Vuoi la tua pubblicità qui?
Vuoi la tua pubblicità qui?
24 Maggio 2022

Pubblicato il

“Svolta”, “cambiamento”, etc. Urge una tassa sulle parole vuote dei politici

di Federico Zamboni
Gli slogan sono un tipico strumento della propaganda e non c’è da sorprendersi. Ma tra l’uso e l’abuso c’è una differenza decisiva: e la sanzione dipende da noi

Volevano tassare le merendine. Si accingono a tassare le bibite gassate.

Pur di raggranellare quattrini non escludono alcun balzello: e fino a qui pazienza, se ci fosse almeno la franchezza di dire che il vero e unico scopo è quello di tirar su qualche soldo, per attenuare un tantino l’indebitamento nazionale.

Invece no. Invece ci raccontano che l’intento è la salvaguardia della salute collettiva. E in particolare dei più piccoli. Che, poverini, se si rimpinzano di porcherie zuccheratissime diventano grassi, o persino obesi. E quindi si avviano a non vivere in buona salute. E quindi ancora, o prima o dopo, a diventare un costo aggiuntivo per il sistema sanitario.

Poverini loro, impoveriti tutti noi. Poveracci sia noi che loro.

Pretesto per pretesto, si può fare di meglio: una bella tassa sulle parole vuote dei politici. La base imponibile, diciamo così, sarebbe smisurata. E l’accertamento un gioco da ragazzi, se affidato a persone di buon senso e non ai soliti “amici degli amici”.

Basta sfogliare i quotidiani più noti, o farsi un giretto sui rispettivi siti. L’abbondanza regna sovrana e c’è solo l’imbarazzo della scelta. Poi, magari, nel mentre ci si aggira tra le pagine stampate e le pagine online (immaginandosi di appartenere al neonato “Nucleo speciale GdF – Ufficio Insulti alla pubblica intelligenza”) si può cogliere l’occasione per alzare un po’ il tiro, e riflettere più a fondo.

A partire da un paio di domande: perché usano di continuo espressioni così generiche? Perché hanno così tanta difficoltà a dire chiaro e tondo che genere di società vorrebbero plasmare, e imporci, se dipendesse da loro? 

Imbonitore avvisato…

«O questo è veramente un governo di svolta, che cambia le cose sul serio, o viene meno la ragione della sua esistenza».

La frase è di Nicola Zingaretti, o quantomeno così viene presentata, con tanto di virgolette, dal Corriere della Sera. Che sia davvero sua, o comunque in linea col suo pensiero, è d’altronde avvalorato da una serie di dichiarazioni precedenti. Tipo questa, di inizio settembre: «Bene questa svolta, ora è il tempo di cambiare l’Italia. Questo governo nasce nel Parlamento come il governo precedente, abbiamo fermato Salvini e il solo annuncio di questa fase sta facendo tornare l’Italia protagonista in Europa».

Ok: il termine “svolta” gli piace.

Così come, alla coalizione di prima, piaceva “cambiamento”.

E così come, dall’altra parte dell’Atlantico, Barack Obama arrivò alla Casa Bianca nel 2008 con il celeberrimo “Yes We Can”.

La caratteristica comune dovrebbe essere evidente: sono espressioni che non hanno nessun contenuto preciso. Nei casi nostrani indicano solo una discontinuità con il passato. Per arrivare a cosa? Boh.

In quello statunitense si tratta di una scatola vuota, allestita appositamente affinché ciascun sostenitore/fan la possa “riempire” con ciò che preferisce: “Sì, noi possiamo”. Possiamo cosa? Chissà.

Certo: gli slogan sono sempre esistiti e sono parte integrante della politica. Ma tra uno slogan degno di rispetto e una sparata da imbonitori di infimo rango c’è una differenza decisiva: il primo è la sintesi di un pensiero articolato, di cui si deve essere in grado di dare conto per filo e per segno; la seconda è una frasetta che è tanto suggestiva all’apparenza quanto vuota di sostanza.

Oppure, ancora peggio, è una formula di comodo che viene utilizzata a bella posta per distogliere l’attenzione degli astanti, del pubblico, dell’elettorato, dai veri obiettivi di chi la pronuncia.

La tassa sulle parole vuote dei politici è ovviamente uno sberleffo. Ma la “tassa” che può imporre ciascuno di noi è quella del voto. E più in generale del giudizio martellante e consapevole, che costringerebbe tutti i parolai truffaldini a sentirsi perennemente sotto esame: alla terza cazzata, se non addirittura alla prima, sarete marchiati in via definitiva e inappellabile.

Fate voi.

Noi siamo qui ad ascoltarvi. A osservarvi. A giudicarvi. 

Roma, Cassazione ribalta Appello: "Mondo di mezzo" non fu Mafia

Scusa, Zingaretti: non hai niente da eccepire sui deliri del Grillo-Joker?

 

Condividi questa notizia per primo

Scorri lateralmente questa lista

Seguici per rimanere aggiornato

Sostieni il nostro giornalismo