08 Aprile 2021

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Storie di Roma, “Frate Orsenigo, er cavadenti”

di Redazione

Si chiamava Fra Giambattista Orsenigo e fu un personaggio popolarissimo all'Isola Tiberina fra il 1867 e il 1903

Verso la fine del milleottocento, quando presso l'ospedale Fatebenefratelli non esistevano i moderni e attrezzatissimi gabinetti di odontoiatria, era assai nota la robusta e atletica figura di un fratone lombardo che in una modesta stanzetta al pianterreno esercitava la sua attività di "cavadenti". Si chiamava Fra Giambattista Orsenigo e fu un personaggio popolarissimo all'Isola Tiberina fra il 1867 e il 1903 e a lui si fa risalire la fama che ancor oggi gode il reparto odontoiatrico dell'ospedale. Ma non era un dentista nel vero senso della parola in quanto non curava né prescriveva rimedi , ma estraeva soltanto i denti con un sistema a dir poco primitivo, rapido e senza anestesia, spesso in maniera assi frettolosa e talvolta senza far nemmeno sedere il paziente, tanta era la povera gente che si affidava alle sue "cure" rapide e gratuite, si narra infatti che spesse volte la fila di clienti arrivava fin oltre ponte Quattro Capi. Ma non solo i poveri ricorrevano a lui, perché si dice che ebbe l'onore di "guarire" anche famosi personaggi  tra cui Giosué Carducci, Pietro Cossa, Quintino Sella, Ciro Menotti, Giuseppe Garibaldi e la celebre cantante dell'epoca Adelina Patti.

Usava pochissimi "ferri del mestiere", ed essendo dotato di una forza eccezionale, a volte faceva a meno anche di quelli, servendosi più semplicemente del pollice  e dell'indice della sua mano destra. Così fece anche con Papa Leone XIII, il quale durante un'udienza confidò al frate di avere un dente che gli dava fastidio e che i madici non osavano estrarre in considerazione della sua tarda età. Frate Orsenigo chiese allora al Santo Padre di affidarsi un momento a lui e quando il Papa aprì fiducioso la bocca egli allungò la mano, "ma invece di saggiare il dente, in men che non si dica l'estrasse". Di questa formidabile estrazione rimane solo una foto del Papa con autografo avendogli rifiutato il dente estratto, che Giambattista avrebbe voluto conservare per la sua singolare collezione. Aveva infatti l'abitudine di mettere da parte tutti denti  che estraeva e li ammucchiò in tre cassepanche che ne contenevano oltre due milioni.

 
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