03 Marzo 2021

Pubblicato il

Ss Lazio: ecco la sindrome De Laurentiis

di Redazione

Come il patron del Napoli l'anno scorso, Lotito e Tare non hanno puntato su giocatori affermati per la Coppa

Kishna, Morrison, Patric, Hoedt. Alzi la mano chi li conosceva tutti prima che arrivassero a Roma. Se l'avete fatto, bravi voi. Nel caso contrario non vi sorprendete: i nuovi acquisti della Lazio erano poco noti anche agli esperti.

Con i preliminari di Champions League alle porte, i biancocelesti si presentano al gran completo. Nessun sbarco è atteso a Fiumicino. "Mercato chiuso" come ha detto Tare settimane fa. La Lazio del nuovo anno va bene così seconda la società. Ma bando all'aziendalismo: i dubbi sulla qualità di una rosa che punta a passare i playoff di Champions League (e poi i gironi), ad affermarsi nuovamente come terza forza del campionato e a bissare la finale di Coppa Italia, sono enormi.

Allora lasciamo le chiacchiere ai bar-sportivi e cerchiamo di fare un'analisi lucida sul mercato attuale della Lazio. Se le statistiche non possono assisterci, l'unico alleato consiste nella storia. La macchina del tempo non deve andare poi tanto lontano per trovare un ricorso passato. Di questi tempi, un anno fa, anche il Napoli stava per giocarsi i preliminari (contro il Bilbao). Eppure sul fronte acquisti calma piatta. Nessun arrivo se non quello di Michu, che si ricorda unicamente per il gol magiato al San Paolo contro i baschi. Il risultato del ritorno assume i toni di una sentenza: 4-1 in favore degli iberici e Napoli relegato in Europa League. Fate gli scongiuri, ma la politica di De Laurentiis per le entrate non fu tanto diversa da quella scelta da Lotito.

Altra similitudine fra le due ultime terze riguarda il capitolo cessioni. Fra i big di quel Napoli (Mertens, Higuain e compagnia) non è partito nessuno. Lo stesso vale per la Lazio. Anderson, Biglia e de Vrij non si muovono nè partiranno quest'estate. Un punto di forza, ovviamente. Ma il logorìo dell'ultima parte di campionato, che è costato a Pioli il secondo posto, deve essere un segnale: anche i fenomeni hanno bisogno di sostituti all'altezza, magari con un minimo d'esperienza internazionale.

È impensabile credere che la drigenza non abbia visto il segnale, impossibile da ignorare come un faro in un'oscura baia. Eppure il low cost ha finito per prevalere. Ancora una volta. Come accadde nel 2006, quando il botto di mercato della Lazio formato Champions fu Vignaroli. Lo ricordate? Se sì, sicuramente in negativo.

Evitando il pessimismo, la speranza consiste nell'occhio lungo del gatto e la volpe Tare-Lotito. Un binomio imbattibile quando si tratta di giovani. Ravel Morrison e gli altri hanno le qualità per esplodere. Ma hanno anche bisogno del tempo che questa Lazio, ora, non può concedergli. In Champions vale il principio dell'hinc et nunc. Poi per il resto della stagione si aspettano le magie di Pioli.

 
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