17 Luglio 2021

Pubblicato il

Campagna vaccinale

Somministrazione dei vaccini a rischio rallentamento. Confidiamo nelle dosi in arrivo

di Livia Maccaroni

Ancora 3,5 milioni gli italiani over 60 che non hanno ricevuto la prima dose, mentre 3,9 sono pronti per il richiamo

Vaccini mRNA

Dopo la circolare del ministero della Salute che limita l’utilizzo del siero dell’azienda anglo-svedese solo sugli over 60 e che ne cancella gli Open Day, sono quasi 26 milioni gli italiani che devono ancora ricevere la prima dose di vaccino e altri 13,6 pronti per il richiamo, 900mila dei quali con AstraZeneca e a cui ora devono essere somministrati Pfizer e Moderna.

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Le preoccupazioni

A preoccupare, ha ammesso il commissario per l’emergenza Francesco Figliulo, è il rischio che la campagna possa subire un rallentamento, con il conseguente slittamento dell’immunità di gregge prevista per l’emergenza proprio a fine settembre. “Se si sviluppa un piano che poggia su 4 gambe più una, che poteva essere Curevac, e se poi una di queste gambe cade è chiaro che tutti i piani si rivedono. Non faccio fosche previsioni, sono convinto che a settembre chiudiamo, ma se dovessimo aggiungere un’altra platea, ad esempio 6-15 anni, se Curevac non arriva e se ci sono altri intoppi è chiaro che non ce la faremo”.

I numeri sono incoraggianti…

Fonti del governo dichiarano che “la campagna vaccinale italiana procederà con la stessa intensità di prima, vista l’ampia disponibilità di dosi Pfizer e Moderna” tra ora e la fine del terzo trimestre. Infatti stando ai numeri forniti da Figliuolo al Cts, entro la fine del mese dovrebbero arrivare ancora 7,2 milioni di dosi di vaccini a mRNA (5,8 di Pfizer e 1,4 di Moderna), ai quali vanno aggiunti i 45 previsti nel terzo trimestre (31 di Pfizer e 14 di Moderna) per un totale di 52,2 milioni. Se poi gli esperti approveranno il siero di Curevac, entro la fine di settembre l’Italia potrà contare su altri 6,5 milioni, per un totale di 58,7 milioni di dosi di vaccini a mRNA.

…Ma le contraddizioni sono evidenti

Ma lo stesso generale, già il 10 maggio in una nota al Cts, aveva segnalato che la quantità di vaccini a mRNA sarebbe stata inferiore alla necessità. “Sono stati definiti i fabbisogni necessari per ultimare la campagna entro settembre in 73 milioni di dosi – scriveva – a fronte di un previsionale di afflusso di circa 68. In sostanza, il fabbisogno di vaccini a mRNA risulta superiore al previsionale delle forniture”.

“La comunicazione contraddittoria e semi assente del governo sui vaccini – ha detto la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni – è ciò che più sta contribuendo a scatenare il panico tra i cittadini. Si assumano subito la responsabilità di dare risposte chiare e trasparenti agli italiani poiché milioni di cittadini sono in attesa”.

Johnson & Johnson

C’è poi l’incognita Johnson & Johnson. All’interno del Cts c’è stata una lunga discussione tra chi volesse equipararlo ad AstraZeneca e chi invece sosteneva che non ci fossero abbastanza dati e, alla fine, è passata questa linea.

Di certo c’è che, sempre in base ai numeri di Figliuolo, ci sono ancora 3,5 milioni di over 60 che non hanno avuto neanche la prima dose e 3,9 che devono fare i richiami, per cui sono necessari complessivamente tra i 7,4 e gli 11 milioni di dosi. E l’Italia, alla fine di settembre, potrebbe avere più di 50 milioni di dosi di AstraZeneca e J&J visto che a giugno erano previsti 10 milioni e nel terzo trimestre 40,7. Se non dovessero andare ai paesi Covax, come ha ipotizzato il Commissario, il rischio che scadano nei frigoriferi è altissimo.

 
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