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27 Gennaio 2023

Pubblicato il

Intervista

Stretta sulle Ong. Luciano Scalettari ResQ: “Rispetteremo la Costituzione non il decreto”

di Morena Di Giulio
ResQ – People saving people, ha preso vita nel dicembre 2019. In due missioni, ha già salvato 225 uomini, donne e bambini
Luciano Scalettari
Luciano Scalettari

Le Ong. Una fetta di società civile troppo spesso spersonalizzata. Che persone sono gli operatori delle Ong? Abbiamo raggiungo Luciano Scalettari, giornalista di grande esperienza nei contesti Africani, e Presidente della Ong “ResQ – People saving people” per parlare delle Ong che operano i soccorsi in mare e della “stretta sulle Ong” fortemente voluta dal Governo Meloni.

Il progetto ResQ nasce da un piccolo gruppo di amici, (tra loro anche Cecilia Strada, figlia dell’indimenticato Gino) che, stanchi di vedere morire migliaia di migranti nel tentativo disperato di attraversare il Mediterraneo, cercando per sé e per i propri figli un domani migliore, hanno deciso di rompere il muro dell’indifferenza e provare a mettersi in gioco, con un unico obiettivo: restare umani.

La nave della ResQ e il suo equipaggio

Presidente Scalettari, come saprà, nel nuovo decreto è previsto che non si possa fare più di un soccorso alla volta in mare, ma che accadrebbe se durante la navigazione vi trovaste con più imbarcazioni da soccorrere?

Il decreto dice questo, ma il diritto internazionale dice che se si è la nave più vicina esiste un dovere ad intervenire. Alcune delle cose indicate nel decreto, si fanno già. La prassi è che quando si ha segnalazione di situazione di pericolo, la prima cosa che si fa è rivolgersi ai centri di coordinamento e dichiarare di essere la nave più vicina, quindi quella che ha dovere di intervenire, a meno che ovviamente non ci sia qualcuno ancora più vicino di noi.

Questa che ti dico è la prassi normale, cosi come al termine del soccorso si avvisa che la nave si sta dirigendo nella parte nord dell’Europa, dato a che a Sud non ci sono porti sicuri. Sono cose che si fanno già. Immagina che le persone che vengono tratte in salvo si trovano in condizioni psico-fisiche estreme, spesso le troviamo in ipotermia, sono persone molto provate.

Il nostro primo pensiero è naturalmente portarle in porto subito dove possono ricevere le cure di cui hanno bisogno.

E che si fa se si ha una nuova chiamata di emergenza?

Beh mi pare ovvio che non si fa certo morire un gruppo di persone in mare perché ne abbiamo già soccorso un primo. Se dovessimo trovarci di fronte al bivio tra rispettare il decreto o la Costituzione e il diritto internazionale non c’è dubbio che rispetteremmo questi ultimi.

Che cosa implica la “differenziazione” dei porti di sbarco?

Prima di tutto il Legislatore dovrebbe fare pace con sé stesso. Sarebbe bello! Perché lo stesso legislatore che dice a noi che non si deve perdere tempo e portare le persone salvate in un porto sicuro dovrebbe anche individuare il porto più vicino al luogo dove si trova la nave che fa soccorso. Recentemente hanno assegnato porti come Livorno e Ravenna, va da sé che questi porti non vanno nella direzione di “porto più vicino”. Allora se davvero al primo posto ci sono salute e tutela delle persone che stiamo salvando se noi dobbiamo “correre in porto” che ci diano quello più vicino.

Il decreto quindi presenta una contraddizione?

Si, questa contraddizione rivela la vera natura di questo decreto: ridurre i margini di manovra e mettere in difficoltà chi opera per questi salvataggi. Ma tutto questo è in contrasto con il diritto internazionale oltre che con le coscienze degli esseri umani.

Rispetto al totale dei salvataggi di migranti, le Ong non sono la maggioranza, eppure ogni volta che si parla di immigrazione per mare siete il primo bersaglio, molto spesso tacitamente associate al traffico di esseri umani operato dagli scafisti. Si sta cercando un nemico?

Rispetto al totale degli sbarchi siamo intorno al 15%, se il legislatore volesse realmente combattere il traffico degli esseri umani dovrebbe combattere coloro che perpetrano questi traffici. Parliamo esattamente delle stesse reti che paghiamo in Libia con l’addestramento, col sostegno, regalando le motovedette.

Questo non lo dico io, le prove sono nel fatto che la guardia costiera libica spesso sequestra navi che il giorno dopo sono di nuovo in mare.  Se davvero vogliamo sconfiggere la tratta dobbiamo colpire chi traffica non i soccorritori.

Il Governo intende valutare, attraverso degli hotspot in Africa chi è rifugiato e chi no. Quando il governo Meloni parla di fare accordi con i Paesi che si affacciano al mediterraneo perché contrastino le partenze, di che condizioni umane parliamo veramente? E perché porti come la Libia, la Tunisia o l’Egitto non possono essere messi tra i porti sicuri dove rimandare i migranti?

La Libia è un Paese in guerra. La Libia non ha firmato la convenzione di Ginevra, per vedere le condizioni di quel Paese basta farsi un giro in internet, ci sono filmati che fanno orrore.

Io stesso come giornalista ho seguito l’Africa dal 1994, di cose ne ho viste ma certi filmati sono oltre ogni umanità. Parliamo di torture fatte al telefono, dove una persona viene martoriata e ai suoi familiari viene richiesto un riscatto mentre sentono il loro caro urlare.

Ecco, noi paghiamo questa gente qua perché blocchi le partenze favorendo indirettamente queste torture. Siamo complici di quello che succede in Libia.

La Tunisia è in una condizione migliore ma nemmeno loro hanno firmato la convenzione di Ginevra. In questo momento la Tunisia è un paese di fatto sotto dittatura, dove i diritti civili non sono garantiti. Dove i diritti umani fondamentali non sono garantiti.

L’Egitto è il Pese di Al Sisi, quello che ha ucciso Giulio Regeni e che detiene Patrick Zachi.

Questi, purtroppo, sono i Paesi del sud del Mediterraneo.

Luciano Scalettari, Presidente della ResQ

Perché secondo Lei, chi salva vite in mare in qualche modo viene accostato ai trafficanti?

La criminalizzazione che subiamo ogni giorno a mezzo stampa è indegna. Questo fare da cassa di risonanza al Governo, questo suffragare in qualche modo la cosiddetta “stretta alle Ong” non ha nessuna ragion d’essere!

Non esiste nessun fatto concreto che supporti la tesi che le ong favoriscano le tratte degli scafisti. Su circa 45 inchieste fatte alle ong nemmeno una ha prodotto qualcosa, mai una condanna a chi soccorre!

Sulla base del niente ogni giorno una certa parte di stampa butta fango su tutte le Ong dipingendoci come dei criminali! Qualcuno prima o poi dovrà renderne conto, noi siamo quanto di più lontano dagli scafisti!

Pensi che abbiamo inaugurato la nave con le parole del nostro Presidente Onorario Gherardo Colombo: “nasciamo per lasciare il prima possibile” appena questo stillicidio di morti in mare cesserà noi smetteremo subito di fare quello che stiamo facendo.

Ci racconta qual’è il progetto della Resq nel 2023?

Non solo mare, per questo 2023 oltre al soccorso delle persone che tentano la traversata, stiamo chiudendo degli accordi con le associazioni che operano nelle frontiere di terra, andremo a sostenere ed aiutare anche le organizzazioni che salvano le persone che varcano, ad esempio, il confine triestino. Vogliamo essere d’aiuto per mare e per terra, restiamo sempre in ambito umanitario.

 
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