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11 Agosto 2022

Pubblicato il

Scuola, come il Governo dei Migliori peggiora l’istruzione pubblica

di Stefano Marafini
Scuola, riforme teoriche e tanta retorica mentre le responsabilità vengono scaricate sul corpo docente
Scuola

Aggravamento della situazione pandemica e reazione tardiva dei governi. Retorica del Governo dei Migliori e degrado dei servizi pubblici.

Ora che ci prepariamo malvolentieri ad un periodo di maggiori restrizioni a causa dell’aumento dell’infezione da Sars- Cov2 in tutta Europa e nel mondo, dovuto anche a varianti più aggressive, ci chiediamo che fine farà la nostra vita individuale e sociale e perfino la nostra esistenza.

Il super green pass: lo strumento per la sicurezza con cui si infetta lo stesso

Gli esperti hanno rilevato l’invadenza verificatasi in diversi stati (in Francia, per esempio) della quarta ondata pandemica; in India ed in America si parla già della quinta (!).

Dopo la kermesse pseudo-ambientalista del G20 e del Cop26, in cui diversi big politici hanno finto di essere filogretini, tutti si ritrovano oggi a fare i conti con il pericolo in corso, che non hanno saputo prevenire o affrontare per limitarne al massimo i danni.

Pertanto, tutti i governi varano nuove, forti restrizioni delle libertà di spostamento ed assembramento dei propri cittadini, come l’Austria; il nostro vara un super Green Pass per impedire gli approcci dei non vaccinati, nonostante anche i vaccinati possano diffondere il contagio, come ammesso dagli stessi esperti.

Nel frattempo, nulla è stato fatto in questo periodo dal Governo dei Migliori per incrementare la capacità degli ospedali, dei trasporti e della scuola, come già dai governi precedenti.

A dispetto delle enfatiche dichiarazioni di interesse, continua la politica di investimenti insoddisfacenti in questi settori importanti per lo svolgimento delle attività e della vita quotidiane.

Così, noi cittadini ci ritroviamo oggi a vivere con enormi disagi in tutti gli ambienti sociali, dal lavoro alla scuola.

Scuola, riforme teoriche e tanta retorica

La scuola, a parte le dichiarazioni retoriche, è stata mantenuta nel suo stato di disastro storico.

In particolare per quest’ultima, che ha una funzione fondamentale come servizio sociale e come istituzione preposta all’istruzione ed alla formazione culturale e civile della persona.

La storia recente delle riforme della scuola che si sono succedute negli ultimi decenni del secolo scorso, insieme ai tagli dei finanziamenti, sta a dimostrarci lo scarso interesse della Politica.

Che inoltre ha peggiorato i rapporti dei cittadini con l’istituzione, alimentando il discredito verso di essa e nei confronti degli insegnanti, ritenuti impreparati ai nuovi problemi.

La pandemia ha ulteriormente aggravato i mali storici della scuola.

L’anno scorso, per le restrizioni del lockdown, si è stati costretti a ricorrere, nella scuola media di primo grado ed alle superiori, alla didattica a distanza, la DAD.

Quest’anno, il governo vorrebbe che si riprenda e si mantenga l’attività scolastica in presenza; ciò comporta l’obbligo di mascherina e misure igieniche per studenti ed insegnanti, poiché non si può attuare neppure il distanziamento minimo!

Infatti, l’edilizia scolastica non ha avuto sviluppi. Gli edifici scolastici sono gli stessi degli anni precedenti: vecchie sedi storiche, o costruzioni inadatte gestite dagli organi competenti; il numero di aule è gravemente insufficiente, il che perpetua la situazione delle classi pollaio.

Lo scarico di responsabilità sul corpo docente

Anche l’organico docente e, conseguentemente quello del personale amministrativo ed ausiliario, è al di sotto delle necessità, nonostante le promesse fatte fin dalla fine dello scorso anno scolastico.

Di fronte a questa situazione di gravi carenze materiali e del disagio che ne deriva, il cosiddetto Governo dei Migliori non ha saputo far di meglio che dar fiato alle lagne storiche sul disastro della scuola, gonfiandole ancora di più.

Il presidente Draghi ed il ministro dell’istruzione Bianchi hanno messo in evidenza le carenze nella preparazione degli studenti dovute al lockdown ed all’uso della didattica a distanza, di cui non tutti i cittadini hanno potuto fruire.

Alcuni esponenti del governo e sostenitori di esso hanno calcato la mano, attribuendo la colpa agli insegnanti, che avrebbero lavorato poco e male con la DAD.

Offesa più grave e falsa non poteva esser fatta alla categoria dei docenti che, come sa bene chi conosce da vicino la scuola, con la DAD si sono impegnati ricostruendo la didattica e lavorando così un tempo triplo/quadruplo di quello normale.

Scontro sull’opportunità o necessità delle prove scritte agli esami finali

In questa situazione di confusione, gli studenti hanno rivolto al ministro Bianchi una petizione sul sito change.org per l’abolizione degli scritti all’esame di maturità 2022, da estendere anche agli anni successivi. La motivazione addotta consiste nello svantaggio maggiore degli studenti che hanno fatto più anni di didattica a distanza rispetto a quelli degli anni precedenti; inoltre si afferma che una prova scritta sarebbe pleonastica, dato che i docenti curriculari conoscono bene i loro allievi che ammettono all’esame.

Seguendo codesto ragionamento, si potrebbe aggiungere che anche l’esame orale svolto dinanzi agli stessi docenti interni sarebbe pleonastico: dunque, si potrebbe benissimo abolire del tutto gli esami finali, visto che oggi tutti gli studenti ammessi vengono promossi (nell’infausto evento di una bocciatura, basta ricorrere al TAR, che dà sempre ragione agli utenti).

Lo scrutinio finale del Consiglio di Classe potrebbe benissimo sostituire l’esame; il maturando, automaticamente maturato, riceverebbe comodamente a casa propria la comunicazione, anch’essa pleonastica!

Con grande soddisfazione degli utenti e del governo,che risparmierebbe la spesa dell’obsoleto esame di maturità, pomposamente e impropriamente ribattezzato esame di stato dalla riforma di Berlinguer del ‘97, che nella sostanza lo ridusse ad una verifica meramente burocratica.

Un sospiro di sollievo tirerebbero anche i docenti, finora angustiati dai ricatti e dalle minacce degli utenti, dal voto di ammissione a quello finale, sempre soggetto a ricorso.

Non credo affatto però che sarebbero felici di una tale soluzione, perché il loro lavoro quotidiano risulterebbe praticamente vanificato; già oggi lo è abbastanza, per colpa delle norme e della pratica che hanno svilito la professionalità docente.

La Scuola contro i giganti finanziari

Contro il Potere globale delle élites della finanza internazionale e della Big Technology, è necessario rivendicare una Scuola di qualità e l’autogoverno della professione docente.

Noi crediamo che una scuola senza esami, promozioni e bocciature non sia una scuola vera.

Ci conforta il fatto che, sempre su change.org, sia stata lanciata dalla prof.ssa Ilaria Rizzini, insegnante di Latino e Greco presso il liceo classico U. Foscolo di Pavia, una petizione per mantenere le prove scritte, in particolare quella di Italiano, per conservare un minimo di dignità.

La stampa, che prima l’aveva ignorata, oggi comincia a parlarne come contro petizione.

In realtà essa era stata proposta all’inizio di luglio, mentre quella degli studenti è stata lanciata il 22 ottobre.

Quest’ultima ha ricevuto oltre 40.000 firme; in più, la marcia indietro del ministro, che all’inizio dell’anno scolastico aveva pensato di ripristinare le prove. Recentemente, a metà settembre ha invece dichiarato, a mo’ di Zaia: “al ministero ci stiamo ragionando sopra”.

Ora, sembra che anche i sindacati storici: Flc-Cgil, Cisl, Snals, abbiano preso posizione a favore del ripristino degli scritti poiché, come affermato da qualcuno: “la capacità di scrivere riflette la capacità di pensare ed aiuta a rafforzarla” (finalmente).

Inoltre hanno dichiarato lo sciopero per il 10 dicembre contro la manovra finanziaria del Governo, che non soddisfa le loro richieste per risollevare la scuola: rafforzamento dell’organico Covid, riduzione delle classi pollaio, inserimento in ruolo dei precari, aumenti stipendiali adeguati alla quantità e qualità del lavoro docente.

La funzione docente

L’ultimo punto sembra che riconosca il valore della funzione docente.

In realtà, ciò non è vero. Si tratta soltanto di un contentino economico, peraltro molto dovuto; a fronte del quale permane l’idea politica di subordinazione dell’attività didattica ai cosiddetti bisogni sociali, cioè al volere ed ai capricci degli utenti, da una parte. Dall’altra, alle esigenze di rinnovamento espresse direttamente dal mondo della produzione, con l’offerta illusoria ai giovani di una formazione-apprendistato immediatamente spendibile sul mercato del lavoro.

Al contrario, la nostra opinione, più volte espresso su queste pagine web e confermata dalle idee di molti docenti liberi da convincimenti ideologici, come coloro che sostengono la petizione Rizzini, la scuola deve recuperare il suo profondo carattere istituzionale.

Il quale consiste nella trasmissione di conoscenze forti, dense di concetti e nozioni ampie in ogni disciplina: soltanto così si può far crescere un metodo di studio rigoroso e senso critico negli allievi. In quest’ottica è essenziale la valutazione rigorosa, la sola che può distinguere i meriti e le capacità di ognuno, indirizzandole agli sviluppi più adatti.

L’alternativa consiste nell’addestramento forzato e nell’acquisizione di nozioni volatili, sotto la maschera della modernità tecnologica, dietro la quale c’è il vuoto di pensiero.

E’ proprio ciò che desiderano le élites che vogliono rafforzare il loro dominio sul pianeta, cercando di dominare anche le capacità mentali degli individui.

Pertanto, l’opposizione autonoma degli insegnanti avrebbe non soltanto valore di difesa della cultura, ma addirittura della civiltà.

 

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