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Trastevere, la morte di “Bisigato” e la donna del mistero

Il 19 gennaio 1995 il pensionato Alessandro Pieri, 78 anni, ex calciatore dell’Alba Roma non si presenta all’appuntamento con il suo amico

Quartiere Trastevere di Roma, anni 90

Un pensionato romano, che viveva solo, nel 1995 viene trovato morto a casa a Trastevere. Gli indizi fanno pensare a una donna che abbia approfittato di lui, per derubarlo. Ma non se ne viene a capo. Resta uno dei tanti delitti irrisolti di Roma. Con le tecnologie di oggi si sarebbe potuto scoprire di più.

“Bisigato” e la donna del mistero

Il 19 gennaio 1995 il pensionato Alessandro Pieri, 78 anni, ex calciatore dell’Alba Roma (serie C, anni trenta), poi autista del Servizio affissioni del Comune, non si presenta all’appuntamento con l’amico Salvatore Grasso, rivenditore di accessori auto a Porta Portese, per andare a pranzo assieme. Era un appuntamento abituale al quale il Pieri non mancava mai. Era noto con il nome di Bisigato, per il suo passato da calciatore e perché somigliante ad un ex giocatore della Lazio: Antonio Bisigato bomber biancazzurro negli anni tra il 1932 e il 1936.

Lo trovano a casa disteso sul divano morto

Partono le ricerche, che finiscono subito tragicamente. Qui sorge la prima contraddizione. Secondo alcuni giornali, furono i Carabinieri a entrare per primi in casa. Secondo Fabrizio Peronaci, sul Corriere.it, invece fu il figlio dell’amico, il 25enne Max Grasso, a correre a via Morosini 14, entrare nell’appartamento del Pieri, trovando la porta semiaperta e fare la macabra scoperta. In salotto l’uomo era disteso sul divano, morto, senza segni evidenti sul corpo. Nonostante l’età il Pieri stava bene, aveva un aspetto curato e una bella presenza. Di cosa era morto? L’uomo non era malato né depresso.

Sul tavolo si vede un vassoio di paste fresche, di una pasticceria molto nota a Trastevere e due bicchierini di liquore, pieni a metà, uno dei due con i segni del rossetto sul bordo. Quindi c’era stata una donna fino a poco prima. Il ché trova conferma nelle cicche con lo stesso segno di rossetto ancora nel posacenere. Al Pieri mancava l’anello d’oro, che portava sempre al dito, con la testa di Nettuno e, più tardi si saprà, anche una banconota da 100 mila lire. Subito viene avvisato il nipote che abitava nello stesso stabile e di lì a poco si riempie la strada di polizia, giornalisti, curiosi, amici del Pieri.

La falsa assistente sociale che gli porta i pasticcini

L’indagine sulla morte di Alessandro, inizialmente si concentrò sulla presenza di una falsa assistente sociale, la quale sarebbe riuscita ad intrufolarsi nell’abitazione per poi versare il sonnifero nella bevanda dell’anziano. E perché un sonnifero? E perché non altro?

Di certo non è stato un semplice malore, altrimenti moriva sul pianerottolo”, commentò Max Grasso. Non ci si spiega perché le indagini non abbiano sortito un risultato dalla verifica di chi avesse acquistato quelle paste, presenti sul tavolo in casa della vittima. Non dovevano averle acquistate tanto prima forse si poteva capire chi le avesse comprate.

Che il movente potesse essere il furto dell’anello e dei soldi è una delle ipotesi ma lascia un po’ perplessi, perché si tratta di un bottino troppo magro per uccidere una persona, specie se è un uomo sensibile al fascino femminile e una donna priva scrupoli sa come far fruttare quell’amicizia a lungo e non risolverla in un banale furto.

Gli inquirenti pensavano comunque che la donna si fosse presentata come una falsa assistente sociale. Perché un’assistente sociale si presenterebbe a casa con dei pasticcini? Gli incontri con gli assistenti sociali sono cordiali ma non prevedono cortesie del genere. Sembra più un incontro galante, anche se l’ora mattutina non appare la più favorevole per questo genere di appuntamenti. Le indagini si svolsero con grande impegno, dicono i testimoni di allora. Tutti i vicini vennero interrogati ma nessuno aveva visto entrare una donna quella mattina. Cosa anche questa contraddetta da altri ma senza un esito positivo.

Gli esami tossicologici non rivelarono nessuna sostanza sospetta

Dagli esami tossicologici non trapelò alcuna sostanza sospetta e questo portò ad aprire la strada a nuove domande: “Bisigato” fu forse vittima di un semplice malore, forse proprio durante l’incontro con una signora che, successivamente, sarebbe stata colta dalla tentazione di portare via qualcosa? “Certo, lui un po’ femminaro lo era… Un invito a casa per pura galanteria ci poteva stare. Però, stranamente, a mio padre non aveva parlato di una nuova fiamma. Mah…”, sostenne Max Grasso. La procura decise in seguito di mollare la presa anche per via dell’assenza di prove certe e testimoni. Comunque l’autopsia avrebbe dovuto svelare la causa di morte anche se dovuta a un malore accidentale.

Chi era Alessandro Pieri detto Bisigato?

Sempre gentile, ben vestito, una specie di buontempone nel suo stile sobrio e impeccabile, Alessandro si era sposato presto, rimasto vedovo aveva avuto una nuova compagna per poi tornare a vivere da solo nella sua casa al primo piano di via Morosini a due passi da piazza San Cosimato. Era molto conosciuto nella zona. Alla notizia della morte sotto casa si formano capannelli di giornalisti, reporter, amici, curiosi e forze dell’Ordine.

Si pensa ad un suicidio, ma dai primi accertamenti gli inquirenti scoprono che Alessandro non era né malato, né depresso e non aveva problemi finanziari. Anzi la vita gli sorrideva. La porta semi aperta comunque dimostra che qualcuno abbia lasciato quella casa in fretta. I segnali sul tavolo e nel portacenere non lasciano dubbi. Allora non c’era l’esame del Dna, altrimenti sapremmo quale fosse quello delle tracce di rossetto sul bicchiere e sulle cicche. Se si fossero mantenute quelle prove oggi, potremmo tentare una ricerca e dare un volto a quella donna.

Se fosse accaduto oggi gli inquirenti avrebbero più tracce

Gli elementi compositi della scena del delitto fanno pensare ad un incontro galante. Ma chi è la donna del mistero? Si pensa ad una delle tante false assistenti sociali che girano nel quartiere in cerca di pensionati  e che di solito chiamiamo con altri termini. Che fosse un incontro concordato non c’è dubbio. Alessandro secondo me conosceva già la donna. Perché non indagare tra le sue frequentazioni?  Allora non erano ancora diffusi i telefoni cellulari come adesso e le tracce che lasciano con le chiamate forse non sarebbero state riscontrabili. Comunque Alessandro non ce l’aveva, anche se era il 1995 e già circolavano i primi Motorola.

Era forse un’amica o una donna conosciuta da poco, per caso? Negli interrogatori vennero ascoltati gli inquilini del palazzo, qualcuno parlò di una femme fatale, una signora ben vestita, ma non ci furono riscontri. La donna si è come volatilizzata e nessuno riuscì a darle un volto. Neanche dell’anello con la testa di Nettuno s’è più saputo niente e dire che potrebbe essere finito da qualche ricettatore a Porta Portese.
Sta di fatto che la Squadra Mobile e i Carabinieri indagarono per alcune settimane per poi arrendersi. La morte di Alessandro detto Bisigato, finì così nell’elenco dei casi irrisolti romani.