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26 Gennaio 2022

Pubblicato il

Un “Patriota al Quirinale”, la profondità di una richiesta incompresa

di Antonio Augello
Una richiesta che può sembrare infantile e antistorica ma che invece ha un significato di grande valore

Secondo solo ai ripetitivi e contraddittori dibattiti sull’emergenza Covid, la programmata elezione del prossimo Presidente è l’altro argomento principe di questo fine 2021.

In un turbinio ridondante di nomi illustri, l’ultima rappresentante storicamente riconosciuta della Destra italiana, Giorgia Meloni, ulteriormente accreditata anche in virtù delle recenti scelte politiche, ha espresso l’unica condizione richiesta per una chiara condivisione della scelta: il prossimo Presidente della Repubblica deve essere un Patriota.

Un patriota al Quirinale e D’Annunzio, l’ultimo patriota

Ai più superficiali, tale richiesta potrebbe generare un riso di scherno per un utilizzo quasi infantile ed antistorico della lingua italiana. Forse potrebbe simboleggiare una mancanza di argomenti politicamente sostenibili e comunque un pensiero poco compatibili in epoca di globalizzazione estrema.

In realtà, l’utilizzo di siffatto archetipo non può che riportarci alla matrice del patriottismo, quello rivoluzionario e puro del “ Vate” Gabriele D’Annunzio.

D’Annunzio fu l’unico a capire molto prima degli altri che Mussolini, per lo scellerato patto con la Germania di Hitler avrebbe portato l’Italia nella polvere scavandosi essa stessa la fossa. E così seppellendo le non poche virtuosità di un’ideologia tanto utile al riscatto di un popolo martoriato e confuso. D’Annunzio, che amava utilizzare il termine Patria, riferendosi amorevolmente ad un’Italia ormai prossima alla distruzione sociale e politica oltre che a quella umana e culturale, è stato l’ultimo Patriota, e forse per questo venne “accantonato” da Mussolini ed “imprigionato” nei magnifici giardini del Vittoriale fino alla morte, sopraggiunta 2 anni prima della Guerra.

Mussolini, D’Annunzio e la Destra di oggi

Per Mussolini, ormai incastrato dalla pletora di gerarchi corrotti ed oltremodo debole nel dare libero sfogo allo squadrismo ignorante e violento, il patriottismo rivoluzionario di D’Annunzio era diventato una minaccia. L’intelletto contro l’ignoranza, l’ideale contro l’opportunismo, il patriottismo contro la ricerca del potere, la giustizia contro l’oppressione.

Il manifesto politico della destra dannunziana, che se non abiurato dal Duce, avrebbe permesso oggi di utilizzare con tranquillità la parola “patriottismo”. Esso fornisce il suo massimo esempio di realizzazione nell’impresa di Fiume del Settembre 1919, quando Gabriele d’Annunzio, alla testa di alcuni reparti militari ammutinati (i suoi «legionari») occupò la città di Fiume (l’attuale Rijeka in Croazia ), rivendicandone l’annessione all’Italia a chiusura dell’irrisolto contenzioso tra Italia e Jugoslavia dopo la Prima Guerra Mondiale.

Ne nacque un governo della città innovatore e rivoluzionario, a metà tra le istanze futuriste del Sessantotto e la realizzazione oggi utopistica dell’idea di destra sociale libera e popolare.

Anche se all’epoca Benito Mussolini aveva appoggiato l’azione del Comandante D’Annunzio (almeno a parole), nulla fece quando il successivo governo di Giovanni Giolitti, in forza dell’accordo con la Jugoslavia, sgombrò d’Annunzio ed i suoi legionari dalla città con la forza nel dicembre 1920. D’Annunzio in fondo, per quanto protagonista della storia politica, ma soprattutto portatore di un’ideologia politica al servizio di un governo, è stato trasgressione e disobbedienza . Ha sentito il dovere di andare contro il potere, di prendere posizione controcorrente per potersi sentire se stesso e cioè un Patriota vero.

Malgrado ciò, e ne abbiamo la conferma, oggi la destra parlamentare sembra rivendicare con maggior forza l’avventura dannunziana da Fiume al crepuscolo del Vittoriale come parte della propria storia e quindi della propria rivisitata ideologia in cui lo Stato diventa Patria.

Il patriota della Cultura per una nuova Destra

Ma soprattutto dovrebbe rivendicare quei caratteri dannunziani di intellettualismo e cultura che dopo essere stati accantonati dal Mussolini del “Patto d’acciaio “ hanno condannato fino ad oggi il mondo della Destra ad un ruolo troppo marginale ed inespresso negli altri poteri dello Stato.

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Giustizia, Informazione e Cultura hanno enorme necessità di equa rappresentanza e di equilibrato indirizzo per sopperire all’inevitabile decadenza di una gestione totalitaria e senza un’aperta visione.

Quanto alla prossima elezione a Presidente della Repubblica, se il Patriota richiesto dalla Destra odierna sarà in grado di far prevalere l’intellettualismo sullo squadrismo, la cultura sull’ignoranza, la verità sulla propaganda, allora sarà un buon Capo dello Stato in grado di “garantire” tutti gli italiani.

Sarà anche un segnale per una più equa rappresentanza del pensiero dei cittadini che dovrà essere capace di espandersi in tutti i gangli vitali di una democrazia compiuta. Esiste oggi un candidato con queste precise attitudini?

 
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