benefit, sostenendo di operare in un contesto sicuro e moderno. Ora la domanda che interessa chi lavora — e chi vive vicino ai poli logistici — è una sola: quanto di questa modernità migliora davvero la vita in turno, e quanto chiede in cambio, in termini di controllo e pressione.