Newsweek 2026 mette Roma in vetrina: Gemelli 33° al mondo, Bambino Gesù 1° pediatrico in Europa e 6° nel mondo
Policlinico Gemelli di Roma
C’è una Roma che corre forte anche quando la città sembra andare di fretta: è quella che entra, con tre ospedali, nella classifica “World’s Best Hospitals 2026” di Newsweek e Statista. Il Gemelli è il primo italiano e sale al 33° posto globale; il Bambino Gesù viene indicato come primo pediatrico in Europa e sesto nel mondo; il Sant’Andrea compare al 203° posto.
La classifica e l’idea di “migliore”: indicatori, dati e confrontiIl ranking nasce per confrontare sistemi sanitari diversi usando criteri di comparabilità: popolazione, aspettativa di vita, tenore di vita, densità ospedaliera, disponibilità di dati considerati affidabili. Sono parole che suonano tecniche, ma dietro c’è una storia semplice: misurare, in modo il più possibile uniforme, ciò che spesso i cittadini avvertono sulla pelle — la qualità dell’assistenza, la capacità di rispondere presto, l’organizzazione che regge nei momenti difficili.Gemelli 33°: la “città nella città” che cura, insegna e fa ricercaIl Gemelli, nel ranking globale, si colloca al 33° posto e guida il gruppo italiano. È un universo che molti romani conoscono: corridoi, reparti, ambulatori, la salita di Monte Mario, le famiglie che aspettano notizie. Dietro quel numero c’è un modello: ospedale e università che lavorano insieme, ricerca che diventa pratica clinica, formazione continua. La direzione del Policlinico ha letto il riconoscimento come conferma della qualità costruita ogni giorno da medici, infermieri, tecnici, ricercatori e personale amministrativo, e come spinta a continuare sull’innovazione. Per chi vive in città, la ricaduta più concreta è l’attrattività: più pazienti arrivano, più la macchina deve essere pronta. E quando la macchina regge, migliora l’esperienza di tutti; quando fatica, l’effetto domino si vede su attese, prenotazioni, pronto soccorso.Bambino Gesù: quando l’eccellenza pediatrica diventa anche accoglienzaIl Bambino Gesù viene riconosciuto come primo ospedale pediatrico in Europa e sesto nel mondo nel ranking dedicato; un risultato che lo colloca ai vertici e lo rende un riferimento non solo romano. Qui l’eccellenza ha un volto preciso: bambini, genitori, notti in corsia, paura e speranza. Nelle dichiarazioni ufficiali, la presidenza ha sottolineato il lavoro di squadra e l’importanza della dimensione relazionale nella cura delle famiglie, insieme all’alta specializzazione. È un messaggio che i romani capiscono subito: non basta “fare bene”, serve anche saper stare accanto, comunicare, accompagnare. E serve che il sistema regga, perché i flussi aumentano quando un ospedale diventa un simbolo.Sant’Andrea 203°: il quartiere, l’università, l’ospedale che entra nel mondoIl Sant’Andrea compare al 203° posto mondiale: un piazzamento che, al di là delle graduatorie, racconta la solidità di un polo universitario e ospedaliero che per Roma Nord è presenza quotidiana. Significa anche una cosa: l’immagine di Roma sanitaria non sta tutta in due o tre grandi nomi. C’è una rete di strutture che, se sostenute, possono alzare l’asticella della qualità percepita e reale.Il punto vero: come si traduce il prestigio in servizi più vicini ai cittadiniLa classifica accende i riflettori, ma la domanda che resta è romana al cento per cento: come far arrivare questi standard nella sanità di prossimità, nei municipi, negli ambulatori, nelle liste d’attesa? Il prestigio è utile se diventa leva: più risorse, organizzazione migliore, percorsi più chiari, continuità assistenziale che evita rimbalzi inutili. Roma oggi può raccontare tre eccellenze al mondo; adesso serve farle diventare un vantaggio percepibile anche per chi deve prenotare una visita e non vuole perdersi nei passaggi.